Azioni pianificate di discriminazione razziale, di intolleranza nei confronti di chi ha un diverso orientamento sessuale o diverse idee politiche sono in continuo aumento in Italia. Minimo comun denominatore di queste aggressioni sembrano essere i movimenti neofascisti del terzo millennio. Si tratta di organizzazioni che negli ultimi anni sono riuscite a ritagliarsi uno uno spazio politico e contano sempre più consensi.

Poche settimane fa, la professoressa Alessandra Veronese, docente di storia medievale ed ebraica all’Università Sapienza di Roma, era ferma di fronte alla vetrina di una libreria, quando le si è avvicinato un giovane che, con sguardo sprezzante, le ha sputato addosso tre volte: sul volto, sulla borsa e sul trolley. Questo soltanto perché la professoressa portava al braccio una borsa di tela con una scritta in ebraico, in ricordo di un viaggio di lavoro a Tel Aviv. La donna, sconvolta, non è riuscita a proferire parola e, guardando l’uomo allontanarsi, ha notato una svastica sul braccio. I passanti che hanno assistito alla scena hanno riferito che era un personaggio conosciuto nella zona e avvezzo a questo tipo di aggressioni.

Non si tratta di un caso di antisemitismo isolato ad opera di un fanatico, basti infatti pensare al furto delle pietre d’inciampo dedicate alle vittime della Shoah avvenuto lo scorso dicembre nella capitale romana (di cui vi abbiamo parlato QUI.)

Oggi, in un’età così diversa da quella mussoliniana, si può ancora parlare di fascismo?

I moderni circoli neofascisti hanno caratteristiche ben definite ed in continuità con il fenomeno politico loro predecessore, quali l’omofobia, il razzismo, l’antisemitismo, il nazionalismo radicale; allo stesso tempo, però, non si dichiarano tanto eredi nostalgici del fascismo, quanto portatori di idee rivoluzionarie, non lontane dal futurismo del primo Novecento: ricorrono le stesse  parole d’ordine di spirito, volontà, terra, muscoli e sangue.

Celebre è il breve testo che iniziò a circolare nel 2008 intitolato Sorpasso neurotico, scritto da Gabriele Adinolfi –tra i fondatori del movimento di estrema destra Terza Posizione negli anni Settanta–, il quale si rivolge ai giovani proponendo una nuova generazione politica ispirata al futurismo, all’arditismo e allo squadrismo:

“Quando il senso di appartenenza a qualcosa di potenzialmente edificante diventa rituale da pitecantropi, […], quando le braccia tese perdono l’energia futur/ardita per diventare sgradevoli e aritmiche gesticolazioni di emarginati, quando le camicie nere si sporcano di ragù, allora s’inverte la tendenza positiva dell’ancoraggio storico/simbolico […]. La mentalità futur/ardita è opposta: interventista, fa le cose e non le predica. Risponde al motto mussoliniano ‘il fascismo è la chiesa di tutte le eresie’. […] Bisogna distruggere tutto quello che c’è di estrema destra e recuperare tutto quello che c’è di fascista”.

L’ideologia fascista, profondamente radicata nel pensiero politico italiano fino al 1945, non avrebbe potuto esaurirsi con la fine del Ventennio o con la caduta della Repubblica di Salò. Durante gli anni di Piombo rivisse con i movimenti studenteschi di estrema destra, ed oggi è rinata all’interno dei partiti neofascisti, ma in una veste completamente mutata, che affascina o meglio istiga le masse meno istruite.

Nel dopoguerra la retorica antifascista poteva aver dato l’impressione di una rottura definitiva con il periodo precedente, ma oggi l’antifascismo sembra essersi svuotato di senso. In un presente in cui il populismo dilaga incondizionatamente, i neofascismi rischiano di affermarsi come un’alternativa e le idee che diffondono rischiano di apparire non poi così violente e deprecabili, tuttavia ammissibili. Populismo e neofascismo non sono forse accomunati dalla stessa sfiducia nei confronti dei partiti, dallo stesso proselitismo sui social network?
Cambiano i nomi, ma rimangono le stesse parole d’ordine, in Italia i movimenti più significativi sono CasaPound e Forza Nuova, ma possiamo citarne altri.

CasaPound o “movimento della tartaruga” – simbolo del movimento è una tartaruga stilizzata dal guscio ottagonale – nasce nel 2008 come centro sociale, durante le elezioni amministrative del 2011 riesce a far eleggere alcuni rappresentanti, nel 2013 presenta una lista autonoma, diventando un vero e proprio movimento politico. Leader del movimento è Gianluca Iannone. Il nome “CasaPound” è ispirato al poeta Ezra Pound, in particolar modo per la sua posizione critica nei confronti del capitalismo, del marxismo e alla sua adesione alla Repubblica di Salò. Nel 2013 CasaPound fonda il giornale Primato Nazionale, diretto da Andriano Scianca, che esce in edicola dalla fine del 2017, divulgatore dei concetti chiave del nuovo estremismo di destra.

CasaPound è stata spesso al centro di critiche per i reiterati episodi di violenza: lo stesso Iannone nel 2009 è stato condannato a 4 anni per aggressione nei confronti di un carabiniere in borghese. Numerose le aggressioni nei confronti di esponenti di partiti diversi, immigrati e forze dell’ordine.

Forza Nuova vanta meno consensi di CasaPound, ma presenta sedi in tutte le regioni d’Italia. Il movimento viene fondato nel 1997 da Roberto Fiore e dal cantautore Massimo Morsello, noti militanti della destra radicale romana durante gli anni di piombo: condannati entrambi per associazione sovversiva e sospettati di aver preso parte alla strage di Bologna –in seguito assolti– trascorsero la loro latitanza Inghilterra. Dopo 20 anni, una volta rientrati in Italia, fondarono il movimento. Nel 2001 Forza Nuova si presenta alle elezioni politiche con solo 2500 iscritti, divenendo un vero e proprio partito politico.

Forza Nuova si dichiara al di fuori di qualsiasi particolarismo di destra e di sinistra, anche se si richiama a Mussolini e alla destra radicale, di cui condivide l’anima fascista. È un partito xenofobo, euroscettico, accusato di negazionismo nei confronti della Shoah. È stato più volte protagonista di campagne politiche dichiaratamente contrarie all’omosessualità (a differenza di CasaPaund, che riconosce le unioni civili): sostiene fermamente l’esistenza di una sorta di complottismo sull’ideologia di genere.

Il movimento è stato più volte protagonista di una serie di aggressioni e violenze razziste organizzate. Nel 2016 la sede di Forza Nuova di Vicenza ha pubblicato, in occasione della fuga dei profughi nigeriani di Boko Haram:

“In Nigeria Boko Haram riempie di esplosivo i bambini e li manda a fare stragi, ma tu sei un eroe e scappi in Italia. A Fermo uno ti insulta e tu lo aggredisci fisicamente, ma le prendi e muori… la tipica fine di un verme.”

Era un’attivista di Forza Nuova la donna che il 28 ottobre scorso a Predappio, in occasione dell’anniversario della Marcia su Roma, ha indossato una maglia nera con stampata su modello della grafica Disney la scritta “Auschwitzland”. Al di là della terrificante scelta della maglietta, in quella giornata si sono susseguiti tutti i simboli del fascismo, tra divise e saluto romano.

In Lombardia, invece, troviamo Lealtà e Azione, il cui motto recita “Vita est militia super terram”, in collaborazione con Casa Pound e in concorrenza con Forza Nuova. Accoglie consensi nell’hinterland milanese con il volontariato, ad esempio la colletta alimentare nei mercati rionali oppure l’organizzazione di concerti. Nonostante ciò non rinuncia alle manifestazioni nostalgiche e al saluto romano. Ne è un esempio la manifestazione avvenuta lo scorso 26 ottobre nel quartiere Gallaratese contro il degrado e l’occupazione abusiva delle case popolari, dove hanno iniziato a circolare adesivi nazisti con l’immagine di una SS armata di mitra. Il simbolo di Lealtà e Azione è un lupo che ulula, e anche all’interno del movimento la rigida gerarchia di ruoli richiama quella di un branco di lupi. Le diverse sezioni si chiamano con il nome di lupi: I “Lupi danno la Zampa”, i “Lupi delle vette”, … e tra queste la Onlus Bran.Co, che si occupa di solidarietà sociale e sostegno alle famiglie in difficoltà economica, ovviamente se e solo se italiane. Il capo dell’associazione è Stefano Del Miglio, il lupo Alfa, con precedenti per violenze e lesioni.

A Milano rientrano nello stesso circuito rientrano anche gli Hammerskin, nati negli anni ’80 a Dallas per mano di alcuni naziskin o skinheads (in italiano –teste rasate–).

 Generazione Identitaria è un movimento nato in Francia –Génération Identitaire– e diramatosi in mezza Europa, in particolare in Italia, Germania, Austria e Regno Unito. Rappresenta un’estrema destra chic, i militanti hanno facce pulite, vogliono un’Europa libera dallo “straniero”, per questo si oppongono sul confine franco-italiano all’ingresso dei migranti.

Il Veneto Fronte Skinheads, si rifà ai movimenti skinheads neonazisti. Dichiaratamente antisemiti e razzisti, sono considerati tra i più violenti movimenti naziskin in Italia. Spesso accusati di istigazione all’odio razziale, di estrema violenza nelle aggressioni. Nel 2008 a Verona alcuni esponenti del VFS sono condannati per l’omicidio di Nicola Tommasoli.

Fortezza Europa si estende da Verona a Monza. Movimento di recente formazione, nato da una scissione della sezione veronese di Forza Nuova per controversie sul sostegno dei candidati sindaco. Il nome deriva dal termine impiegato dalla propaganda del Terzo Reich ad indicare l’Europa Continentale. A capo di Fortezza Europa c’è Yari Chiavenato, ultrà del Verona, arrestato nel ’96 per aver appeso in curva un manichino impiccato con la faccia dipinta di nero, simboleggiante un giocatore che la società era in procinto di acquistare.

A Roma c’è Avanguardia Nazionale, fondata negli anni Sessanta da Stefano delle Chiaie, o “il comandante”. Fu protagonista in prima linea dell’estrema destra durante gli scontri degli anni di piombo. Lo stesso Delle Chiaie guidò l’attacco contro la polizia durante la Battaglia di Valle Giulia e numerosi altri scontri. Ha sede a Roma nel Quartiere di Torre Spaccata, a pochi passi da Cinecittà. Qui giovani e più anziani si riuniscono per eventi commemorativi, seminari o per guardare filmati del Fürer. In occasione questi ritrovi a volte invitano sopravvissuti al terrorismo nero come Mario Tuti, conosciuto a malapena dai più giovani del movimento.

Nella capitale abbiamo atri movimenti minori di più recente formazione, come i neofascismi dichiaratamente antisemiti di Rivolta Nazionale e Militia

A Varese ci sono i Do.Ra, ex ultrà negli stadi e legati al circuito degli Hammerskin, sono la comunità militante dei “Dodici Raggi”, il loro nome fa riferimento al Sole Nero, simbolo del castello di Wewelsburg, sede operativa delle SS. Si oppongono ai partiti e prima ancora alla Magistratura, inneggiando la lotta armata. Sono pagani, l’unica “vera fede” prima dell’imposizione cattolica. In questo si differenziano dagli altri movimenti, in cui vige l’integralismo cattolico.

All’interno di queste associazioni non manca l’indottrinamento dei giovani: come in tutte le sette che si rispettino, c’è un momento di iniziazione, di inclusione o di esclusione. Le organizzazioni più importanti presentano formazioni giovanili studentesche come Blocco Studentesco e Azione Studentesca, rami giovanili rispettivamente di CasaPound e Forza Nuova; c’è poi anche Lotta Studentesca e numerose altre. Tutte inneggiano senza pudore l’ideologia fascista e guardano come modello a Terza posizione, fondata nel 1977 da giovani militanti, tra cui quelli che sarebbero diventati i futuri protagonisti di Forza nuova e CasaPound: Massimo Morsello, Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi. È a loro che questi giovani fanno riferimento.

Rolando Mancini, coordinatore di Blocco studentesco, laureato in giurisprudenza, spiega giustificando come un ragazzo possa avvicinarsi oggi al neofascimo:

“Il fascismo è un grande padre severo, a cui dobbiamo rendere conto del nostro operato […] c’è la fascinazione per un simbolo, la bandiera, che agisce su un piano emozionale. Noi trasformiamo questa fascinazione in una coscienza politica.

Il ruolo della donna segue il modello previsto da Mussolini di “donna fascista”: le donne si devono occupare degli uomini, stare a casa e non lavorare. Certi volantini di Forza Nuova recitavano:  “Firmate per il reddito alle madri, in modo tale che ogni donna, scegliendo di fare la casalinga, percepisca 500 euro al mese”.

Le militanti devono comunque essere attive nella lotta armata e sostenere i camerati uomini. Vengono educate a rifiutare il femminismo, le femministe vengono additate come “cagne (…) che chiedono di abortire o di diventare uomini”. Sono le stesse donne a sostenere queste tesi, come Evita Perón, che ha fondato un’associazione esclusivamente femminile rivolta alle donne che “oggi sono troppo spesso private della loro identità a causa dei guasti devastanti prodotti dal ‘femminismo’, perché tornino a rivendicare il loro diritto ad essere madri del futuro della nostra società”.

I nuovi fascismi si fanno portavoce di messaggi decisivi e intransigenti, di valori ed ideali ben definiti, come l’affermazione di una gerarchia tra le etnie, adescando in questo modo le persone più fragili e meno istruite che ricercano in questi movimenti un’illusoria bolla di certezze.

Oggi la tendenza è quella di definire il fascismo un movimento astorico, eterno e deprecabile a priori. Ma come si può essere antifascisti se non si prova prima ad essere fascisti? Per dare una definizione dell’ideologia fascista in sé, prima di tutto bisognerebbe attribuirne una dignità politica e storica, rischiando addirittura di subirne il fascino. In questo modo si saprebbe come informare con la giusta consapevolezza storica l’opinione pubblica e attraverso un dibattito politico costruttivo.

Potremmo in questo senso osare affermare che il fascismo non si identifica solo in Mussolini, ma in un’ideologia più vasta, che si estende a più realtà, tutte accomunate dalla medesima utopia di un nazionalismo militarizzato e dalla stessa tensione nostalgica verso un mondo ideale, ordinato e definito da regole inderogabili, collocato in un imprecisato passato.

Non si basano forse sulle medesime fondamenta ideologiche lo Stato Islamico o il Brasile di Bolsonaro?

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