Il 65 per cento della popolazione nigeriana ha meno di 25 anni e rappresenta la nuova Nigeria. Un Paese così giovane dovrebbe essere rivolto al futuro, invece i ragazzi sono per lo più disillusi perché il potere politico continua a rimanere nelle mani di pochi uomini anziani.

Alle presidenziali dello scorso 23 febbraio abbiamo trovato ancora una volta in testa due candidati storici, entrambi settantenni ed appartenenti ad un’élite politica ormai vecchia, ma che continua a detenere e a spartire il potere tra i suoi membri. Uno è Atiku Abubakar, 72 anni, ex vicepresidente; l’altro è Muhammadu Buhari, 76 anni, ufficiale vincitore delle elezioni presidenziali di quest’anno. Abubakar negli anni ottanta era diventato presidente grazie ad un colpo di stato ed era già stato rieletto nel 2015.

In occasione di queste elezioni ha votato per la prima volta anche la generazione nata dopo il 1999, quando il Paese tornò ad essere democratico dopo 33 anni di dittature militari. In particolare i giovani tra i 18 e i 35 anni avrebbero costituito il 51 per cento dell’elettorato. Per questo social network e televisioni hanno cercato di attuare una propaganda che potesse catturare soprattutto la loro attenzione. Nonostante ciò è stato registrato che molti giovani non sono andati a votare: l’affluenza alle urne è stata più bassa rispetto al 2015, nonostante la base elettorale fosse più ampia.

Le nuove generazioni hanno perso ogni fiducia nelle promesse dei politici perché non hanno mai visto un cambiamento effettivo. Sono convinti che la politica sia inutile e non danno importanza al loro diritto di voto; sanno che comunque non cambierà nulla.

Femi Edu è uno di questi, ha diciannove anni e fa il venditore ambulante:

“Sono sempre le stesse bugie, la stessa corruzione. Per noi non cambia niente. Vogliamo solo un posto di lavoro, ma non sono capaci di darci nemmeno questo!”

La maggior parte di loro spera di riuscire ad emigrare il prima possibile per cercare lavoro in un altro Paese e vivere una vita dignitosa. Spesso l’unica ragione per cui i giovani si iscrivono a liste elettorali è per ottenere un visto per andarsene, oppure anche per riuscire ad aprire un conto in banca.

Lo sconforto dei giovani si estende soprattutto tra i più istruiti, che vivono nelle città. A votare sono solitamente i giovani delle fasce più basse della popolazione, facilmente adescabili attraverso la propaganda “perché hanno la pancia vuota e basta dargli un sacco di riso per ottenere il loro voto”, spiega l’editorialista politica Princewill.

La Nigeria è un Paese difficile. È lo stato con la popolazione più numerosa di tutta l’Africa: conta circa 180 milioni di abitanti. Gran parte dei suoi problemi economici sono legati alla corruzione. Ad oggi la Nigeria possiede ricchezze considerevoli legate al petrolio, ma non riesce a garantire nemmeno il minimo indispensabile ai suoi 190 milioni di abitanti. È anche una terra di tensioni causate dalle differenze culturali e religiose dei suoi abitanti: nel nord i Fulani di religione islamica, nel sudovest gli Yorubas di religione cristiana e islamica, nel sudest gli Igbo di religione cristiana. Il pericolo maggiore è tuttavia costituito dagli attentati di Boko Haram. Proprio qualche giorno fa, mentre i seggi delle recenti elezioni erano ancora aperti, ci sono state segnalazioni di attacchi da parte del gruppo terrorista  nel nord del paese: si trattava probabilmente di episodi di intimidazione contro gli elettori e un tentativo di rubare delle urne.

In questi anni non sono mancate le pressioni da parte della comunità, tanto che nel maggio 2018 la legge Not too young to run (non troppo giovane per candidarsi) ha abbassato il limite di età da 40 a 35 anni per le elezioni presidenziali, da 35 a 30 anni per quelle governative.

Proprio con questa legge Chike Ukaegbu a 35 anni ha potuto candidarsi alle presidenziali: il più giovane tra i 73 candidati ufficiali. Ukaegbu è un giovane imprenditore proveniente dal sudest del paese, creatore di diverse start-up nel campo delle nuove tecnologie.

“Non abbiamo più scuse, non possiamo più dire che ci mettono da parte. Siamo la maggioranza, tocca a noi cambiare la storia del nostro paese”.

Lo conoscono in pochi perché la propaganda tende a mettere in luce gli arcani della politica nigeriana con enormi manifesti.  Ukaegbu ha cercato tuttavia di giocare la sua propaganda sui socal netwok e su what’s app, per rivolgersi ai coetanei, anche se purtroppo la maggior parte di loro non possiedono neanche una linea telefonica.

Un altro coraggiosissimo giovane di soli 27 anni, Prince Bukunyi Olateru-Olagbegi, lo scorso hanno ha creato il Partito democratico moderno, con già 65 mila iscritti. Questo si propone di superare le suddivisioni etnico-religiose e di “offrire la speranza” investendo nell’istruzione e creando posti di lavoro.

Il problema sussiste: non è possibile vincere le elezioni presidenziali in Nigeria se non si hanno legami con la vetusta classe politica e se non si dispone di grandi quantità di denaro per la campagna elettorale.