Rebecca ha 24 anni, vive negli Stati Uniti e lavora come operations specialist – traducibile al’incirca come addetta alla logistica. Ma non è questa la sua occupazione principale: è lei stessa ad ammettere, in una puntata del programma Extreme Couponing, che “fare la spesa sfruttando i coupon è ciò che dà un senso alla mia vita. Rebecca, infatti, è una dei molti protagonisti del programma americano, approdato anche sui nostri schermi con il titolo Pazzi per la spesa. 

Nell’episodio a lei dedicato racconta che cercare online le promozioni delle grandi catene di supermercati per poi pianificare la spesa fino al minimo centesimo impegna tutto il suo tempo libero. Spesso, ammette, si sveglia alle cinque di mattina per avere il tempo di controllare le ultime offerte prima di recarsi al supermercato.

La riserva di prodotti che ha accumulato, e che occupa quasi tutti gli spazi liberi in casa sua, conta  tra le altre cose più di trecento bottiglie di Coca Cola e abbastanza patatine per poter sfamare ottocento persone: tali quantità dipendono dal fatto che molto spesso il risparmio garantito dai buoni sconto è direttamente proporzionale alla quantità di prodotti acquistata.

Ma Rebecca non è l’unica ad esibire fieramente questi numeri assurdi: sono infatti numerosi, specialmente negli Stati Uniti, i couponers. La loro vita si divide tra estenuanti ricerche dell’offerta migliore, sessioni di acquisto nei supermercati che durano anche giornate intere e pianificazioni meticolose dei pasti con mesi d’anticipo, per evitare – o perlomeno limitare – gli sprechi inevitabilmente causati dall’acquisto di ingenti quantità di cibo.

In loro aiuto, se così si può dire, intervengono siti internet aggiornati settimanalmente che raccolgono le offerte attive, organizzate per zona, categoria di prodotto o catena di supermercati, ma anche app che consentono di ottimizzare il tempo della spesa e calcolare quante scatole di tonno o bottiglie di latte acquistare per massimizzare lo sconto. Le percentuali di risparmio, calcolate con entusiasmo a fine puntata, non scendono quasi mai sotto il 95%: si parla di spese del valore di cinque o seicento dollari pagate in realtà venti dollari. E poco importa se una buona fetta del conto arriva da 35 barattoli di digestivo effervescente: l’unica ragione di vita dei protagonisti sembra essere comprare il più possibile spendendo solo pochi dollari.

Si potrebbe pensare che la pratica del couponing sia prerogativa del nuovo mondo: negli Stati Uniti, infatti, il 47% delle persone dichiara di utilizzare abitualmente i buoni sconto per fare la spesa (anche se non tutti, ovviamente, li sfruttano come i protagonisti di Pazzi per la spesa). Ma in tempi recenti anche gli italiani hanno iniziato a studiare con attenzione le promozioni dei supermercati, condividendole in appositi gruppi Facebook dove ci si scambia anche strategie e consigli per gli acquisti. Sembra tuttavia che ancora nessuno, tra gli emuli nostrani, sia riuscito a replicare le gesta degli ispiratori d’oltreoceano.

Ma cosa scatta nella mente di chi, pur di risparmiare, accetta di comprare quantità incredibili di cibo e prodotti vari che sicuramente non riuscirà ad usare interamente? Per quale motivo qualcuno dovrebbe sacrificare tutto il suo tempo libero per chiudersi in un supermercato, scandagliando gli scaffali alla ricerca dello sconto più sostanziale?

A quanto pare, è una nuova incarnazione della “sindrome da acquisto compulsivo”, patologia medica riconosciuta e classificata dai trattati tra le dipendenze. Chi ne soffre è infatti portato, al pari di un giocatore d’azzardo, a continuare ed anzi aumentare il tempo che dedica alla propria dipendenza. Chi dilapida fortune giocando alle slot machine lo fa perché è ammaliato dalla possibilità di vincita: allo stesso modo, un couponer compulsivo è attirato dal risparmio, e non riesce a vedere le spese in termini di tempo sprecato, prodotti inutilizzati e denaro investito per spostarsi da un supermercato all’altro.

Un’altra conseguenza negativa del problema, altrettanto rilevante, è la qualità dei prodotti acquistati: per ovvie ragioni, infatti, accumulare cibo fresco in quantità non è possibile. I couponer, dunque, basano la loro dieta su prodotti precotti e confezionati, bibite gassate e merendine, con prevedibili conseguenze a lungo termine sulla salute.

Sembra, tuttavia, che la patologia non desti particolare preoccupazione: facendo una ricerca sul tema, Google restituisce quasi solamente puntate passate di Extreme couponing – apparentemente molto popolare negli Stati Uniti – e blog i cui utenti cercano di carpire i segreti e i trucchi di chi hanno visto in televisione. Una minima parte dei risultati è però rappresentata da pagine che, con semplici analisi di risparmi effettivi e costi nascosti, dimostrano che il couponing non è poi così conveniente, e mettono in guardia chi volesse provarci affinché non cada nel vizio.

Il fenomeno, in effetti, è relativamente giovane: probabilmente, negli anni a venire vedremo nascere corsi di recupero per malati di sconti e cliniche in cui potersi disintossicare, come è già successo per le vittime di dipendenza da internet. Nel frattempo, però, molti di noi continueranno a chiedersi cosa se ne faccia una persona di trecento barattoli di pomodoro…