«Straniero, se passando mi incontri e desideri parlare con me,
perché non dovresti farlo?
E perché non dovrei farlo io?»

Così recita la poesia A te, tratta dalla raccolta Dediche dello scrittore americano Walt Whitman. Con questi versi il poeta si rivolgeva al lettore in quanto straniero per offrirgli ascolto e accoglienza. La richiesta di Whitman viene raccolta e ripresa in carico secoli dopo da Shaun Tan, grande autore contemporaneo, con il suo libro The Arrival – L’approdo.

Shaun Tan è un illustratore e scrittore australiano, figlio di genitori asiatici – il padre era emigrato dalla Malesia all’Australia occidentale nel 1960 –, celebre per la spiccata vena immaginifica e surreale. Vincitore nel 2011 del Premio Oscar per il miglior cortometraggio di animazione con The Lost Thing – Oggetti smarriti, Tan si è guadagnato la fama oltreoceano nel 2006, per merito della graphic novel The Arrival, pubblicata in Italia da Tunué nel 2016.

Vincitore al Festival di Angouleme come miglior libro del 2008, The Arrival è un silent book, una narrazione silenziosa che non ha bisogno di parole. È un’opera che non si incastra in alcuna classificazione di genere. Un po’ graphic novel, un po’ film muto traslato su carta, The Arrival valica sapientemente i confini di genere, affermando così la supremazia di un flusso narrativo complesso e autonomo, che procede come un montaggio su carta e riesce a stare in piedi anche senza le fondamenta delle parole.

Shaun Tan racconta la storia di un migrante, un uomo che deve lasciare la famiglia, composta da moglie e figlia, per recarsi verso nuovi lidi. La vera causa della partenza forzata non è chiara ma traslata in simbolo: un’ombra serpentina che avvolge minacciosa la città. L’uomo, a bordo di una nave insieme a tanti altri migranti, è trasportato verso una nuova meta, una nuova vita. L’approdo – per l’appunto – nell’ignoto. E sarà l’attracco l’elemento che apre e chiude la vicenda, racchiusa in una cornice narrativa circolare e rinsaldata da continui richiami narrativi. I rinvii diventano strumento per suggellare e rinforzare i legami affettivi e familiari, le fila della storia, che nonostante il viaggio, la distanza e le peripezie, sopravvivono e rimangono ben saldi.

Dopo un inconsueto viaggio in mongolfiera, il protagonista approda in una landa bizzarra. Shaun Tan rappresenta la terra sconosciuta come un non-luogo, un mondo parallelo dai caratteri mitici, magici, nel quale immagini surreali e fantastiche si trasfigurano e si confondono con elementi metropolitani ed esotici. Il lettore si trova messo di fronte a una realtà da una parte immaginifica e visionaria ma per certi versi tangibile, quasi familiare.

La terra di approdo magnificamente disegnata da Tan sembra essere vista proprio attraverso gli occhi di un migrante: tutto si carica di un valore misterioso e insieme magico. Nel libro si delineano tanti sentimenti diversi. Affidando al protagonista emozioni come fascinazione, preoccupazione, disorientamento e meraviglia, Shaun Tan ha dato prova di cogliere appieno l’esperienza migrante. Arrivare in un luogo nuovo significa spesso vedere ogni cosa come diversa, perdere i punti di riferimento, vivendo in un costante stato di febbrile eccitazione e spavento.

The Arrival, a metà tra storia e sogno, racconta la storia di ciascuno di noi. Senza alcun riferimento storico temporale, quel migrante costretto a spostarsi, a lasciare il luogo familiare alla volta del mistero; potrebbe essere ognuno di noi, al di là di ogni identità e appartenenza. Un’umanità mitica, senza tempo, e quindi universale. Shaun Tan ne ha ammesso l’intento:

«L’idea di raccontare una storia “universale” di fantasia su un migrante, che potesse contenere elementi delle molte diverse storie di vita reale che stavo leggendo».

Universalità che trova corrispondenza nella condizione di immigrato di cui parlava anche Calvino, secondo il quale «il concetto di ‘immigrato’ poteva esser inteso allo stato puro, cioè indipendentemente dallo spazio e dal tempo.»

In una fusione di tanti sentimenti, sempre raffinati, la dolce malinconia onnipresente fa da sfondo a una vicenda illuminata da barlumi di speranza e fede nel futuro e nell’umanità. La sfumatura nostalgica è convalidata e accresciuta dal filtro di una lente opaca, sfumata, a tratti sabbiosa, a tratti seppiata, che regala l’impressione di sfogliare un volume antico, usurato e consunto dal tempo, un memoriale che racconta la storia di qualche lontano antenato.

In The Arrival infatti confluiscono, si incontrano e si intrecciano tante storie diverse, dai felici o tristi epiloghi. In questo libro Shaun Tan va oltre l’attualità contingente, non ha la pretesa di mettere voce in un capitolo storico controverso e problematico. Le pagine di The Arrival sono un crocevia di vite che confluiscono in una storia corale, emblematica di valori come la fratellanza e la comunione tra umani.

The Arrival si afferma nell’orizzonte internazionale come un libro prezioso e di grande valore. Lettura dai diversi livelli di interpretazione, è un’opera che si rivolge a tutti, ai più piccoli nella veste di albo illustrato, ai più grandi come opera sofisticata e complessa, ricca di rimandi e significati nascosti.

 


FONTI
Shaun Tan, The Arrival, Arthur A. Levine Books, 2007.
Lo Spazio Bianco