Sono passati anni oramai, sei per l’esattezza, da quando Andrea Appino – frontman degli Zen Circus – cantava sulle note del singolo Viva, estratto dall’album Canzoni contro la natura, che ha posto definitivamente gli Zen Circus sotto i riflettori della scena indie-rock italiana.

La partecipazione al Festival di Sanremo

Il loro stile graffiante, i loro testi ironici, l’utilizzo di immagini crude e versi pungenti dedicati a una società nella quale non si riconoscono fino in fondo sembrano fare a pugni con il velo di pacata eleganza che ogni anno cala sull’Ariston.
Eppure, in occasione della sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo, fra gli artisti in gara è comparso anche il nome della band pisana con una canzone dal titolo provocatorio: L’amore è una dittatura.

L’intento degli autori Rai era chiaro: cavalcare l’onda del successo dell’indie italiano per cercare di “svecchiare” il Festival; affiancare ad artisti ormai affermati delle band o dei solisti provenienti da ambienti che non fossero riconducibili al tradizionale pop italiano, in modo da avere un target più ampio.

Per gli artisti del Circo Zen, invece, la partecipazione a Sanremo è stata il modo di celebrare i primi vent’anni di carriera, nonostante parte del loro pubblico non fosse del tutto d’accordo: molti fan si sono appellati allo stile anticonvenzionale e alle umili origini del gruppo che, secondo loro, non avrebbe dovuto partecipare a un contest così rinomato e di stampo così tradizionalista.

I risultati

La classifica finale del Festival non può che confermare il cattivo presentimento dei fan. In effetti, vediamo comparire il nome del gruppo solo al diciassettesimo posto.

Per il frontman della band si tratta di una sconfitta che era già stata preventivata:

Ci aspettavamo che l’esibizione non arrivasse. Un brano del genere, con tutte le parole che ci abbiamo messo, necessita di un po’ di tempo. Questo riguarda anche le persone che già ci seguono. […] Quello che arriverà al pubblico non è un problema nostro. Siamo felici, per noi abbiamo già vinto. La nostra vittoria è aver portato un certo messaggio e una certa scena sul palco di Sanremo.

Nonostante non sia stata pienamente colta dal pubblico, la loro partecipazione ha effettivamente portato una certa aria di “rivoluzione”. Non si tratta tanto dei temi affrontati nel testo della canzone e neppure della base particolarmente audace per gli standard Sanremesi. Si tratta, invece, di ciò che il gruppo rappresenta: un modo di fare musica già presente sulla scena italiana da diverso tempo, ma che si sta rivelando, più o meno timidamente, a un pubblico sempre crescente solo da qualche anno a questa parte.

La loro presenza sul palco dell’Ariston, così come quella di altri artisti con background simili, come Motta e gli Ex-Otago, ha contribuito a sdoganare ulteriormente la musica indie e a strapparle di dosso quell’etichetta portata per anni che la classificava come “musica per pochi”.