Quando qualcuno è in pericolo di vita, non gli chiedi il documento di identità. Quando capti un SOS lanciato da persone che stanno morendo, prima ancora di pensare di “salvare le loro anime”, c’è solo una cosa da fare: salvare i loro corpi.

Siamo scrittori, registi, editori, giornalisti, fumettisti, di diverso orientamento politico, uniti dell’intento di agire, subito, per difendere il nostro diritto a essere onesti, salvare e accogliere persone bisognose di aiuto, e verificare che i più elementari diritti umani siano rispettati.

Usare le vite umane come arma politica non è accettabile. Continueremo a fare il nostro lavoro, tanto alla nostra scrivania quanto a bordo delle navi di ONG che operano nel Mar Mediterraneo.

“Tra vent’anni, più che per le cose fatte sarai deluso per le cose che non avrai fatto. Dunque, molla gli ormeggi.”

(Mark Twain)

Era questo il contenuto del comunicato stampa che sarebbe dovuto essere pubblicato in occasione di una missione della Ong Open Arms ad agosto 2018. Una missione continuamente rimandata all’indomani: un indomani che è diventato ben presto un ieri; un mai.

A poche settimane dalla votazione sulla piattaforma Rousseau in merito alla possibilità – negata – di processare Salvini per il “caso Diciotti”, le parole, o forse meglio dire, i latrati di Sandro Veronesi in Cani d’estate tornano a farsi sentire; memoria di uno scandalo – assolto – che è ancora lì, dietro l’angolo.

Da affabulatore ad attivista e scrittore di un pamphlet. Così è successo a Sandro Veronesi durante la scorsa estate, colpevoli le sbraitate di Salvini, tra cui “pacchia”, “crociera”, accuratamente scelte dal ministro degli Interni il giugno scorso per descrivere le condizioni dei migranti sulla nave Aquarius, nel pieno della sua Odissea.

L’instant book, Cani d’estate, pubblicato da La Nave di Teseo nel novembre del 2018, è un libro di denuncia, contro la xenofobia, la cecità e la disumanità. Nonostante lo spessore ridotto – un pamphlet di un centinaio di pagine – Cani d’estate è carico di forza, perfettamente comunicativo della rabbia e dello sdegno che hanno attanagliato l’autore per una lunga e torrida estate. Vincitore nel 2006 del Premio Strega con il libro Caos calmo, Veronesi compone una cronaca ben dettagliata ed efficace delle tragiche vicende nel Mediterraneo del caso Diciotti, documentando tutto il suo impegno e l’insofferenza verso il limite invalicabile del guardare, dell’abbaiare senza poter agire, poiché imbavagliato, ammanettato, come il resto delle Ong, dal decretato blocco delle imbarcazioni in mare.

Veronesi, schierandosi nel modo più completo e assoluto dalla parte dei migranti, decide di prendere posizione con un primo latrato: una lettera aperta indirizzata a Saviano, pubblicata sul Corriere il 9 luglio. Nell’appello l’autore denuncia a gran voce le malefatte – tanto concrete quanto verbali – del ministro dell’Interno, dell’«uomo che non conosce il mare». A fronte di un presente in cui le parole sembrano aver perso consistenza, in cui la mistificazione ha spodestato la corretta informazione, Veronesi sente l’urgenza di mettere in ballo il proprio corpo, perché ormai le parole sono ridotte a latrati, a messaggi su gruppi di whatsapp, a tweet urlati e rimbalzati da un account all’altro – come ben documenta il capitolo Trolling Salvini.

Perché noi siamo un corpo, e anche le nostre parole vengono dal nostro corpo, e il corpo è ben più di esse – il corpo è la vita stessa.

Grazie a questa lettera, Veronesi scopre di non essere l’unico cane rabbioso che abbaia, ma che sono in tanti, e pronti a testimoniare con la propria pelle lo scandalo dei migranti lasciati al largo sulla nave Diciotti. È così che Sandro Veronesi decide di prendere parte a una missione in mare con la nave della Ong Proactiva Open Arms. Si susseguono allora intere giornate, settimane di calura estiva, in sempiterna attesa di Godot. Sono queste giornate nelle quali l’autore abbaia, ringhia, mostra i denti, ancorato a quella terra dalla quale osserva il mare, e dalla quale, impaziente, desidera poter salpare per portare il proprio aiuto.

Ma l’attesa si infrange e il blocco delle imbarcazioni delle Ong calpesta anche quella speranza che è ultima a morire. Ed è qui che prende forma Cani d’estate; quando Veronesi, dopo una lunga e vana attesa, torna a casa. Ritornare a casa significa allora riappropriarsi delle parole, rinnovare fede e fiducia in una scrittura che possa purgare le mistificazioni, smetta di essere latrato e torni a essere forza e potere.

E devo scrivere, perché questo mi è dato di fare e non è poco: scrivere, libero, un giorno dopo l’altro, tutti i giorni. Ecco, quando avrò ricominciato a scrivere tutti i giorni potrò dire di essere tornato, e una volta che sarò tornato potrò anche fare la mia parte contro lo scempio che si sta consumando sulla pelle dei migranti.

 


FONTI

Sandro Veronesi, Cani d’estate, La Nave di Teseo, novembre 2018.

Io Donna