Merz stands for the freedom of all fetters… Merz also means tolerance towards any artistically motivated limitation. Every artist must be allowed to mould a picture out of nothing but blotting paper, for example, provided he is capable of moulding a picture.
– Kurt Schwitters In: ‘Merz. Für den Ararat geschrieben’ (1920)

Così Kurt Schwitters (1887-1948) parla di Merz, il lavoro di tutta una vita, il vocabolario personale inventato opera dopo opera, in completa autonomia.

Schwitters è stato un grande esponente della corrente dadaista, anche se non ne ha mai davvero fatto parte come membro attivo nel gruppo, preferendo lavorare in solitaria, circondato esclusivamente dalla propria concezione artistica. Non era spinto da quella ferocia tipica dei dadaisti svizzeri e tedeschi, nonostante fosse molto legato ad alcuni di loro come Hannah Höch, Otto Dix e George Grosz. Nato a Hannover, città dove tornerà a risiedere per gran parte della sua vita, Schwitters proviene da una famiglia alto-borghese, tanto che non avrà mai bisogno di lavorare per guadagnarsi da vivere. Non viene arruolato in guerra a causa di un problema di epilessia, e questo lo porta a vivere l’esperienza del conflitto mondiale in modo diverso rispetto ai compagni al fronte. Non vede la violenza in prima persona, come loro, ma ne subisce più che altro le conseguenze, che si abbattono devastanti su ogni terra coinvolta, su chi è rimasto e chi è riuscito a tornare.

Schwitters rimane profondamente segnato da queste visioni, ma al contrario di artisti come Dix, che realizzano opere di denuncia contro i disastri della guerra, mostrandone i reduci mutilati, paragonati a degli esseri non più totalmente umani, Schwitters inizia ad accumulare oggetti di ogni tipo, dai biglietti usati dei mezzi di trasporto, a vecchi giornali, pezzi di corda logora, fino a oggetti che recupera dalle strade di Hannover. La guerra mette in dubbio ogni cosa, non c’è più nessuna sicurezza, e come meccanismo di difesa a questa costante precarietà, Schwitters raccoglie e conserva ogni cosa gli capita sottomano. Così nasce Merz, la sua opera di vita, il suo maggiore contributo alla storia dell’arte moderna:

Out of parsimony I took what I could find to do this, because we were now an impoverished country. One can even shout with refuse, and this is what I did, nailing and gluing it [gluing his collage art] together. I called it ‘Merz’; it was a prayer about the victorious end of the war, victorious as once again peace had won in the end; everything had broken down in any case and new things had to be made out of the fragments; and this is Merz.
– Kurt Schwitters, das literarische Werk, ed. Friedhelm Lach, Dumont Cologne, 1973 – 1981, Vol. 5, p. 335.

Merz è un termine inventato dallo stesso artista, estrapolato da «Commerz- und privatebank», una dicitura presente su un frammento di carta che impiega in un collage del 1919. Da qui, nascono i suoi merzbild, collage o assemblaggi di vari oggetti, uniti sulla tela in un accumulo compulsivo.

Kurt Schwitters, Merzbild 46 A, Das Kegelbild (Merz-Picture 46A, Spherical Picture), 1921
Kurt Schwitters, Merzbild 5A Spielkarten harmonika, 1919

Merz è tutta l’arte di Schwitters, è il suo pensiero verso la realtà. Intitola così tutte le sue opere, di ogni genere, comprese le poesie e la rivista MERZ fondata nel 1923 e pubblicata fino al 1932.

Il mio scopo è l’opera d’arte totale MERZ che riassume tutti i generi in un’unità artistica.
– 1921 Rivista Der Ararat

Il termine può essere paragonato a ‘dada’, in quanto entrambi sono utilizzati da un gruppo –o da una singola persona,- che gli conferisce un nuovo significato (anche se ‘merz’ non ha un significato autonomo, in quanto frammento di un’altra parola). Schwitters mantiene i contatti con il gruppo dadaista tedesco e svizzero, ma sono spesso tumultuosi. Gli stessi dadaisti tedeschi rifiutano la sua richiesta di essere incluso nel loro movimento. Probabilmente, dopo questo rifiuto nel 1916, Schwitters si allontana volontariamente e non tenta più di farsi accettare, anzi, lavora instancabilmente e autonomamente a Hannover, dove risiede dal 1919. Qui realizza Merzbau (“edificio, costruzione Merz”).

Kurt Schwitters, Merzbau, Hannover, foto del 1933

Merzbau, iniziata nel 1923 –ma l’ideazione è probabilmente precedente,- è l’opera più estesa realizzata da Schwitters. L’artista inizia ad assemblarla nel suo studio, ma presto l’opera si insinua in tutta la sua abitazione, Schwitters quasi ne perde il controllo e Merzbau diventa gigantesca. È un agglomerato di materiali e oggetti diversi, unificati tramite superfici pulite e spigolose. Rappresenta luoghi e momenti della sua vita, ma anche persone, conoscenti, amici e affetti. A questi, Schwitters dedica delle vere e proprie cappelle all’interno della struttura architettonica (per Hannah Höck e Hans Arp, per esempio), che somiglia sempre di più a una enorme camera delle memorie, anche perché l’artista invita esplicitamente gli amici a lasciare un oggetto personale che ricordasse il loro passaggio.

Kurt Schwitters, Merzbau

La struttura di Merzbau è realizzata per la maggior parte in gesso, il bianco la fa da padrone. Schwitters non lascia niente al caso e realizza o modifica anche l’impianto di illuminazione, per adattarlo alle nuove forme dell’installazione. L’aspetto è di una costruzione all’interno dell’edificio preesistente, dall’aspetto astratto e inusuale, che non intende imitare un’architettura abitabile. È invece originale, con una moltitudine di superfici che si intersecano l’un l’altra, e camminandoci in mezzo sembra di entrare in un luogo altro. Schwitters definiva Merzbau come il lavoro della sua intera vita.

L’opera di Hannover viene distrutta nel 1943 dai bombardamenti. Successivamente, l’artista ne assembla una nuova versione nei pressi di Oslo, dove si sposta nel 1937, per scappare dalla guerra. Anche questa andrà distrutta a causa di un incendio, nel 1951. Un’ultima versione, l’unica sopravvissuta, viene realizzata in Inghilterra, ad Ambleside: il Merz Barn, all’interno di un fienile.