In Irlanda del Nord Sabato 16 gennaio alle 20.15 ora locale, è esplosa un’autobomba di fronte al tribunale di Londonderry, nei pressi di Bishop Street. La polizia era stata allertata da una chiamata anonima ed è così riuscita ad evacuare la zona, evitando l’ennesimo spargimento di sangue. L’ordigno è esploso proprio mentre le forze dell’ordine stavano mettendo in sicurezza la zona, ma fortunatamente non c’è stato nessun ferito.

L’attentato sembra opera dei repubblicani dissidenti e diverse persone sono state fermate dalla polizia, come presunti responsabili. Un tale gesto porta i segni inconfutabili della guerra nordirlandese, meglio conosciuta come The Troubles (i disordini) scoppiata tra gli anni Sessanta del secolo scorso e conclusasi nel 1998 con l’Accordo del Venerdì Santo. Il conflitto era prettamente religioso in quanto la provincia di Ulster, unica provincia irlandese, era divisa al suo interno da una componente cattolica minoritaria ed una protestante maggioritaria.

Sin dal 1922, anno in cui la Repubblica d’Irlanda è stata riconosciuta indipendente e l’Irlanda del Nord assegnata al Regno Unito, i cattolici hanno dovuto subire la pressione e la segregazione da parte dei protestanti, finché negli anni Sessanta è scoppiata la cosiddetta “guerra a bassa intensità”, anche se ha causato circa 3000 morti tra soldati e civili. All’origine degli attacchi, sin dalla guerra d’indipendenza, un ruolo fondamentale venne ricoperto dall’IRA (Irish Republic Army), corpo armato di volontari irlandesi che combatterono per l’indipendenza dell’Irlanda dal Regno Unito e che non ha mai cessato d’esistere neppure oggi.

Durante la guerra nordirlandese l’IRA è stata protagonista di diversi attentati e rappresaglie contro i protestanti unionisti. Per quasi trent’anni ha lottato per dare un giusto riconoscimento ai cattolici, per i quali ogni volta era difficile trovare lavoro ed erano discriminati nell’assegnazione delle case popolari, ma soprattutto volevano la riunificazione con la Repubblica d’Irlanda. Alla fine degli anni Novanta però si è giunti ad un punto morto, in cui l’IRA non aveva più sufficienti risorse in termini di armi e il Regno Unito non poteva più perdere risorse umane come soldati o poliziotti. Nel 1998 l’Accordo del Venerdì Santo stabilì che all’interno del parlamento fossero egualmente rappresentati protestanti e cattolici, in modo tale da aver un’uguale influenza sulle decisioni nazionali.

Successivamente si predispose un disarmo generale, sia da parte del Regno Unito che dell’Irlanda del Nord, anche se una certa tensione non è mai svanita del tutto, tanto che alcuni quotidiani inglesi dal 2012 circa hanno parlato di “Nuova IRA”, cioè una fazione repubblicana dissidente che non ha mai accettato gli accordi del 1998 e i due responsabili dell’attentato catturati dalla polizia sono stati individuati come rappresentati proprio della nuova IRA. Quando i rappresentanti della rinnovata IRA fecero nuovamente la loro comparsa sulla scena nazionale, inviarono ai giornali inglesi il seguente comunicato:

Dopo intense consultazioni, noi repubblicani irlandesi e alcune organizzazioni impegnate in azioni armate contro l’esercito e la polizia della corona britannica ci riuniamo tutti sotto una struttura unificata, con un’unica leadership, per costituire l’esercito repubblicano irlandese. Siamo ancora intenzionati a ottenere quei risultati presi con la Proclamation del 1916”.

Un tale comunicato fa intendere che nulla sembra ancora essersi concluso dal lontano 98’, tanto che anche nell’ultimo decennio l’Irlanda del Nord non è stata estranea ad alcuni episodi di violenza e di terrorismo, come l’omicidio dell’ufficiale carcerario David Black nel 2012, l’omicidio di un uomo sempre a Londonderry nell’aprile 2016 oppure l’uccisione dell’ufficiale della prigione di Belfast Adrian Ismay a marzo 2016.

Se la situazione tra cattolici nazionalisti e protestanti unionisti è ancora tesa, è anche perché la Brexit non sta di certo favorendo una cooperazione amichevole. Un altro tema di discussione per gli irlandesi è la questione del backstop, ossia il confine che separa l’Irlanda del Nord dalla Repubblica d’Irlanda, stabilito quando quest’ultima ha raggiunto l’indipendenza. Il confine è sempre stato abbastanza labile proprio perché avrebbe dovuto causare meno problemi possibili alla circolazione di persone e merci tra le due Irlande. Per gestire il confine venne creata la “Common Travel Area”, cioè una zona di libera circolazione che consente ai cittadini tra Irlanda, Regno Unito, Isola di Man e Isole del Canale di circolare liberamente senza i tipici controlli doganali. Ogni giorno circa trentamila persone attraversano il confine per lavoro o altre ragioni ed un’eventuale chiusura dopo il 29 marzo (uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea) significherebbe gravi complicazioni ai due paesi. La questione del backstop è una delle più dibattute perché la sua risoluzione è molto difficile da compiere: alzare un confine rigido tra le due Irlande, significherebbe riaccendere una scintilla che non si è mai spenta. Gli irlandesi hanno trovato la pace proprio perché non c’è una netta separazione fisica e rialzare quel muro vorrebbe dire assistere al secondo capitolo del “The Troubles”.

Per i cattolici, che hanno votato per l’85% a favore del Remain, un eventuale border armato e super controllato vorrebbe dire chiudersi al resto del mondo, ma significherebbe soprattutto veder svanire la possibilità di un accorpamento alla Repubblica Irlandese. Questo è il prospetto di una Brexit senza un accordo siglato precedentemente ed è una prospettiva assolutamente terrificante per le sorti delle tre nazioni coinvolte. Chissà se la Brexit sarà il pretesto per un nuovo conflitto tra irlandesi in nome di una sana riunificazione, ostacolata dagli inglesi dal lontano 1922.