Viktor Orban, Primo Ministro dell’Ungheria, noto per le posizioni estremamente critiche nei confronti dell’immigrazione e delle ONG, ha lanciato nelle scorse settimane una fitta propaganda contro l’imprenditore e attivista ungherese raccontato come acerrimo nemico George Soros e contro il Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker: due simboli di una determinata visione d’ Europa, nettamente in contrasto con quella del Primo Ministro Orban.

La “guerra” per vincere le prossime elezioni europee è iniziata e si combatte a colpi di tweet al limite della diffamazione e un uso spasmodico dei media in tutte le forme. L’obiettivo? Secondo molti è quello di incalzare di continuo i cittadini, così che si convincano di certe argomentazioni o che quanto meno mettano in dubbio il contrario.

Orban ha fondato la propria politica sulla lotta all’immigrazione, chiudendo i confini, esaltando la propria nazione, negando così valori che sono descritti alla base dell’Unione Europea quali integrazione, accoglienza e solidarietà tra i paesi membri. L’Ungheria – come il Regno Unito – cerca di condividere con l’Europa solo le convenienze e le protezioni date dal mercato unico. Orban fa leva sulla paura della nazione di diventare la nuova colonia della Germania, sostenendo un nazionalismo smisurato. Il risultato è quello di un paese confinato dall’Europa.

Il muro eretto dal governo ungherese al confine con la Serbia per bloccare l’arrivo dei migranti dai Balcani, va ben oltre del semplice cemento e filo spinato: esso rappresenta il rifiuto dei valori europei e delle politiche comuni dell’UE. Ciò che rende il tutto ancora più paradossale è che il muro è stato costruito con fondi europei.

Nonostante questa controversa situazione, le politiche populiste di Orban stanno lentamente ribaltandosi: nelle scorse settimane, infatti, il Parlamento ungherese ha approvato una legge già soprannominata schiavista, la quale prevede che le aziende possano chiedere ai propri lavoratori fino a 400 ore all’anno di lavoro in più. Ore che possono venire pagate al lavoratore entro i successivi 3 anni; nel caso di fallimento e chiusura dell’azienda, quest’ultima non è tenuta a completare il pagamento. Tale misura, che ha creato un diffuso malcontento tra i lavoratori ungheresi e mobilitato i sindacati, è stata pensata per sopperire alla mancanza di manodopera, che potrebbe essere invece colmata grazie alla forza lavoro offerta dai migranti che arrivano e vengono collocati in tutta Europa: proprio quelli che Orban respinge.

Soros e Commissione Europea nemici di stato

Le strade di Budapest sono state invase da manifesti governativi raffiguranti le facce di Soros e del Presidente della Commissione Europea Juncker, usati per una nuova campagna contro l’immigrazione clandestina, recitanti lo slogan provocatorio:

“Tutti hanno/avete il diritto di sapere cosa prepara Bruxelles.

Tale attacco non è che l’ultimo di una serie di battaglie che Orban cerca di vincere su George Soros, considerato dal primo ministro quale finanziatore di attività volte a favorire l’immigrazione illegale in Europa. Soros, filantropo di origini ebree-ungheresi e uomo d’affari americano, è così, in poco tempo, diventato il capro espiatorio di tutto ciò che Orban vuole eliminare dalla società ungherese.

Noto è anche l’attacco alla Central European University, sita nel cuore della capitale ungherese da ben 25 anni e fondata proprio da George Soros, che ha dovuto vedere il trasferimento della propria sede a Vienna nel dicembre 2018, cedendo così al volere di Orban, dopo un lungo braccio di ferro. Il rettore dell’Università l’ha definita come:

una giornata nera per la libertà accademica”,

e in aggiunta al Prorettore ha dichiarato che:

in Ungheria è iniziato il regno della repressione”.

Come si evince dai manifesti diffusi, nel mirino del Primo Ministro rientra anche la Commissione Europea, accusata dallo stesso di favorire l’immigrazione illegale. Tale assunto si fonda sulla pratica condivisa dai populisti di tutta Europa di far credere che gli immigrati siano la causa dei problemi economici degli Europei, nonché un pericolo per la sicurezza nazionale. Il Primo Ministro ungherese cavalca l’onda d’impopolarità di cui è vittima la Commissione Europea, vista negli ultimi tempi da alcuni come un gruppo di burocrati che fa solo gli interessi di Francia e Germania.

Orban ha infatti recentemente dichiarato a riguardo:

Vogliono imporci quote obbligatorie. Vogliono indebolire il diritto degli stati membri di proteggere i loro confini. Vogliono permettere l’immigrazione con il visto per i migranti“.

L’attuale maggioranza a Bruxelles vuole intensificare l’immigrazione, in modo che l’Europa non appartenga più agli europei“.

Affermazioni fortemente nazionaliste tese a smuovere ed esaltare l’orgoglio patriottico ungherese.

La crociata di Orban in vista delle elezioni europee appare quindi chiara nel suo intento: diffondere pregiudizi e diffidenza, alimentando paure ed insicurezze che trovano terreno fertile nelle difficoltà economiche diffuse in tutta Europa. I manifesti di Budapest possono rivelarsi pertanto solo l’inizio.


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Immagine 1 di Laura Senziani

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