La storia di Borsalino ha inizio ad Alessandria nel 1857: Giuseppe Borsalino, chiamato “u siur Pipen”, dopo aver lavorato come garzone e apprendista nella città si trasferisce a Parigi, dove diventa maestro cappellaio presso il cappellificio Berteil in Rue du Temple. Rientra in Italia e, di nuovo ad Alessandria, apre il suo primo laboratorio in un cortile di via Schiavina insieme al fratello Lazzaro. Il successo è immediato, e grazie a Hollywood Borsalino riesce presto a diventare leggenda.

Negli anni d’oro di Hollywood infatti tutti possedevano un «borsalino», prediletto nel genere noir. Dai gangster ai poliziotti, dagli investigatori privati fino alle bellissime donne: tutti, sia nel cinema che sulle passerelle, ne indossavano uno.

La fabbrica dei Borsalino resta nelle mani della famiglia per più di 120 anni, fino a qualche decennio fa, quando la loro storia sembra seriamente a rischio. Nonostante il successo cinematografico, l’azienda conosce infatti un momento molto difficile negli anni Settanta: la rivoluzione dei costumi successiva al Sessantotto toglie il cappello a un’intera generazione e il trend prosegue fino alla fine del Novecento, quando l’azienda viene rilevata da un finanziere astigiano, Marco Marenco.

Il crack finanziario Marenco, di circa 3 miliardi di euro, porta l’azienda sull’orlo del fallimento; e quando riesce a risollevarsi non torna più quella di un tempo.
Ma grazie alla mobilitazione mediatica e con l’aggiudicazione all’asta, a fine luglio, da parte dell’imprenditore svizzero Philippe Camperio, il rinomato marchio è ora deciso a rinascere: ed è proprio grazie ad uno degli attori Hollywoodiani, che amava i mitici feltri, Humphrey Bogart, che riparte l’ascesa di Borsalino.

E’ stata infatti creata una Nuova Fedora ispirata al grande divo, al cui interno in suo onore viene incisa una sua frase iconica: «Do everything. One thing may turn out right». La nuova collezione, ispirata alla joie de vivre, è stata presentata da Pitti Uomo 95 con a/i 2019-2020.