Sophie Calle nasce a Parigi nel 1953, ed è oggi una delle maggiori artiste viventi e ancora attive. Il suo lavoro è innovativo, unisce elementi dell’arte concettuale, della narrative art, e si può interamente inscrivere nel filone dell’arte relazionale.

Sophie Calle  

Sophie Calle nasce da una famiglia benestante di ebrei. Il legame con i genitori è molto forte: il padre è un collezionista d’arte, possiede molti pezzi che uniscono testo e immagine e che influenzeranno la visione e la produzione di Sophie.

«Mi aveva colpito un quadro di Duane Michals che lavorava con testi e fotografie. Avevo 26 anni.»

Compiuti i diciotto anni, la Calle parte per un viaggio di sette anni intorno a mondo. In questo periodo inizia ad avvicinarsi alla fotografia, si appassiona e la macchina fotografica è sempre al suo collo. Quando rientra a casa, si rende conto di non avere più un ruolo preciso: ha perso gli amici e le conoscenze precedenti alla partenza, non ha un lavoro, non ha un’occupazione, non sa cosa fare. In un momento di totale incertezza, realizza il suo primo lavoro: Les Dormeurs, nel 1979.

Sophie Calle, Les Dormeurs, 1979

Calle non ha una preparazione artistica e solo successivamente decide consciamente di identificarsi come un’artista. Les Dormeurs è la sua prima opera, e presenta tutto il suo lavoro successivo. L’artista decide di invitare quarantacinque persone, tra sconosciuti e amici, a dormire nel proprio letto. Accettano in ventotto. Ogni partecipante deve dormire otto ore consecutive, svegliando la persona che dorme prima di lei ed essendo poi svegliata dalla persona successiva. L’artista osserva tutto questo, prende appunti e intervista brevemente ogni partecipante dopo il risveglio: pone domande sempre uguali, di modo da mettere un filtro di obiettività tra lei e l’altro.

«J’ai demandé à des gens de m’accorder quelques heures de leur sommeil. De venir dormir dans mon lit. De s’y laisser photographier, regarder. De répondre à quelques questions. J’ai proposé à chacun un séjour de huit heures.»

Per documentare l’opera, Calle scatta varie fotografie ai dormienti, che saranno poi raccolte in un libro. Il prodotto finale dei suoi lavori è sempre raccolto in un volume, soprattutto perché il testo è fondamentale e fondante per ogni tipo di opera. Da qui, Calle decide di dedicarsi esclusivamente all’arte, e nel corso degli anni successivi crea opere in cui segue degli sconosciuti, si fa seguire da un detective privato, si fa assumere come donna delle pulizie in un hotel, e chiede a degli sconosciuti di mostrarle un luogo che non dimenticheranno mai.

Tutto il suo lavoro richiede sempre la partecipazione attiva dell’altro: sia che questo altro sia conscio della sua presenza (Les Dormeurs), sia che la ignori (Suite vénitienne). Quasi sempre, ma non esclusivamente, le persone invitate a partecipare alle sue opere sono sconosciuti: all’artista non interessa avere il controllo di quello che succederà, al contrario, ricerca la sorpresa, la sincerità, la diversa posizione delle opinioni e dei racconti altrui. Il fulcro dell’attenzione non è tanto il prodotto finale o lo scopo dell’opera, ma il processo di realizzazione, ciò che lei o gli altri fanno in quel tempo. Quando realizza Chambre avec vue (2002), non le interessa riuscire a rimanere sveglia per una notte intera in un letto in cima alla Tour Eiffel, ma le interessa avere uno scambio interessante con le persone che le raccontano una storia di cinque minuti ciascuno. I temi su cui lavora sono spesso ricorrenti. Il voyeurismo, la morte, la limitatezza del tempo, sono solo alcuni, a cui si aggiungono l’assenza, il dolore e la vulnerabilità dello scritto.

Nel 2007 Calle è invitata a rappresentare la Francia alla Biennale di Venezia. Partecipa con Prenez soin de vous, opera che mostra come la sua arte sia profondamente intima, personale, ma con messaggi e sensazioni universalmente condivisibili.

Sophie Calle, Prenez soin de vous, 2007, Biennale di Venezia

Prenez soin de vous (“Abbia cura di sé”) è la frase di chiusura della lettera che l‘artista ha ricevuto dal compagno del tempo, tramite la quale rompe la loro relazione. Calle decide di lavorare sul proprio intimo dolore e crea un’opera emozionante, in cui esorcizza quelle parole che le hanno fatto così male.

La lettera originale

Chiede a centosette donne di interpretare la lettera in modo personale e professionale, a seconda del loro lavoro e background culturale. Nascono così centosette nuove interpretazioni delle stesse parole e dello stesso dolore. In questo modo una professoressa di francese si concentra sulla grammatica e sulla correttezza.

Sophie Calle, Prenez soin de vous, 2007

Mentre una pianista riscrive la lettera in forma di musica, un’illustratrice ne fa una vignetta, una giornalista la trasforma in una prima pagina di giornale.

Sophie Calle, Prenez soin de vous, 2007

Prenez soin de vous va oltre la rielaborazione personale di un lutto: tratta anche della vulnerabilità della parola scritta, di cui si diceva prima, dell’impossibilità di trovarne un’interpretazione unica e comune a tutte le partecipanti e alla stessa artista. Inoltre, l’assenza del compagno, di cui non rimane nemmeno la firma, è paradossalmente una presenza schiacciante. Anche da questo lavoro nasce un libro.

Sophie Calle, Prenez soin de vous, 2007

Recentemente, Calle ha esposto al Museo della caccia e della natura di Parigi. Dal 10 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018, il museo ha ospitato la sua personale Beau doublé, Monsieur le Marquis! in cui l’artista è intervenuta negli spazi del museo, proponendo lavori site specific, per esempio coprendo un orso polare con un telo bianco, accompagnandolo con un testo dove descrive l’orso nascosto e l’effetto che le fa il velo bianco.

Sophie Calle, Beau doublé, Monsieur le Marquis!

L’intera opera di Sophie Calle è una ricerca perpetua del rapporto con l’altro, una creazione di relazioni più o meno effimere, spesso limitate in un determinato arco temporale e in situazioni precise. Calle è un’artista affascinante, che attraverso il suo lavoro e le regole che di volta in volta si impone, crea realtà sempre nuove, realizzate più per se stessa che per lo spettatore.