Occhi assenti che guardano un punto al di fuori del quadro, melanconica, imponente e apparentemente serena: Gustav Klimt dipinse con queste caratteristiche la sua musa ispiratrice Emilie Flöge nel 1902, dopo 11 anni dal loro primo incontro. Emilie ci appare in tutta la sua monumentale presenza, in perfetto accordo con gli altri ritratti realizzati in quegli anni dal pittore per l’alta borghesia viennese. Tuttavia, questo dipinto ha in sé qualcosa di diverso e unico: per la prima volta Gustav Klimt ritrae una donna ingioiellata, come si può notare dall’alto girocollo che sembra continuare il lungo abito che a sua volta, non viene raffigurato bianco come negli altri ritratti, ma blu con dettagli dorati, verdi e viola. L’artista rappresenta una giovane donna audace e seducente, come se volesse riportare sulla tela l’anima e l’intraprendenza della sua cara compagna di vita.

Emilie nata nel 1874 a Vienna ha appena 17 anni quando incontra Klimt, all’epoca trentenne, grazie al matrimonio di sua sorella Helene con Ernst Klimt, fratello del pittore. Dopo la morte prematura di Ernst, Gustav diventa una sorta di protettore per le sorelle Flöge tanto da creare un legame indissolubile con Emilie. La verità sul loro rapporto è e rimarrà per sempre un mistero; non essendosi mai sposati si pensa che la loro relazione non sia mai sfociata nella sfera amorosa carnale, ma che si sia limitata a un rapporto platonico. Ciò che è indubbio è sicuramente il loro stretto rapporto lavorativo. Emilie si dimostra fin da subito uno spirito indipendente e creativo, decide infatti di lasciare la scuola di sarta per aprire insieme a sua sorella nel 1904 il suo primo atelier, il “Salon Schwester Flöge”, nel cuore di Vienna nella Mariahilfer Straße. L’atelier stesso diventa un’opera d’arte in pieno Jugendstil, progettato nei minimi dettagli dagli architetti e rappresentanti della Wiener Werkstätte, Kolo Moser e Josef Hoffmann. Lo studio acquista successo dopo il lancio della linea Reformbekleidung, nata sotto un forte influsso femminista proveniente soprattutto dall’Inghilterra: una serie di abiti dalle forme ampie, morbidi sulle spalle, senza punto vita e soprattutto senza gli odiosissimi corsetti che limitavano le donne nei movimenti.

La collezione di Emilie è senza dubbio rivoluzionaria, tanto da darle la possibilità di viaggiare tra Parigi e Londra, dove le è possibile osservare da vicino il lavoro di stilisti iconici come Coco Chanel e Christian Dior. Durante questi viaggi Klimt soffrirà moltissimo della mancanza di Emilie, le scriverà lettere quasi morbose, in cui espliciterà il proprio dissenso sul non riceverne altrettante. La relazione con Klimt sarà comunque importantissima per la breve scalata verso il successo della stilista: è infatti il pittore stesso che spesso le disegna abiti, stoffe e gioielli che avranno tantissimo riscontro tra la clientela dell’atelier. I suoi abiti dalla forma a sacco, ricchi di texture geometriche e dai colori accesi sono quindi un perfetto compromesso tra comodità bellezza e arte.

Emilie oltre a essere una stilista all’avanguardia, tanto da essere apprezzata dal movimento femminista, riesce a diventare prima di tutto una business woman, capace di comprendere i desideri dei propri clienti. L’attrice austriaca Maxi Blaha, che a lei dedica il recital teatrale «Emilie Flöge – Amata Musa» la descriverà con queste parole:

“Emilie era una donna libera da tutti i punti di vista, anche dai pregiudizi, anche se questo non la proteggeva dalle malelingue. Ma lei è andata avanti per la sua strada. Era una donna indubbiamente molto forte”

Il suo desiderio di creare abiti innovativi non si spegnerà neanche durante la prima guerra mondiale, sarà invece la morte di Klimt a determinare l’interruzione della produzione di abiti del suo atelier. Emilie preferì dedicarsi al suo lavoro più in solitudine, nel suo appartamento, circondata dai vecchi oggetti, dalle lettere appassionate e dai quadri del suo grande amore Gustav. Sfortunatamente gli sforzi di Emilie per realizzare nuovi capi saranno completamente inutili e impotenti di fronte alla forza devastante della seconda guerra mondiale. Dopo l’Anschluss del 13 Marzo 1938 Emilie dovette chiudere in maniera definitiva il suo atelier a causa della perdita di numerosi clienti ebrei. Una fine dettata da un mostro molto più potente di lei.

Emilie si spegne il 26 maggio 1952 silenziosamente. Verrà quasi dimenticata nel mondo della moda per parecchi anni. Nonostante ciò, lo stile delle sue meravigliose collezioni non sparirà mai del tutto, tanto da ispirare lo stilista Valentino nel 2015 con la sfilata ”Valentino FW 2015 x Emilie Louise Floge”; è strano pensare che, probabilmente, la maggior parte del pubblico fino a quel momento non aveva mai sentito il suo nome. È invece giusto ricordare una donna che grazie alla sua forte determinazione è riuscita a dar sfogo alla sua voce, spesso trovandosi in disaccordo con l’ambiente ancora troppo chiuso e conservatore che la circondava. Una donna che è riuscita a far breccia nel cuore di uno dei pittori più importanti di tutti i tempi, creando con lui un rapporto fondato sull’ispirazione reciproca. Nessuna più di lei potrebbe meritarsi di essere la famosa giovane raffigurata nel quadro più celebre di Klimt: “Il bacio”. Per ultimo, ma non meno importante, ha permesso alle donne di vivere nel mondo più liberamente, senza scendere in piazza o senza abbandonare la propria famiglia per lottare per i propri diritti, ma semplicemente indossando abiti capaci di rompere con una tradizione che le bloccava, le rinchiudeva perfino nel loro modo di vestire.