È ormai consuetudine ascoltare notizie che raccontano di migranti sfruttati o costretti a lavorare in condizioni pessime. Sono sempre di più gli articoli dai titoli strillanti come “Caporalato, migranti reclutati nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) e sfruttati nei campi: 6 arresti a Latina” o ancora “Sfruttavano migranti per lavorare nei campi, denunce e multe per 20mila euro”.

Ma se vi dicessimo che questa realtà esiste anche nella musica?

Nonostante il mezzo musicale si sia sempre rilevato utile per denunciare tematiche come l’uguaglianza, la parità di diritti e la voglia di lottare per delle cause giuste, dopo le notizie dello scorso 28 gennaio tutto ciò che è stato detto risulta ipocrita e falso.

Pubblicità per il concerto dei Rolling Stones a Lucca

“Secondo i carabinieri di Reggio Emilia, i controlli dei più grandi live della scorsa stagione – tra cui Vasco Rossi, Depeche Mode e Rolling Stones – sono stati affidati a persone impreparate e sottopagate. Con gravi rischi per tutti quanti.”

Si legge su una pagina della rivista «Rolling Stone».

Ciò che sconcerta è il rilievo dei concerti di cui si parla. L’articolo, infatti, fa riferimento nello specifico a tre esibizioni live a cui hanno assistito un numero molto elevato di persone. Sono concerti di rock star famose a livello mondiale e che pertanto radunano migliaia di fan. Per questi motivi, a maggior ragione, dovrebbe essere assicurato un sistema organizzativo efficiente e un personale consapevole del proprio ruolo, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza.

Al contrario:

“Con falsi decreti prefettizi venivano utilizzati profughi per gestire la sicurezza di grandi eventi musicali.”

A peggiorare la situazione, alcuni di loro erano richiedenti asilo giunti da pochissimo in Italia.

Vasco Rossi al Modena Park

Secondo le fonti sarebbero più di cento i soggetti reclutati in modo totalmente casuale per gestire le mansioni di informazione, controllo e sicurezza di questi eventi. La mancanza di un criterio durante il processo di assunzione è spaventosa, soprattutto se si pensa che quello che c’è in gioco è la sicurezza del pubblico. Il concerto di Vasco Rossi al Modena Park, tenutosi il primo luglio 2018, contava oltre 220.000 persone e per tutto il tempo ciascuno di loro era inconsapevolmente a rischio.

L’azione investigativa da parte della polizia, con lo scopo di accertare la sicurezza di questi luoghi, ha portato nei giorni scorsi all’arresto di quattro responsabili.

Secondo la ricostruzione della «Gazzetta di Parma», agli “addetti” venivano promessi 6 euro l’ora, quasi mai pagati, ed erano costretti a turni di quindici ore consecutive, senza pasti né pause. Nell’annuncio lavorativo online l’unica richiesta era quella di portare una fototessera. I migranti si sarebbero trovati direttamente presso l’abitazione di uno degli uomini fermati. In seguito, a poche ore dall’inizio del concerto, venivano caricati su furgoncini, portati sul luogo dell’evento e consegnati ai referenti delle società di sicurezza. Una volta incollate le foto sui tesserini di riconoscimento, ovviamente falsi, ai nuovi “addetti alla sicurezza” erano assegnati i vari compiti, tra cui il controllo dei biglietti, degli effetti personali, il filtraggio del pubblico sotto il palco e la vigilanza degli ingressi. La tutela del pubblico partecipante agli eventi veniva quindi affidata consapevolmente a persone senza un’autentica formazione e preparazione.

È scontato sottolineare che l’assenza di una fase di controllo eseguita in maniera professionale può portare preoccupanti conseguenze: in primo luogo, l’entrata di oggetti vietati all’interno dello spazio adibito per il concerto.

La situazione riscontrata rivela un grande paradosso se si riflette sullo scalpore che ha avuto la notizia riguardante la tragedia di Corinaldo lo scorso 8 dicembre. Durante il concerto del rapper Sfera Ebbasta sono morte tragicamente sei persone, cinque ragazzi minorenni e una mamma che accompagnava la figlia ad ascoltare il suo cantante preferito. In questa vicenda, purtroppo, il sistema di vendita dei biglietti e la sicurezza all’interno della discoteca non hanno funzionato, portando a conclusioni terribili e drammatiche. Dato che l’organizzazione del locale è stata ampiamente criticata, è possibile che a soli due mesi di distanza dall’accaduto si leggano tali notizie? Queste accertano come sia semplice e quasi banale creare nella pianificazione di un evento premesse tali da poter sfociare in situazioni gravi a causa di persone impreparate e probabilmente scontente dal lavoro e dalla paga assegnati.

La musica che salva, questa volta non si salva dalla macchia di questo crimine.