I test di gravidanza servono a verificare con buona probabilità se una donna è in attesa di un bambino. Tuttavia, prima dell’avvento dei comuni stick, facili, veloci e alla portata di tutti, le alternative erano aspettare o utilizzare metodi “casalinghi”, alcuni dei quali davvero inusuali.

Breve storia del test di gravidanza

Circa 4000 anni fa gli Egizi utilizzavano due recipienti distinti dove erano stati seminati frumento ed orzo. Una donna per sapere se era incinta doveva urinarci dentro: se il frumento cresceva allora si era in attesa di una femmina, nel caso dell’orzo di un maschio. Se non cresceva nulla, la donna non era incinta. Recentemente alcuni medici decisero di mettere alla prova questa tecnica scoprendo che nel 70% dei casi, l’urina di una donna in dolce attesa, faceva crescere l’orzo e il frumento, mentre negli altri casi, utilizzando urine di uomini o di donne non in gravidanza non accadeva nulla.
Un altro metodo in uso in Egitto ma anche in Grecia si basava sul presupposto che se la donna non era incinta, in qualche modo il suo ventre era “aperto”: quindi si introduceva una cipolla (o un altro ortaggio maleodorante) nella vagina e si aspettava una notte. Se al mattino l’alito della donna puzzava di cipolla, significava che non era incinta.
Nel Medioevo era diffusa la pratica nota come uroscopia o uromanzia, che non si discosta molto dalla lettura dei fondi di caffè o da altri metodi per la previsione del futuro di stampo esoterico. Ad esempio, era comune osservare gli effetti causati dalla reazione tra l’urina e altri liquidi, come alcol o vino. Un altro test diffuso era quello di immergere un ago di ferro nel liquido in esame e verificare se questo diventava nero o rosso dopo qualche tempo a causa della reazione con zolfo oppure con ossigeno.Mentre, a partire dal XVI secolo, era possibile determinare la gravidanza di una donna analizzando il colore e le caratteristiche della sua urina.

Bisognerà però attendere il XX secolo per comprendere le basi dei moderni test di gravidanza. Nel 1905 i fisiologi britannici Ernest Starling e William Bayliss furono i primi a isolare i marcatori speciali di un ormone trovati nelle urine di donne in gravidanza e scoprirono la secretina. Questa scoperta importantissima aprì un nuovo universo sulla biochimica umana.
In quel periodo molti test coinvolgevano gli animali e gli ormoni: nel 1920, due scienziati tedeschi Selmar Aschheim e Bernhard Zondek, hanno stabilito che vi era un preciso ormone nell’urina della donna in attesa. Iniettando quindi urina a conigli, ratti e topi, ne inducevano lo sviluppo ovarico. In seguito gli animali venivano uccisi e sottoposti ad autopsia per esaminare lo stato delle loro ovaie e determinare quindi la gravidanza della donna.
Alla fine degli anni Quaranta il test veniva effettuato iniettando l’urina di una donna in una rana viva: se l’animale deponeva le uova la donna era incinta.
Uno dei rimedi “della nonna” più famosi era sicuramente il test della candeggina: bastava miscelarla con l’urina per ottenere una reazione chimica. Se quest’ultima frizzava e diventava di colore rosa o rosso allora c’era una gravidanza in atto.

Il moderno stick di gravidanza

Finalmente, negli anni Settanta, la scoperta degli anticorpi monoclonali stabilisce l’inizio di una nuova era grazie allo sviluppo di nuovi metodi immunoenzimatici. In un articolo del 9 febbraio 1972 si annuncia la commercializzazione in farmacia del primo test di gravidanza al prezzo di 2900 delle vecchie lire. L’attendibilità era del 97% nei casi positivi e meno dell’80% in quelli negativi, ammesso che il kit, molto diverso da quello di oggi (composto da soluzioni, contagocce, provette e dispositivo a specchio per la verifica) venisse usato correttamente. Inoltre, per conoscere il risultato era necessario attendere all’incirca tre ore.

Da allora i progressi conseguiti hanno raggiunto affidabilità, velocità e semplicità di esecuzione. Negli anni Ottanta comparvero i primi test diretti (one-step test), antenati dei nostri moderni test, dotati di display digitali e un’attendibilità pari al 99%.  Con questi moderni test era possibile, dunque, stabilire con certezza quasi assoluta un’eventuale gravidanza, a partire dai primissimi giorni di ritardo del ciclo mestruale.

La svolta bio: Lia

Tuttavia, se da un lato questi test sono fortemente innovativi dal punto di vista scientifico, non sono esattamente dei prodotti eco-friendly. Anzi, pur essendo usa e getta inquinano parecchio l’ambiente: sono, infatti, composti quasi interamente da plastica, materiale molto dannoso per l’ambiente e di difficile smaltimento.
Le cose, però, sono destinate a cambiare. Lia Diagnostic Inc, una start up americana, ha iniziato a produrre Lia, un test di gravidanza completamente biodegradabile.

Questo test, il cui design ricorda quello di un assorbente, è composto dalle stesse fibre naturali utilizzate per la carta igienica ed è stato progettato per respingere l’acqua per un tempo utile a sostenere il test. Ha un’affidabilità che si aggira intorno al 99% e funziona esattamente come gli altri: se è positivo, compaiono due linee, se il test è negativo, ne compare solo una. Una volta terminato il test può essere piegato e gettato tranquillamente nel wc.
Un prodotto non solo rispettoso dell’ambiente  ma che garantisce anche maggiore privacy alle donne che vogliono evitare di essere scoperte potranno “disfarsene” senza lasciare tracce.
Le co-founders della start up Bethany Edwards e Anna Simpson hannp spiegato i motivi che hanno spinto alla creazione di questo prodotto:

 

Abbiamo voluto migliorare i test di gravidanza, renderli moderni, eliminando tutta la plastica e la tecnologia non necessaria. Abbiamo ottenuto una versione più minimale, discreta e rispettosa dell’ambiente.

Questo nuovo test è in commercio negli Stati Uniti dal 2018 e sarà disponibile in Italia a partire dal 2019.