(When) the Oscar goes to, il vincitore sale sul palco accompagnato dalla musica. È questo forse l’unico momento in cui la musica resta un po’ nascosta, sullo sfondo. Dopodiché ci sono i premi di categoria, le esibizioni dal vivo, c’è l’opening, che sia comedy o musical. È il 2015, quando Neil Patrick Harris dà inizio allo show duettando con Anna Kendrick, e poi con il divertentissimo Jack Black. Lo stesso anno Lady Gaga introduce con le lacrime agli occhi Julie Andrews, l’iconica Mary Poppins del 1964, omaggiando la stella di Hollywood con una toccante versione di The Sound of Music.

Si prevede ulteriore magia musicale nel 2019. Sembra proprio, dopo l’annuncio delle nomination agli Oscar, che sarà la musica a dominare come regina incontrastata. Si comincia dalla nomina come miglior film. Spiccano infatti, tra i candidati, i film campioni di incassi Bohemian Rhapsody, e A Star Is Born, remake dell’omonimo film del 1976 con Barbra Streisand. Cinque nomination per il discusso biopic sui Queen, oltre alla già menzionata categoria di miglior pellicola: miglior attore protagonista, miglior montaggio, miglior sonoro e montaggio sonoro. Sei invece le nomination per l’esordio cinematografico di Lady Gaga, A Star Is Born: miglior attore e miglior attrice protagonista, attore non protagonista, sceneggiatura non originale, canzone e fotografia.

Miglior canzone originale

Varie e prevedibili le candidature, una la favorita. La pop star statunitense Lady Gaga potrebbe non vincere per la categoria di miglior attrice ma, dopo la vittoria del Golden Globe lo scorso 6 gennaio, si aggiudicherà probabilmente la tanto agognata statuetta per la sua Shallow, nominata nella categoria di miglior canzone originale.

Certo, nonostante la vittoria di Shallow sia auspicata da molti, i concorrenti non sono qualitativamente inferiori. Ora, chi non si è mai vantato da bambino di saper cantare senza ostacoli o balbettii la magnifica Supercalifragilistichespiralidoso? Nell’anno del ritorno della tata più famosa di sempre, non poteva mancare una canzone per il film Mary Poppins. The Place Where Lost Things Go è orecchiabile e commovente, nel perfetto stile Disney per famiglie. Non è la sola candidatura musicale per la pellicola: Marc Shaiman, autore della colonna sonora e noto compositore di Broadway, corre dopo quattro nomination verso il premio.

Tra gli avversari di Mary Poppins, sia per quanto riguarda la colonna sonora che per la canzone originale, spicca Black Panther, primo film prodotto dalla Marvel a ottenere una candidatura per la categoria più ambita: quella di miglior film. All’interno del cinecomics il lavoro musicale è portentoso: il compositore svedese Ludwig Göransson lavora con ritmi africani, tamburi e cori in idioma xhosa, mentre il noto rapper afroamericano Kendrick Lamar contribuisce con la superhit All the Stars, oltre che con un curatissimo album, già in lizza per i Grammy Awards che si terranno il 10 febbraio.

Nella cinquina candidata a miglior canzone originale, troviamo infine I’ll Fight, tratta da RBG, il miglior documentario politico del 2018 secondo la National Board of Review, e When a Cowboy Trades His Spurs for Wings, da La ballata di Buster Scruggs, il nuovo film a episodi diretto dai fratelli Cohen.

Miglior colonna sonora

Tra nomi noti ed esordienti, la categoria riservata alla miglior colonna sonora si rivela quest’anno un’area da indagare con grande attenzione. Oltre alle già menzionate soundtracks di Mary Poppins e di Black Panther, a imporsi sulla scena è un veterano, il maestro Alexandre Desplat. Se il suo lavoro per L’isola dei cani di Wes Anderson dovesse vincere, Desplat porterebbe in trionfo il suo terzo premio Oscar, dopo dieci nomination e due vittorie, l’ultima delle quali solo lo scorso anno per The Shape of Water.

L’isola dei cani, in concorso anche come miglior film d’animazione, prevede quindici brani composti appositamente da Desplat, più sette in aggiunta. Un progetto originale che unisce sapientemente, come dichiara lo stesso compositore, la tradizione giapponese ai sassofoni. Senza dimenticare le numerose riproposizioni di frammenti della colonna sonora de I sette samurai (1954) e de L’angelo ubriaco (1944).

Tra i compositori affermati spicca il giovane Nicholas Brittell, già nominato per Moonlight nel 2016. Alla sua seconda collaborazione con il regista Barry Jenkins, Brittell firma la colonna sonora di Se la strada potesse parlare, un dramma “all black” intriso di sentimentalismo esasperato. Una musica, quella di Brittell, che condisce di ulteriore lirismo la storia d’amore dei protagonisti, due ragazzi separati da un’ingiustizia.

Molto più interessante è il debutto del trombettista jazz Terrence Blanchard. Quella di miglior colonna sonora è la sesta candidatura per BlacKkKlansman di Spike Lee, storia di un poliziotto afroamericano che, spacciandosi per bianco razzista, si introduce nel Ku Klux Klan. Una colonna sonora densa e studiata, arricchita nel finale da una cover del canto religioso Mary Don’t You Weep, un inedito di Prince registrato negli anni ’80 e rimasto per anni in archivio. Un bellissimo spiritual, voce di speranza, che si leva in un clima di violenza e di persecuzione razziale ancora tanto attuale.

La musica è prepotente, sentimentale, nostalgica. Quest’anno più che mai, alla vigilia dei premi Oscar, l’offerta musicale è altissima. Lo dimostra il testa a testa tra i favoriti: l’exploit di Lady Gaga da una parte, il biopic sui Queen dall’altro. Non più semplice sfondo, non più intrattenimento, ma un’Academy che sia pop, rock, che sia sound. Almeno quest’anno, l’anno di Woodstock.

Grande assente resta Thom Yorke, il frontman dei Radiohead, che per Suspiria realizza una colonna sonora coinvolgente, suggestiva e a tratti angosciante. Nessuna candidatura per il provocatorio remake diretto da Luca Guadagnino dell’omonimo cult di Dario Argento. Thom Yorke non c’è, non c’è Suspiria. Ma la colonna sonora è una perla che va ascoltata e riascoltata, in attesa della cerimonia degli Oscar, il prossimo 24 febbraio.