Uno dei più grandi interrogativi che da sempre astronomi (e non solo) nutrono è: ci sono altre forme di vita intelligenti nell’universo? E se ci sono, sono più evolute di noi? Possiamo comunicare con loro?

Per cercare delle risposte, nel 1974 nasce il SETI, acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence. Si tratta di un progetto portato avanti da astronomi, astrofisici e scienziati di vario genere che insieme ricercano e studiano elementi all’interno dello spazio. Questo progetto è stato anche finanziato per molto tempo dalla NASA. Uno dei punti cardine del progetto, si può trovare all’interno di un articolo scritto da un astronomo italiano, Giuseppe Cocconi ed uno americano, Philip Morrison, in cui teorizzavano dei metodi per poter comunicare con eventuali forme di vita estranee. Entrambi si chiesero anche quale sarebbe potuto essere il modo con cui creare un possibile contatto ed, analizzando diversi punti, arrivarono ad una conclusione avente a che fare con i segnali radio, in quanto questi richiedono relativamente poca energia per percorrere e raggiungere punti molto distanti all’interno dell’universo. La frequenza di trasmissione più plausibile, scrivono inoltre, sarebbe la stessa di quella emessa dall’idrogeno, in quanto esso è l’elemento più comune del cosmo.

Grazie a queste informazioni, il SETI si dedicò alla trasmissione di frequenze e messaggi tramite radiotelescopi molto potenti, in grado di spedire informazioni anche a migliaia di anni luce da noi, contenenti informazioni sul nostro pianeta e le caratteristiche dei propri abitanti, coordinate del nostro Sistema Solare ed altre informazioni codificate. Ma sicuramente, i lavori su cui ponevano maggiori studi ed informazioni, erano legati alla ricerca e all’ascolto di ogni rumore e segnale proveniente dallo spazio. Fu così che, il 15 Agosto del 1977, accadde qualcosa di sorprendente. Durante un normale giorno di lavoro, l’astronomo Jerry R. Ehman rilevò con il radiotelescopio Big Ear un forte segnale a banda stretta, addirittura trenta volte superiore a qualsiasi altro segnale mai ricevuto fino a quel momento. Durò ben settantadue secondi e non fu mai più rilevato. Le variazioni di intensità furono trasformate in codici alfanumerici dalle strumentazioni, ma furono talmente particolari che Ehman le cerchiò in rosso sui tabulati e scrisse accanto al codice un grande “WOW!”, espressione che poi diventò proprio il nome dell’anomalia.

Tabulati del segnale Wow

I dati infatti segnalavano variazioni a livelli molto alti. Il codice tradotto è “6EQUJ5”, che può essere letto così: i numeri dall’uno al nove, indicano un’intensità delle onde radio che va da 1.000 a 9.999 , i valori che invece superano questa banda, vengono tradotti in lettere. Il valore segnato dalla lettera “U” (valore tra i 30.000 ed i 39.999) presente nel codice Wow, è stato il più alto mai misurato da un telescopio. La frequenza era invece di 1420,400 MHz, molto vicina a quella prodotta dalle onde dell’idrogeno, che è appunto di 140,405 MHz. Il segnale è stato poi localizzato e sono state trovate due possibili coordinate, entrambe all’interno della costellazione del Sagittario, a seicento anni luce dal nostro pianeta.

Localizzazione del segnale

Sono state tante le spiegazioni e possibili soluzioni che gli scienziati hanno provato a dare, ma tra chi sosteneva si trattasse del passaggio di un’astronave avvenuto addirittura quarant’anni prima della recezione del messaggio, tra chi attribuiva questo segnale ad un fenomeno chiamato scintillazione interstellare, dovuto a turbolenze di materia nello spazio che avrebbero potuto creare interferenze, non si è mai arrivati ad una vera e propria conclusione. Anche Ehman, stanco di ricerche che non portarono nulla, dopo qualche tempo si dichiarò dubbioso, affermando che secondo lui poteva trattarsi di un segnale terrestre, riflesso nello spazio da qualche detrito, teoria che fu comunque smentita in quanto all’epoca niente sulla terra poteva emettere una frequenza di 1420 MHz. Un’ultima teoria fu pubblicata poi nel 2016 dal professore Antonio Paris, che avanzò l’ipotesi che le frequenze non provenissero da chissà quali civiltà, ma semplicemente dal passaggio di due comete che, proprio il 15 Agosto del 1077, si trovavano nelle supposte coordinate del segnale Wow, ma ai tempi non si poteva sapere perché si tratta di comete state scoperte solo nel 2006 e nel 2008. Anche questa volta, però, non tutti sono d’accordo con questa soluzione, nonostante sia stato provato nell’aprile 2017 che alcune comete possano emettere segnali simili a quelli registrati da Ehman. Infatti sono contro i membri del gruppo di ricerca Big Ear che sostengono, dopo analisi più dettagliate, che in quel momento preciso, le comete non erano presenti nell’area scandagliata.

Come sempre, trovare una verità che accontenti tutti è, in questi casi, impossibile. Però non è necessariamente una cosa negativa. Casi come questo hanno fatto sognare molte persone, sono stati fonti di ispirazione per film e tanto altro. Del resto, il mistero piace a tutti ed è giusto che ci sia, facendo in modo che ognuno possa credere a cosa più preferisce. E magari, un giorno, riceveremo tutte le risposte alle nostre domande. Ma siamo sicuri di volerle?