Un singolo che ha il sapore dell’estate a mitigare la stagione delle tisane fumanti e dei libri letti sotto al plaid, magari con un gatto da accarezzare e le braci del caminetto da ravvivare. Una canzone d’amore da salsedine sulla labbra e da sabbia leggera che massaggia la pelle abbronzata a ricordarci che l’inverno è quasi finito, e ritornano le chitarre da spiaggia insieme al repertorio da cantare a squarciagola. Sanremo è terminato, ma il profumo dei fiori e gli arrangiamenti orchestrali rimangono all’interno del primo lavoro di Filippo D’Erasmo, all’anagrafe Riccardo Filippo. Classe ’90, arriva da Acqui Terme con il suo singolo d’esordio Monica sulla Spiaggia di Follonica. Filippo inizia a scrivere le prime canzoni nel 2009 con il progetto Indiepercui, col quale produce il suo primo EP autoprodotto. Dal 2010 suona basso e tastiere nel progetto Nubi, registrando un album mai concluso e, incuriosito dall’esperienza che lo costringe a uscire dai suoi panni di cantante e chitarrista, decide di sperimentare altri strumenti, imparandone i rudimenti. In quegli stessi anni inizia ad appassionarsi alla produzione musicale e comincia a frequentare i conterranei musicisti, tra cui Giovanni FacelliLuca Francia, che lo instradano a questo mondo. Contemporaneamente inizia il master in songwriting presso il CPM Music Institute di Milano, dove studia scrittura, e approfondisce l’arrangiamento e la produzione musicale presso la MAT Academy. Nel 2018 esordisce con il progetto musicale La Scimmia Nuda, pubblicando l’EP La Fuga sotto l’etichetta indipendente Ohimeme. A ottobre 2018 scrive e produce il brano Atlantide per Micaela Scaliti, concorrente di Sanremo Giovani, pezzo che arriva alle fasi finali. Infine nel dicembre 2018 pubblica il singolo Monica sulla Spiaggia di Follonica, prodotto da Luca Grossi, e lavora sul suo primo album come solista. Non male come preparazione.

Noi de Lo Sbuffo abbiamo deciso di parlare direttamente con lui. La domanda è una sola, come il singolo appena pubblicato:

Raccontaci di te, della tua musica e dei tuoi progetti futuri attraverso cinque immagini che fanno parte dell’immaginario del tuo primo singolo “Monica sulla spiaggia di Follonica”.

1 – Moscato sgasato.

Il moscato sgasato è il perfetto connubio tra i miei sforzi di sembrare una persona elegante e la mia indole in fondo sbadata. Ecco che il buon proposito di offrire alla ragazza della canzone un buon vino delle mie terre, l’acquese appunto, si trasforma in un goffo tentativo di deliziarla, perché trascuro un dettaglio importante: mi dimentico la bottiglia aperta, anche fuori dal frigo.

2- Gatto con carenza d’affetto.

Ammetto di essere un gattaro incallito. Per tutta la vita ho cercato dei maestri a cui ispirarmi, artisti, santoni, guru, per poi rendermi conto di avere in casa la creatura, a parer mio, più saggia di tutte, equilibrata e sincera più di qualsiasi persona che io abbia mai conosciuto: il mio gatto. Un giorno si è presentato davanti alla porta di casa, decidendo di adottarmi (non sapeva di quanto in realtà io avessi bisogno di lui). Chiaramente la bestiola ha monopolizzato la casa e anche le attenzioni della mia ragazza. Ho capito cosa intendono i giovani padri quando dicono che i figli si prendono tutte le attenzioni.

3 – Canotto sgonfiato e il cane randagio.

Il canotto sgonfiato è un’immagine che si può prestare a diverse interpretazioni. Magari si è sgonfiato durante una tempesta di mare mosso, reale o interiore che sia, ma quello che conta è che, passato il nubifragio, il canotto abbia resistito e sia lì a ricordarci che per questa volta il peggio è superato. Anche il cane può essere semplicemente un cane di passaggio, oppure posso essere io che vago immerso nei pensieri, mentre il mare riflette un cielo plumbeo.

4 – Coltellata tra stomaco e cuore.

Quella che descrivo in questa immagine è una sensazione per me molto chiara. Sono una persona che tende a percepire fortemente le emozioni  a livello corporeo. Se penso a un ricordo, vedo un’immagine o sento un  profumo percepisco subito una forte emozione che mi assale a livello viscerale. Mi succede spesso anche empatizzando con gli altri. All’inizio pativo questa reazione, poi ho iniziato a affrontarla, cercando di conoscerla e accettarla, per poi usarla per conoscermi a livelli più profondi.

5 – Follonica, Modica.

Mi capita sovente di avere déjà vu immediati e senza apparenti nessi logici con il presente, riguardanti alcuni viaggi che ho fatto. Dev’essere successo anche mentre scrivevo questa canzone. Avevo questa idea narrativa, questo bisogno di buttare fuori il pezzo, ma non avevo ancora iniziato a scriverlo perché mi mancava il contenitore per collocare la storia. Poi è avvenuta una sincronicità pazzesca: mi capita tra le mani I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca. Mi bastano due pagine per capire che quella è esattamente l’estetica che stavo cercando, da quel momento la canzone si è sviluppata praticamente da sola prendendo spunto dallo stile e dalle immagini che la lettura mi ha evocato. In Monica vivono diverse donne che hanno fatto o fanno parte della mia vita, ma vive anche la ragazza di cui scrive De Luca.

Riccardo Filippo, in arte Filippo D’Erasmo
FONTI

Intervista a Filippo D’Erasmo

CREDITS

Concesse dall’autore (Illustrazione copertina di Gabriele Sanzo)