Sono mesi che si sente parlare, anche se sempre più sporadicamente, delle proteste dei cosiddetti gilet gialli. Eppure, non sono pochi coloro che hanno difficoltà a definire il loro ruolo all’interno della società francese e a livello europeo. Proviamo a ricostruire quindi cosa sia accaduto.

Novembre 2018, Francia: il governo stabilisce un aumento di 7,6 centesimi al litro di diesel, per un riallineamento delle tasse sui carburanti e sul petrolio. Il motivo? Diminuire l’inquinamento. Viene poi pianificato un secondo aumento, per il mese di gennaio, pari a 6,5 centesimi. Il paese, però, sta vivendo un momento di forte disparità tra centro e periferia: la riforma, nata con l’intento di disincentivare l’uso di mezzi inquinanti, non tiene conto del divario sociale della propria nazione. Così il movimento nasce  dalla protesta contro l’aumento dei prezzi del carburante e l’elevato costo della vita, che colpisce in particolar modo le aree rurali e suburbane del paese.

Jacline Mouraud, attivista francese, nello stesso mese diffonde un video sui social network, scagliandosi contro il Presidente francese Emmanuel Macron. Sono le sue parole a dare il via alle prime proteste da parte dei gilet gialli: nel mirino delle accuse troviamo il rincaro della benzina, la decisione di abbassare il limite di velocità a 80 chilometri orari, l’aumento dei pedaggi autostradali e l’incremento del numero dei radar per le multe.

Il 17 novembre prendono parte alla prima manifestazione ben 600 città della Francia: è la prima di una lunga serie di scontri, che hanno causato decine di feriti, da entrambi i fronti. I gruppi di protesta ora sono variegati: dagli studenti agli automobilisti, dai moderati agli estremisti. E in queste ultime settimane si è arrivati a un totale di 40mila manifestanti, 400 per distretto. Non sono trascurabili le conseguenze economiche, sociali, e politiche, che l’onda dei gilet gialli ha causato (si pensi alla semplice diminuzione della popolarità del Presidente Macron- che a dicembre ha toccato il 25%- o alla mancata riuscita dei saldi invernali). Così, il presidente francese ha affermato di voler favorire l’uso di veicoli eco-compatibili, per diminuire l’inquinamento e per non tassare eccessivamente il settore del lavoro.

 

 

Il movimento nel frattempo ha pubblicato nell’edizione francese dell’Huffington Post le proprie richieste, sempre più simili a un vero e proprio programma politico. I temi si estendono a ogni ambito: dalla scuola, all’ambiente, al lavoro. Lo stesso Macron non è rimasto indifferente: il presidente in risposta ha infatti annunciato di volere aumentare i salari minimi. Questa può rappresentare una vittoria per i gilet gialli, ma non risulta essere sufficiente. È infatti opinione comune che dalle piazze prenderà vita un nuovo partito, che si candiderà alle elezioni europee sotto il nome di Les Emergentes (Gli Emergenti). Nel frattempo, all’interno della parte più oltranzista del movimento, ha preso forma la prima lista per le Europee: RIC (Ralliement d’Initiative Citoyenne), con capolista Ingrid Levavasseur, altra nota attivista del movimento.

Nel mentre, gli esponenti si sono incontrati con il Vicepresidente del Consiglio e Ministro dello sviluppo economico italiano Luigi Di Maio. Il Movimento 5 Stelle ha infatti dimostrato fin dagli albori delle manifestazioni un notevole interesse verso la situazione francese, a tal punto da inviare durante gli scontri una lettera al movimento: “Gilet gialli, non mollate”.

Tuttavia, la posizione di Di Maio non è la stessa del secondo vice-premier Matteo Salvini. Le posizioni divergenti sono state così oggetto di dibattito da parte degli analisti: secondo molti, i due vice-premier sono innanzitutto avversari politici e ciò li porta ad agire in maniera talvolta autonoma; in secondo luogo, i gilet gialli sono stati più volte paragonati al Movimento 5 stelle per azioni e struttura, portando i due movimenti ad avvicinarsi inevitabilmente. Oltretutto, la disponibilità offerta dai grillini è secondo alcuni la migliore via di avere un appoggio in Europa per un partito isolato come quello del movimento francese.

All’interesse italiano verso la Francia segue quello dei francesi verso l’Italia: a Torino, a dicembre, i gilet gialli hanno affiancato il movimento di protesta italiano NO TAV, formando un corteo di ben 70 mila persone, unendosi per esprimere il proprio dissenso verso la costruzione della tratta dell’Alta velocità Torino-Lione.

Negli ultimi tempi, però, pure avendo raggiunto un totale di 46 mila protestanti nell’ultima manifestazione – la quindicesima – il popolo francese inizia ad accusare una certa insofferenza verso il movimento. Nel sondaggio del 20 febbraio, si è affermata la riconquista da parte del presidente Emmanuel Macron di una buona parte della sua popolarità, aumentando al contempo la percentuale di popolazione che attende il totale arresto delle proteste.