Avete mai sentito parlare di Skins? La serie televisiva britannica che ha emozionato milioni di adolescenti,  su Netflix dal 2015, anno del suo debutto italiano. In un momento in cui le serie teen spuntano come funghi, non si può non parlare di una delle apri piste più originali di sempre, vincitrice del British Academy Television. Per chi non conoscesse Skins ecco un paio di pillole informative che speriamo possano convincervi a intraprendere questo vorticoso trip tra la gioventù di Bristol.

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Trasmessa per la prima volta in Inghilterra nel 2007, la serie racconta di un gruppo di adolescenti tra i 16 e i 18 anni, ognuno con una personalità unica ma accomunati dai classici problemi della pubertà. Le singole puntate si focalizzano sui vari personaggi, in modo da approfondirne il carattere, la famiglia, il rapporto con altri ragazzi del gruppo, la sessualità e l’approccio verso la società adulta. In sette stagioni vengono raccontate le vicende di tre generazioni, e il cast viene rinnovato ogni due anni, ovvero quando i ragazzi terminano le superiori.

Fin qui sembra una delle tante serie che cercano di raccontare le tipiche problematiche della fase più delicata dell’esistenza, ma la straordinarietà di Skins è nella sua capacità di aprire una finestra reale su quel mondo. Mancano i fronzoli dell’elite americana di The O.C. o Gossip girl, così come il melò sdolcinato di Dawson Creek. I ragazzi di Bristol sono veri, i loro drammi spaventano perchè crudi e intensi, come la vita di Chris, Tony, Sid, Jal, Maxxie, Michelle, Cassie, Effy e Anwar (protagonisti della prima e della seconda stagione). Le malattie mentali, l’abuso di droga, la sessualità confusa ma impudica sono argomenti tabù trattati con naturalezza: in un primo momento la sfrontatezza e la volgarità dei ragazzini lascia sbigottiti, ma bastano un paio di puntate per immergersi nelle loro vite, così tristi da far paura.

Tra momenti di comicità e picchi di disperazione, la soluzione è sempre dietro l’angolo, perché i problemi dell’adolescenza possono essere superati con una spalla amica. Eppure quelli che dovrebbero essere i pilastri portanti diventano il terremoto che frantuma la vita dei ragazzi: gli adulti sono condannati con i loro atteggiamenti infantili e indifferenti perché spesso responsabili dei problemi dei protagonisti, abbandonati al loro destino. La speranza, tuttavia, non si spegne: l’amicizia salva anche le situazioni più buie, senza smancerie i ragazzi si prendono per mano e camminano verso il futuro e se qualcuno cade lo si solleva con tutta la forza che la paura riesce a dare.

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Jamie Brittain e  Bryan Elsley, padre e figlio scrittori e ideatori di Skins, hanno pensato proprio a tutto. Il titolo è evocativo: nel gergo inglese “skins” indica le cartine utilizzate per rollare gli spinelli, fedeli compagni di tutti i personaggi della serie. Non solo. La musica che va dall’hip hop all’indie per poi fare una passeggiata nel rock anni ’90, riesce a rendere bene l’idea del contesto situazionale, insieme alle strade della Bristol britannica e gli ambienti boschivi dei dintorni, che non mentono sullo spazio in cui si muovono i personaggi. Notevole anche l’uso della macchina da presa e del montaggio, capaci di rendere la visione appetibile, anche per chi vuole fare un’esperienza cinematografica di qualità.

Certo, tutti questi sono elementi che rendono invitante la confezione, ma ciò che sbalordisce è l’intensità del contenuto. A prescindere dall’età, chi guarda Skins sviluppa inevitabilmente un senso di empatia verso quei ragazzi, proprio in virtù del fatto che non intendono far pena a nessuno, sono dei selvaggi che cercano  disperatamente una via di fuga verso la libertà e l’autonomia, pur coscienti di doverle pagare a caro prezzo.

Un viaggio verso l’età adulta, una serie di riti di passaggio e prove d’iniziazione privi di celebrazione e suspense, per dare il giusto spessore al tema della crescita, spesso trattato con superficialità. Tenete pronti fegato e cuore prima di cominciare a vedere Skins, tutte le vostre consapevolezze sulla spensieratezza della prima gioventù sono destinate a crollare, colpite come un uragano da eventi tragicamente veri.