Amore e altri bagordi è il quarto libro del venticinquenne Gianluca Purgatorio, scrittore di poesie che abbiamo intervistato qualche tempo fa in occasione dell’uscita della raccolta Cento orgasmi lontano da te (2017). Torna ora con una nuova raccolta in versi in uscita il 7 marzo per Garzanti e noi lo abbiamo letto in anteprima.

Qualche anticipazione è già stata data dall’autore sulla sua pagina Instagram, dove raccoglie un vasto seguito e su cui posta quotidianamente frammenti dei suoi scritti. Avevamo già parlato del fenomeno dell’instapoetry e Purgatorio non vi è estraneo. Ha iniziato alla “maniera tradizionale”, inviando i suoi scritti agli editori, ha pubblicato il suo primo libro nel 2014, Solo quattro mura, raccolta di racconti dalle atmosfere horror e thriller sul tema della morte, ma all’inizio non è stato facile ottenere visibilità.

I social, prima Facebook e poi Instagram, sono stati anche per lui un ponte verso il pubblico. Su Instagram la poesia diventa breve, effimera – a volte resta online solo il tempo di una story – e immediatamente fruibile con un semplice scrolling. Sicuramente questo garantisce un contatto più diretto con i propri lettori che hanno modo di interagire, commentare e ri-postare i contenuti garantendo così una maggiore notorietà, che lo scrittore ha ottenuto soprattutto presso un target di giovani per la chiarezza dei suoi versi liberi e per i temi trattati.

Amore e altri bagordi è una raccolta romantica e a tratti sensuale, in cui trovano posto infiniti baci e ricorrono sguardi fulminanti. La sua musa (o le sue muse?) spezza la monotonia del quotidiano introducendo uno spiraglio di meraviglia: «L’amore è l’imprevisto che dà senso alla nostra vita» recita un verso riportato sulla copertina. Le poesie si inseriscono in un contesto sospeso e atemporale ma non per questo sono prive di una struttura narrativa. Il libro, infatti, è scandito in tre parti, introdotte da un verso libero e successivamente da una piccola introduzione in prosa: assistiamo alla parabola di un amore, dalla sua rivelazione nella prima parte con la folgorazione di fronte alla musa «così bella che non avrei più smesso di scrivere», passando nella seconda parte attraverso quel momento eterno in cui l’amore viene vissuto e consumato:

E tu rendimi giovane,
prendimi dall’angolo
e portami al centro della scena
e rendi il mio sguardo
più chiaro come il tuo
e aggrappati ai miei capelli
che io mi aggrappo ai tuoi,
e ridisegnami il petto
mentre imparo a menadito
la strada che non finisce mai
delle tue gambe che non finiscono mai,
cosicché sulle tue curve
possa costruirmi un rifugio.

e infine approdando alla terza parte della raccolta, che ne sancisce la dissoluzione:

Chissà se era amore,
o solo un po’ di confusione,
quando mi parlavi di cieli e di frontiere
con gli occhi dentro al bicchiere,
i capelli come copertura,
mi sembravi una bella fregatura,
ti giravi di tre quarti
e io ti chiedevo di rilassarti,
ché prima che finisse la sera,
ne avremmo avuto per una vita intera

Segue la terza parte un’appendice, Gli amanti, e la raccolta si conclude con una conversazione con l’autore, in cui risponde ad alcune curiosità circa il suo rapporto con i social, i suoi modelli poetici e non, e anche in merito alla musa che di frequente ricorre nelle sue pagine. Inoltre, anticipa di essere già all’opera per un’uscita futura: afferma che si tratterà di un romanzo con due protagonisti, uno maschile e uno femminile, «complementari e legati a distanza da un sentire comune che inevitabilmente li farà urtare». Tornerà quindi alla prosa, che definisce la sua principale forma espressiva.

Questo emerge anche dalla raccolta in cui, se l’espediente poetico è funzionale alla struttura e all’espressione di pensieri estemporanei, il testo resta comunque caratterizzato da formule prettamente prosaiche, talvolta contaminato da termini aulici e inconsueti per elevare il tono e creare un effetto di contrasto. Emerge, verosimilmente – come dichiarato dallo stesso autore nel capitolo finale della raccolta – l’assenza di modelli poetici di riferimento che possano ispirare una maggiore ricercatezza e cura del linguaggio. Il risultato, in conclusione, è una poesia discorsiva, talvolta un po’ stereotipata, ma che parla direttamente al lettore, senza mediazioni di forma e coinvolgendo i sentimenti, e che si legge con facilità.

 


FONTI  

G. Purgatorio, Amore e altri bagordi, Garzanti, 2019

CREDITS

Copertina

Immagine 1 gentilmente concessa da Garzanti