Nasci Rockstar, muori giudice ad un talent show

La settimana scorsa sono trapelate notizie piuttosto insistenti in merito ai nomi dei giudici che avrebbero affiancato i già certi Marco Castoldi (in arte Morgan) e Simona Ventura a The Voice Of Italy. Il Talent Show, giunto alla sesta edizione, fu lanciato in Italia poco dopo il passaggio di X-Factor a Sky, ma non è mai decollato, né negli ascolti, né soprattutto nel riuscire a dare un futuro discografico ai concorrenti. I tre indiziati, voluti dal direttore di Rai 2 Carlo Freccero, sarebbero Gué Pequeno, ex membro dei Club Dogo e uno dei rapper più importanti in Italia, Elettra Lamborghini, ereditiera con due sole canzoni a repertorio, e Sfera Ebbasta, il cantante numero uno delle classifiche del 2018. La cosa curiosa è che i tre appartengono alla stessa etichetta discografica, la BHMG di Dj Shablo e Charlie Charles (fresco vincitore di Sanremo in qualità di co-produttore di Soldi, la canzone vincitrice cantata da Mamhood), e hanno inoltre partecipato alla seconda versione di uno dei brani più importanti del 2017, Lamborghini (prod. by Don Joe), certificato quattro volte platino dalla FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana).

Il gran rifiuto

In un secondo momento tuttavia, l’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini ha posto il divieto di affidare l’incarico di giudice a Sfera Ebbasta, classe 1992, idolo soprattutto dei giovanissimi. Le ragioni sembrerebbero essere di “buon senso“. Ma qualcosa non torna. Il cantante di Cinisello Balsamo a dicembre è stato protagonista della strage di Corinaldo, dove sei persone hanno perso la vita mentre attendevano che il trapper arrivasse al locale per suonare. Da lì le scuse pubbliche (qui il post completo su Instagram, social preferito dall’artista), che però non sono evidentemente bastate. Molti hanno infatti riversato pesanti critiche sul presunto ritardo dell’esibizione, come se questo si potesse collegare a ciò che è accaduto. Ancora più grave, con una palese forzatura, c’è chi ha puntato il dito contro i testi di Sfera, come a dire: morire a un concerto già non è accettabile, ancor di più se è questa la musica che si va ad ascoltare.

L’AD della Rai Salini

Cos’è volgare? Chi è morale?

Il fatto che i tre nomi, soprattutto Gué e Sfera, potessero rivolgersi grossomodo allo stesso tipo di pubblico è un problema legittimo che molti degli addetti ai lavori hanno notato appena trapelati i nomi. Un’altra cosa però, è ritenere il rapper dal ciuffo rosso inadatto al grande pubblico a causa di un atteggiamento e di una scelta di parole utilizzate come mezzo di espressione artistica. Al di là delle opinabili esternazioni di alcuni cittadini in questi mesi concitati, risulta infatti difficile comprendere le reali ragioni dietro a una simile scelta da parte dei vertici della Rai. In particolare, i dubbi sorgono se si considera il percorso di Gué Pequeno. Sulla scena da circa quindici anni in più di Sfera, egli ha spesso utilizzato un linguaggio volgare, provocatorio e scorretto. Il repertorio comprende frasi misogine e un’ostentata celebrazione dell’opulenza e di frequentazioni al limite della legalità. Addirittura vi sono in più brani che contengono considerazioni ambigue sulle droghe pesanti. Un simile bagaglio, piaccia o non piaccia, si inserisce armoniosamente e coerentemente nell’attitudine e negli stilemi dell’hip-hop americano. Tutto questo non è stato ritenuto eccessivo. O forse, più probabilmente, chi di dovere non ha idea di che cosa trattino le canzoni del Guercio.

Sfere Ebbasta a un firmacopie dei Club Dogo nel 2010

Corsi e ricorsi

L’intento di questo articolo non è certo trovare vincitori o vinti, colpevoli o vittime. In teoria, all’interno di questa vicenda, si sarebbe dovuta valutare la validità artistica. Come spesso accade in TV, tuttavia, sarebbe ora più corretto parlare in termini politici ed economici. Il punto semplicemente è che la storia insegna come il proibizionismo non abbia mai portato nel lungo periodo agli effetti sperati. Trovare un capro espiatorio è semplice, ma a volte la realtà è molto più complessa di quel che appare. Cattivi maestri ce ne sono tanti e sotto tante vesti, e anche se è giusto affermare che il servizio pubblico deve impegnarsi a proporre prodotti di qualità ai cittadini, è altrettanto vero che non sempre si è riusciti a soddisfare simili parametri. In fin dei conti, sarebbe stato giusto lasciar giudicare al pubblico. Lo stesso pubblico che negli anni non ha premiato The Voice of Italy, a tal punto che nel 2017 il programma era stato cancellato dal palinsesto. È quindi un peccato che un simile veto, giusto o sbagliato, sia giunto dall’alto. Il programma televisivo dovrebbe iniziare il 16 aprile, ma adesso tutto è in forse.