«A prima vista si direbbe che Amazon faccia del bene ai consumatori, ma c’è una massa invisibile di persone che soffrono per le condizioni penalizzanti imposte ai venditori: autori che hanno visto i loro guadagni ridursi drasticamente negli ultimi dieci anni, e anche editori che non possono più correre il rischio di pubblicare degli sconosciuti; e ora non ci sono più intermediari. […] Tutto ciò esercita forti pressioni non solo sulle librerie indipendenti ma anche su chi pubblica libri, su chi li scrive, e in ultima analisi sulla creatività stessa.»

Quanto coraggio è necessario per mandare avanti, nel XXI secolo, una libreria indipendente, per di più di libri usati? È una scelta prima di tutto etica, quella che fa Shaun Bythell quando decide di rilevare nel 2001, nelle selvagge highlands scozzesi, per la precisione della cittadina di Wigtown, The Book Shop, quando ancora Amazon con il suo impero non ne aveva ancora decretato la sconfitta.

Dopo un decennio di attività, Shaun, ormai libraio stizzito e poco avvezzo alla filantropia nei confronti dei suoi clienti, decide di tenere un diario delle sue avventure lavorative: egli annota, così, sulle pagine il totale dei libri ordinati e di quelli venduti, con il conseguente triste guadagno giornaliero, traccia anche gli irriverenti incontri con bizzarri clienti. Il modo in cui Bythell delinea il rapporto con alcuni di loro esprime l’impermeabilità di un libraio che, davanti all’ignoranza, all’insolenza di volere lo sconto su libri già ribassati di prezzo, all’arroganza di clienti che entrano e declamano il loro spassionato amore per i libri senza poi comprare nulla, si difende con umorismo e sarcasmo regalando alle scenette quotidiane verve e irriverenza.

«Spesso i clienti ti chiedono un libro che tu non hai mai in magazzino e cominciano a spiegarti con dovizia di parole e dettagli noiosissimi perché stanno cercando proprio quel titolo. La cosa si potrebbe interpretare in vari modi, ma l’ipotesi più convincente è che sia una forma di masturbazione intellettuale.»

Inoltre, dalle pagine del diario traspare anche la difficoltà, oltre che al fascino, di gestire una libreria di seconda mano: essa, infatti, comporta una continua e febbrile ricerca, da parte di Byhtell, di nuovo materiale per i suoi scaffali; la quest prevede anche l’intervento del libraio nell’acquistare libri da persone che non hanno più intenzione di tenerli con sé, vuoi per un trasloco o un lutto in famiglia. Egli accoglie sia libri antichi sia alcuni molto specifici e difficili da vendere. Il diario ha una durata di un anno e ogni mese viene inaugurato con una citazione tratta dal libro di George Orwell sulla sua esperienza da libraio, Ricordi di libreria.

Nell’orbita gravitazionale lavorativa di Bythell ci sono anche i bizzarri collaboratori, a partire da Nicky, la sua assistente fissa che ogni giorno si presenta in negozio in tuta da sci e armata di leccornie ma, anche, di argute frecciatine dalle quali non risparmia neppure il suo capo. I siparietti tra Shaun e Nicky sono molto vivaci e, spesso, finiscono per investire anche gli sventurati clienti: essi costituiscono, infatti, le parti più umoristiche, ironiche e fresche del diario e rendono la routine del negozio meno spossante.

La vera guerra di Shaun Bythell, però, è contro il colosso Amazon: è una lotta persa in partenza, di cui tutti i librai di questo millennio sono amaramente consapevoli, in quanto non possono fronteggiare il nemico in termini di prezzo ribassato, velocità di consegna, comodità e ampiezza di catalogo grazie ai quali il colosso, ormai, con il suo commercio digitale svuota slealmente sempre di più le librerie dei suoi clienti reali. La sua imperterrita lotta contro Amazon è percepibile da parte dei clienti appena entrano in The Book Shop, perché la prima cosa che vedono, in vetrina, è proprio un Kindle trapassato da un proiettile.

«Mentre un cliente si aggirava nel reparto libri nuovi, l’ho sentito bisbigliare alla sua accompagnatrice: ”Su Amazon costa meno”. Io stavo sistemando i nuovi arrivi sugli scaffali e quindi ero a portata d’orecchio, ma quel cafone non ha nemmeno avuto la cortesia di aspettare che mi fossi allontanato.»

«Cliente: Sono entrata nel negozio durante il Book Festival e ho visto che nella sezione dei Libri nuovi c’era un volume sui giardini scozzesi diroccati. Potrebbe dirmi come si intitola?

Io: No, mi dispiace. Però ho capito a quale libro si riferisce e sarò felicissimo di vendergliene una copia, se vuole.

Cliente: Ma perché non mi dice il titolo?

Io: Perché appena glielo dico lei va a comprarselo su Amazon.»

Ma come far fronte ad Amazon? Bythell non riesce a sostenersi esclusivamente con la libreria, per cui deve anche arrendersi alla vendita online tramite Abebooks e ipsum Amazon; inoltre, l’astuto libraio non disdegna il potere dei social, così decide di aprire una pagina Facebook dedicata alla sua libreria, in cui pone l’accento sulla parte del suo lavoro più debilitante, ovvero il rapporto con la clientela, di cui riferisce prontamente i colloqui bizzarri o i comportamenti ritenuti scortesi. Questa sua aria cinica e sarcastica è molto apprezzata dai follower della pagina e sicuramente questa è una fondamentale arma per la sopravvivenza, seppur annaspante, della sua libreria.

«Oggi è venuta a fare acquisti una ragazza che segue la pagina Facebook della libreria. Sta pensando di trasferirsi a Wigtown con il suo fidanzato, e a un certo punto l’ho sentita sussurrargli: ”Non dire stupidaggini, altrimenti le posta su Facebook”. Provvederò più tardi a scrivere qualche cattiveria su di lei.»

Un’altra arma da sfoderare contro Amazon è sicuramente l’organizzazione delle manifestazioni culturali: evento più unico che raro a Wigtown è il Wigtown Book Festival, che attira turisti e visitatori dalle città più vicine e che, per una volta l’anno, vivifica questa cittadina di poche anime. Questa capacità di aggregazione, forse, è l’unica arma a disposizione da parte delle librerie come quella di Shaun per fronteggiare un colosso digitale come Amazon: niente, infatti, è equiparabile alla soddisfazione dell’incontro, in una vera libreria, dove si possono respirare, annusare e toccare veramente i libri; non c’è nessun commercio digitale che possa, insieme al libro, offrire la possibilità di uno scambio culturale umano. Questo, insieme a tanti altri, è uno dei motivi principali per cui sostenere le battaglie di librai come Shaun Bythell: a fine lettura si ha il desiderio, infatti, di entrare prima o poi nella libreria di Bythell e ringraziarlo di persona per la sua resistenza – senza, però, finire per essere menzionati sulla sua pagina Facebook -, e vedere se il tetto della sua libreria è già stato ricostruito grazie all’anticipo dell’edizione italiana del suo libro.

 


FONTI

Shaun Bythell, Una vita da libraio, Torino, Einaudi, 2018.