Ana Mendieta è una delle donne più significative all’interno del panorama artistico contemporaneo: è stata tra le prime artiste latino americane ad avere un ruolo centrale intorno agli anni Settanta. Ana Mendieta è considerata come una degli artisti più prolifici e innovativi dell’era post-bellica. Nata a L’Avana nel 1948, a tredici anni si trasferisce contro il suo volere negli Stati Uniti a causa dell’operazione Peter Pan, un piano anticomunista che aveva l’obiettivo di far espatriare i minori cubani all’indomani della rivoluzione castrista. Questo fatto la segna particolarmente: lo sradicamento forzato, unito al continuo pellegrinare tra campi di rifugiati, orfanotrofi e famiglie adottive, fa crescere nella giovane un forte senso di non-appartenenza che la porta a una continua ricerca di identità. Queste tematiche sono dominanti e centrali nella sua arte.

Per me l’inizio della ricerca di un posto nel mondo e il tentativo di definire il mio essere prendono avvio proprio da quella esperienza.

Il lavoro di Ana Mendieta coniuga land art, arte concettuale, body art e femminismo; l’artista si fonde, incentrandosi soprattutto sulla visione del proprio corpo in rapporto con la natura e l’ambiente. Attraverso diversi media, quali la performance, la fotografia e il video, si rifà a simboli e pratiche rituali di culture indigene, a riti sacrificali. È dal 1971 che Mendieta indaga i temi della violenza sulle donne e si concentra ancora più sull’identità, indagando e deformando il suo corpo, schiacciandolo – per esempio – contro lastre di vetro, o trapiantandosi della barba sul volto, come in Facial hair transplant.

Ana Mendieta

Altro elemento costante nei suoi lavori è il sangue. Nella sua opera Untitled (Rape Performance), l’artista si fa trovare dai suoi professori e compagni nel proprio appartamento nella penombra, ricurva sul tavolo, legata e insanguinata, mentre inscena uno stupro. Quest’azione brutale è una critica da parte dell’artista, in risposta alla notizia dello stupro e dell’assassinio di una studentessa nel suo stesso campus universitario.

Untitled (Self-Portrait with Blood), Ana Mendieta (1973)

Nel 1973 Ana Mendieta compie un viaggio in Messico e – ispirata dall’ambiente e dalle culture primordiali – inizia la serie Siluetas (che porterà avanti fino al 1980), dove il suo corpo dialoga con i temi della sepoltura e della morte.

Io lavoro con la terra, faccio sculture nel paesaggio; visto che non ho una madre patria, sento il bisogno di avvicinare la terra e tornare al suo grembo.

Alcune Siluetas sono figure di sabbia che si realizzano attraverso la loro erosione, quando l’acqua dell’oceano scorre su di esse, svuotandole e lasciando disperdere il sangue che le riempie. Altre volte, la sagoma è creata con il fuoco in un processo di purificazione e trasformazione. Mendieta si considerava un heart-body artist. La sua immagine si mimetizza con l’elemento naturale: la sua impronta è un simulacro ripetuto infinitamente, che vive anche animata da acqua, fuoco e sangue.

Utilizzo la terra come tela e la mia anima come strumento.

Durante la sua breve carriera, dal 1971 al 1985, Ana Mendieta ha prodotto un notevole corpus di opere, tra cui disegni, installazioni, spettacoli, fotografie e sculture. Meno conosciuta, la sua produzione di film e video è particolarmente impressionante e prolifica. Oggi solamente i filmati girati dalla stessa Mendieta – trasposti in digitale – sono in grado di esprimere l’aspetto relativo alla durata di quei riti, quelle azioni ambientali che hanno caratterizzato tutta la sua attività artistica. Ana Mendieta ha realizzato 104 lavori, utilizzando l’immagine in movimento. Girando pellicole in 8 mm e in 16 mm, Mendieta ha creato un archivio, accompagnato da una estesa collezione di diapositive di 35 mm e da negativi fotografici.

Le pellicole di Mendieta sono silenziose: portano con sé solo tracce sonore ambientali e non durano mai oltre la lunghezza di una pellicola, ovvero tre minuti e venti secondi circa. Buona parte di questo materiale è stato esposto al Jeu de Paume di Parigi, fino al gennaio scorso, in una mostra intitolata Ana Mendieta – Covered in Time and History, che mostra il più ampio raduno del lavoro cinematografico dell’artista mai presentato in Francia. La mostra riposiziona l’immagine in movimento al centro del lavoro di Mendieta, ed è organizzata attorno ai temi ricorrenti e più esplorati dall’artista: la memoria, la storia, la cultura, il rituale e il passare del tempo, che sono spesso distillati attraverso il rapporto tra il corpo e la terra, attraverso i quattro elementi.

Ana Mendieta muore prematuramente nel 1985, cadendo dal trentacinquesimo piano del suo appartamento a New York, dove viveva con il marito, l’artista Carl Andre.