Claude Cahun, all’anagrafe Lucy Renée Mathilde Schwob, è stata un’artista francese attiva nella prima metà del Novecento, sconosciuta ai più nel panorama italiano e nota in Francia maggiormente per la sua attività fotografica – tuttavia riservata a una cerchia ristretta – che per quella di scrittrice, probabilmente per l’intellettualismo e l’ermetismo del suo stile. La raccolta Eroine, composta da quindici novelle scritte tra il 1920 e il 1924, è esemplare dei temi di riferimento che più hanno caratterizzato la sua fotografia e i suoi scritti, tra cui il mascheramento, la ribellione, l’allusione sessuale e la rivendicazione femminista.

Il suo femminismo non pesca dai movimenti di emancipazione politica e sindacale che avevano caratterizzato l’ultimo Ottocento, ma da una via più interna e personalizzante, che passa direttamente per la dimensione corporea. Le voci eroiche sono quelle di donne che animano la mitologia, la storia, ma anche le narrazioni fantastiche e i testi sacri. È così che alla voce di Penelope ed Elena si alternano quelle di Cenerentola, Saffo e perfino Maria di Nazaret. A queste figure Claude Cahun attribuisce vite immaginarie, alternative, pensieri e aspirazioni ribelli. Le eroine sono determinate, consapevoli o fintamente ingenue, fino ad apparire sfrontate. In questi personaggi trovano il loro posto la follia e l’eros (compresi l’autoerotismo e il sadismo) che sovvertono i canoni classici e ribaltano l’idea del corpo femminile come oggetto del desiderio o, in altri casi, per esempio quello di Maria, come simbolo astratto. Cenerentola non è altro che una masochista che accetta di sposare un principe, che la vorrebbe sadica, per poter godere dei suoi servi; Elena è brutta, ma affascina con la menzogna; Penelope è una seduttrice, attratta da tutti gli uomini che le fanno la corte in assenza del marito.

La raccolta, pubblicata per la prima volta nella traduzione italiana di Elena Paul per le edizioni :duepunti di Palermo nel 2011, si chiude con la pièce L’androgino. Eroina tra le eroine. In quest’ultima, in parte già contenuta con il titolo Aurige nella raccolta autobiografica Aveux non avenus (1930), l’autrice si trasfigura in un personaggio né maschile né femminile, servendosi di espedienti linguistici per omettere o alternare le due identità che convivono in una sola. Quello dell’androginia è un aspetto particolarmente ricorrente in tutta l’attività della Cahun, che considerava il genere sessuale come una dimensione fluida e mobile. Lo dimostrano anche i suoi numerosi autoritratti fotografici, come Frontière humaine, in cui l’artista posa con un abito scollato, tipicamente femminile, e il cranio rasato e deformato in fase di stampa, dando vita a una figura dalla sessualità ambigua. La critica ha voluto identificare nell’allungamento innaturale del cranio una dimensione fallica, indice di mascolinità contrapposto alla femminilità dell’abito.

Lo stesso pseudonimo ricalca questa natura androgina, essendo Claude un nome sia maschile che femminile. Quanto al cognome, Lucy Schwob voleva forse liberarsi della figura ingombrante dello zio Marcel Schwob, autore di Vite immaginarie (1896), oltre a voler enfatizzare con la scelta di “Cahun” le sue origini ebraiche.

Democratica e rivoluzionaria, dopo l’invasione tedesca Claude entrò a far parte della resistenza e, con la compagna Marcel Moore – pseudonimo di Suzanne Malherbe –, si dedicò alla contro-propaganda. Per questo, le due furono arrestate e salvate dalla condanna a morte poco prima dell’esecuzione, nel 1945.

La sua attività rivoluzionaria fu legata all’avanguardia surrealista a partire dagli anni ’30, nel periodo che vedeva André Breton e i suoi seguaci indirizzarsi verso un’attività di maggiore impegno politico. Malgrado la marginalità della presenza femminile all’interno del movimento – nonché la quasi totale assenza di firme di donne nei manifesti – e un dichiarato «pregiudizio contro l’omosessualità», citando Queneau, Claude Cahun ha sempre manifestato interesse ed entusiasmo per il surrealismo, di cui già seguiva i passi prima di aderirvi apertamente.

Certamente l’esperienza surrealista costituisce solo una parte della sua attività rivoluzionaria, probabilmente neanche la più interessante. Claude Cahun è stata rivoluzionaria e anticonformista in ogni sua forma d’espressione artistica, così come nella sua stessa vita. In un periodo storico che più di ogni altro vedeva affermarsi antisemitismo, sessismo e omofobia, lei si dichiarava fieramente ebrea, “gender fluid” ante-litteram e lesbica.

Eroine è stato il primo libro dell’artista tradotto in italiano e fino allo scorso anno, in cui è stata pubblicata l’edizione italiana del pamphlet Le scommesse sono aperte, è stato anche l’unico. Sorte peggiore è toccata ai suoi lavori fotografici, ai quali non è mai stata dedicata una mostra in Italia.

 


FONTI

C. Cahun, Eroine, :duepunti, 2011, Palermo

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