Ogni studente si è domandato, in un punto qualunque della lunga e lenta carriera nelle scuole dell’obbligo, a che cosa mai gli sarebbe servito imparare a risolvere equazioni e a scrivere temi, studiare la storia e imparare la scienza, ripetere a memoria libri interi pieni di nozioni e date. L’impressione è spesso quella di non riuscire ad applicare nella vita reale le lezioni che si imparano a scuola. E certamente si potrebbero scrivere libri interi su come la scuola, quella italiana in particolare, spesso si dimostri lontana dalle esigenze della vita reale. Questa lontananza, però, non si inserisce nel quadro del dibattito inerente al che cosa si dovrebbe insegnare in aula, piuttosto sul come le cose sacrosante vengano insegnate.

Questo baratro spalancato tra le istituzioni scolastiche e la vita quotidiana vuole essere colmato dal primo romanzo per ragazzi di Giuseppe Paschetto, Ananda, uscito nelle librerie il 21 febbraio di quest’anno e edito da Bookabook. In questo caso di notevole importanza è il background dell’autore: Giuseppe Paschetto infatti insegna da più di trent’anni scienze e matematica, e la sua fama si è diffusa per gli originalissimi ed efficaci metodi di insegnamento attuati con i suoi studenti della scuola media A. Garbaccio di Mosso, in provincia di Biella. Metodi che gli sono valsi il titolo di miglior insegnante d’Italia, e la candidatura per il Global Teacher Prize della Varkey Foundation.

L’assunto di Paschetto è quello che le cose che si apprendono a scuola non debbano appartenere a una sfera astratta e totalmente slegata dalla realtà. Al contrario, affinché il procedimento dell’apprendere sia efficace, è necessario che l’alunno sperimenti le nozioni che impara, le esperisca da un punto di vista emotivo e, solo in un secondo tempo, da quello cognitivo. Questo è quanto accade anche nel suo romanzo, in cui quattro amiche si trovano coinvolte in una avventurosa ricerca commissionata dal loro professore di scienze, che le porterà prima in un’escursione in Amazzonia e poi a cercare la soluzione dell’enigma nella loro stessa scuola, ribadendo quello che sembra essere il messaggio principale dell’intero libro, cioè che «il segreto è nel cuore».

Gli intenti che muovono la narrazione sono certamente encomiabili: in primis, quello di riscoprire la cultura – umanistica e scientifica – come strumento necessario a risolvere i problemi e gli ostacoli che la vita ci impone ogni giorno. Amanda, Bea, Adèle e Lhasa sono quattro ragazzine con passioni diverse eppure complementari. Mentre la prima comunica la sua interiorità tramite l’arte e il disegno, la seconda ha velleità letterarie, la terza una spiccata capacità di apprendimento delle lingue e l’ultima una dedizione per la matematica e le scienze. È la sinergia tra le loro passioni, che identificano anche i diversi modi di relazionarsi con il mondo, a permettere loro di giungere al compimento della loro ricerca, e viene esplicitato fin dalle prime pagine del romanzo, dalla narratrice Amanda:

Mi piaceva pensare al nostro gruppo come a un quadrato, una bella struttura solida e in grado di reggere a ogni avversità.

Nonostante il sapere costituisca il mezzo più potente per comprendere il mondo e la vita, però, non bisogna dimenticarsi la caratteristica fondante dell’uomo, e cioè la sua finitezza. Eppure, questa caratteristica, lungi dal rappresentare un limite, si iscrive nel segno della meraviglia di fronte alla scoperta e alla consapevolezza che non si finisce mai di imparare, nemmeno quando la scuola finisce per davvero. È necessario, però, proteggere la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo sul mondo, preservando il delicato equilibrio dell’ecosistema che ci circonda:

Nella nostra smania di onnipotenza ci dimentichiamo spesso che ciò che conosciamo è nulla rispetto alla ricchezza contenuta nello scrigno dell’Universo. […] Ogni giorno vengono scoperte nuove specie vegetali e animali e ogni giorno purtroppo l’uomo si priva, con le sue stesse mani, della possibilità di poterne scorprie altre. Tutto ciò accade a causa dell’inquinamento, della deforestazione e delle mille altre aggressioni che quotidianamente portiamo alla biosfera.

Tuttavia, non bisogna dimenticare il pubblico di riferimento di questo romanzo, un pubblico giovanissimo, idealmente composto da studenti che non hanno ancora finito il percorso delle scuole medie. È proprio in relazione al suo pubblico che emergono i difetti dell’opera. In primo luogo, è da notare come l’intreccio sia articolato in maniera puramente narrativa: pochi sono i dialoghi, rare le scene in cui il dialogo si alterna a brevi descrizioni ed estensioni, che hanno il pregio di scolpire indelebilmente nella mente dei lettori i punti nevralgici della trama. Questo tipo di narrazione può essere agevolmente fruita da un lettore ben allenato, ma difficilmente può suscitare un interesse prolungato in un lettore meno esperto, che sta appena affacciandosi sul panorama letterario.

Ciò ci porta al secondo, importante difetto di questo romanzo: la scarsa consistenza dei personaggi. Nonostante le quattro protagoniste siano ben definite dalle loro passioni, difficilmente il lettore sa cosa pensino, cosa provino, quali siano le loro reazioni davanti al mutare delle circostanze. Sappiamo che Lhasa è misteriosa e impulsiva, che Adèle è restia a adattarsi agli ambienti che non le sono familiari, eppure non sappiamo quali siano esattamente le sfumature della loro personalità, semplicemente perché le occasioni in cui queste e altre qualità possono manifestarsi sono trattate di fretta, sempre attraverso una narrazione che non descrive, ma registra frettolosamente.

E anche i personaggi negativi, come Dimitri, lo studente universitario interessato soltanto al proprio tornaconto e alla volontà di costruirsi una reputazione in ambito medico a scapito di qualunque etica e morale, non convincono fino in fondo, perché semplicemente la caratterizzazione si ferma a poche, rapide pennellate che non custodiscono nemmeno una pallida traccia dell’essenza di quel personaggio. L’impressione è che, come le quattro protagoniste, la sua figura non sia volta a rappresentare un’umanità, piuttosto una semplice funzione, oppure un mezzo per esprimere convinzioni ideologiche. È invece essenziale, anche e soprattutto nella letteratura per i più piccoli, presentare personaggi credibili e coerenti, che agiscono in reazione e coazione a certe circostanze che devono risultare almeno plausibili.

Questi difetti, però, non devono scoraggiare l’autore, dal momento che questa è la sua prima prova letteraria di  più ampio respiro. I punti di forza ci sono, e sono proprio i messaggi che il romanzo vuole trasmettere, che semplicemente meritano una mise en abyme più efficace, che renda giustizia a loro e alle nobili intenzioni di questo scrittore, che è davvero l’insegnante più bravo d’Italia.

 


FONTI

G. Paschetto, Ananda, Bookabook, 2019

Il libraio

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Immagine 1 gentilmente concessa da Bookabook