Ci sono brand di cui quasi mai si parla negli articoli più importanti nei giornali di moda. Allora, ci si chiede, vale la pena di parlane? Oggi diamo spazio a uno di questi brand, una realtà così particolare che al solo leggerne il nome le vostre antenne e la vostra memoria visuale scuoteranno le sinapsi cerebrali un pochino assopite, chissà, da una giornata di studio o da una corsa al parco, dato il profumo di primavera che in queste ultime settimane ha invaso Milano. Meglio ora, però, scoprire le carte. Ecco il nome: Jil Sander.

Piccola divagazione storica. Fondata da Jil Sander nel 1968, l’azienda è diventata pubblica nel 1989. Nel 1999 il Gruppo Prada acquista il 75% della società. Sei mesi dopo, però, Sander lascia l’azienda e ci torna per un breve periodo nel 2003. Nel maggio 2005 Raf Simons diventa direttore creativo. La prima collezione donna di Simons viene presentata nel 2006, alla settimana della Moda di Milano. Sempre nel 2006, la società di private equity “Change Capital Partners LLP” acquista la società Jil Sander da Prada. Nel settembre 2008, il marchio è acquistato da Onward Holdings Co. Ltd., un conglomerato multimarca giapponese della moda, per circa 244 milioni di dollari. Raf Simons rimane direttore creativo del brand fino al 2012. Seguono due anni di transizione conclusi, nel 2014, con la nomina di Rodolfo Paglialunga quale nuovo direttore creativo. Nel 2017 vengono nominati direttori creativi Lucie Meier e Luke Meier.

Passiamo ora alla collezione. Cosa avrà mai di così particolare? Innanzitutto il luogo adibito per la sua presentazione, che appare come un capannone industriale abbastanza spoglio.  Pavimentazione a piastrelle rosse e muri lasciati volutamente a intonaco visibile. Vasi di piante posizionati lungo la falsa passerella modificano lo spazio rendendolo più caldo. La performance musicale è affidata a una violoncellista, che tra il classico e lo sperimentale, utilizza la tecnologia per creare loop strumentali mentre con la voce, anch’essa strumento più che cantato, ricama melodie ipnotiche tributarie della tradizione musicale giapponese.

Il paese nipponico sembra essere fonte di ispirazione di gran parte della collezione autunno/inverno 2019. Il richiamo orientale è presente in alcune calzature ma anche in alcuni abiti. Ampi e oversize. Le linee sono pulite, delicate. Trasmetto una sensazione di perfezione e tranquillità. Un design minimalista che non stufa mai. Abiti indossabili, quasi mai sopra le righe. La tinta unita fa da padrona anche se non mancano fantasie a righe verticali. La tavolozza dei colori spazia dal bianco al nero passando per il blu, il beige e in un paio di creazioni per il giallo e il giallo scuro. Lucie e Luke Meier forse, anzi sicuramente, non eccedono ma riescono sempre a stupire con la loro purezza e semplicità.

Andate a sbirciare sul sito del brand e lasciatevi incantare dai video di promozione delle varie collezioni. Sublimi, caldi, immersivi. Questo aspetto di cura di ogni minimo dettaglio, che sia un video o una semplice fotografia, dà forza ed energia a tutti i lavori della coppia Meier. Insomma un file rouge minimalista dal profumo nordico e inserti orientali.


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