L’imperiosa figura di Poseidone viene rivisitata da numerosi artisti nel corso della storia, in una trasformazione del mito da celebrazione della virilità classica a dissoluzione astratta.

Dettaglio della Fontana del Nettuno, Firenze

Poseidone è sicuramente un nome noto, ma di cui forse non tutti conoscono la storia. Emerge dalle trame narrative della mitologia greca, come figlio di Crono e fratello di Zeus che, dalla sua posizione dominante dopo la vittoria con i Titani e i Giganti, affidò al fratello l’assoluto dominio sui mari e sulle divinità marine minori. Gli elementi distintivi di questa divinità sono il tridente, la corona a tre punte sul capo e un cocchio formato da una conchiglia trainata da Ippocampi. Trattasi di cavalli marini dalla coda di pesce, serpentiformi, a volte presentati con unghie bronzee e altre con zampe palmate, dotati di una folta chioma, che si perde in alcune rappresentazioni in un crogiolo di alghe. Sono rappresentanti principi della cerchia di animali mitologici di cui si dota Poseidone, tanto vicino a loro da dichiarare il suo amore per la nereide Anfitrite con un delfino messaggero. Fu l’animale a convincere la donna a ritornare nelle acque marine, dopo essere fuggita dall’amore di Poseidone sul Monte Atlante. Dalla loro unione nacque Tritone, chiudendo un cerchio regale destinato a essere ricordato nelle creazioni artistiche dei narratori di un mito nel corso del tempo.

Lambert Sigisbert Adam, Neptune (1725)

La miglior rappresentazione di Poseidone si realizza innanzitutto nella struttura architettonica della fontana e sono i comuni italiani i protagonisti della minuziosa celebrazione divina. La figura imponente e muscolosa del dio del mare troneggia tra le onde del suo elemento, dominando la scena artistica. Ne è un esempio la statua di Poseidone ne La fontana del Nettuno, in Piazza Navona, a Roma. Si tratta di un progetto risalente al 1574 e affidato all’estro creativo di Giacomo Della Porta, ma purtroppo rimasto privo di decorazioni fino all’emanazione di un bando di concorso emesso dal Comune di Roma nel 1874. A distanza di trecento anni fu lo scultore romano Antonio Della Bitta ad assicurarsi la rappresentazione scultorea di una divinità imponente, fiera, troneggiante sulle acque e domatrice di una piovra. L’omonima fontana fiorentina è invece celebrazione del tocco di Bartolomeo Ammannati, vincitore del bando emanato da Cosimo De Medici nel 1559. Poseidone qui assume l’aspetto regale del Signore di Firenze in un omaggio alla potenza marittima della città. L’italianità si manifesta nel profilo rinascimentale della divinità, accarezzata da una muscolatura finemente definita e da un volto austero e imperioso.

Luis Arencibia Betancort, Statua di Nettuno sulla spiaggia di Melenaria

Lo scultore settecentesco Lambert Sigisbert Adam sceglie proprio di dare accurata rappresentazione al volto, intagliandone i dettagli nel marmo. Il suo Neptune del 1725 racconta di una divinità priva della carica distruttiva e della furia cieca che contraddistingue il combattente. Poseidone assume le fattezze di un padre, di un saggio placido e meditativo, avvolto in una lunga barba scompigliata dalla brezza marina. Adam sceglie di mostrare allo spettatore un volto consumato dal tempo e intriso di saggezza, lontano dalla figura mitica scelta dall’artista Jerel Cardona, che immortala Poseidone di spalle, delineandone un profilo scuro sullo sfondo nuvoloso del cielo. La divinità è ritratta in tutta la sua possanza, con gli accessori distintivi della corona a tre punte e del tridente, strumenti di controllo e dominio del mondo marino. Appaiono così due facce della stessa medaglia, da un lato la quieta presenza governante sottomarina, dall’altro la forza dominante che governa l’intero mondo acquatico.

Decostruzione di un mito, a sx. Cameron Stalheim, a dx. Naomie Kremer

Tuttavia l’immensità oceanica non può rimanere confinata all’interno di una vasca da fontana o immaginata dietro il volto imperioso di una scultura. Per questo l’artista spagnolo Luis Arencibia Betancort sceglie di dare alla sua scultura del Nettuno un profilo bronzeo, che affiora direttamente dall’acqua, su una roccia della spiaggia di Melenaria, nel comune spagnolo di Telde, Gran Canaria. L’opera emerge agli albori del XXI secolo e omaggia la divinità nelle sue vesti caratteristiche. L’atmosfera magica della composizione deriva dall’irruenza con cui le onde colpiscono la statua di spalle, creando un’aura acquatica che esalta l’emersione divina dalle profondità marine.

Invece un profilo filiforme viene rievocato in chiave distruttiva nelle sculture di Cameron Stalheim. L’artista mira a distorcere l’idea mitica della figura del Tritone, privandolo del suo ambiente acquatico per abbandonarlo morente sulla terraferma. È definitivamente la morte di una fantasia millenaria avvolta dall’atmosfera mitica di un’Atlantide perduta. La scultura si presenta con un profilo di 9 metri, composto da un busto dalle fattezze incredibilmente realistiche e da una coda spropositatamente lunga.

Stalheim sceglie di rivoluzionare un mito celebrato alla maniera classica dai suoi predecessori e la stessa decisione è accolta dalla pittrice israeliana Naomie Kremer in chiave astratta. Il suo dipinto si intitola Poseidon e, alle porte del 2010, propone una rivisitazione inedita della figura di Poseidone, dove non c’è più alcuna riconoscibilità umana, ma solo un gioco di accostamenti cromatici di varie sfumature d’azzurro. La divinità perde il suo protagonismo nella creazione artistica e può essere solo immaginata dietro i tocchi di colore come un lontano ricordo mitico. Durante il corso della storia cambia così la figura del dio del mare, da possente figura virile omaggiata nelle piazze italiane, a profilo scultoreo dal volto meditativo, fino a presenza aleggiante nel mito, ma priva di una riconoscibilità ai giorni nostri. Che cosa rimane, dunque, di colui a cui Zeus affidò il dominio dei mari? Sta all’osservatore scegliere come proseguirà la storia, cercando la creazione pittorica che più riflette la sua idea di mito nella contemporaneità.