«Grazie all’acqua, Monet si è fatto pittore indiretto di tutto ciò che non si vede.»

– Paul Claudel, 1927

Claude Monet (1840-1926) è stato, tra le altre cose, un grande interprete della natura. Capofila degli impressionisti, Monet ha indagato la natura in tutte le sue forme, dalle classiche nature morte di fiori in vaso, alla pittura en plein air nella foresta di Barbizon, fino all’enorme lavoro attorno alle oggi famosissime Ninfee.

Claude Monet

La serie delle Ninfee è uno dei grandi capolavori realizzati dall’artista. È il ciclo pittorico a cui Monet si dedica durante la vecchiaia, fino alla morte: dal 1899 al 1926. Oggi le grandi tele sono ammirate per svariati motivi, tra cui la pace e armonia che emanano, ma per Monet non è stato facile realizzarle, ci ha combattuto e ha sofferto molto durante il lungo processo. La vita del pittore fino a quel momento non era stata facile: prima c’erano state le incomprensioni per la sua pittura rivoluzionaria e sconvolgente, poi, quando era finalmente stato riconosciuto come un pittore di talento, nel 1879 aveva perso l’amata moglie Camille e ne era uscito distrutto. Aveva ottenuto il riconoscimento che desiderava, ma a volte dubitava ancora della propria opera, reduce da anni di rifiuti e insulti. La sua ricerca formale sembrava poi non arriva mai a una conclusione, sembrava ci fosse sempre di più da indagare e sempre più lavoro da fare.

Monet decide quindi di lavorare a multipli dello stesso soggetto, in modo da studiarlo in ogni suo aspetto. Con i dipinti in serie, cambiando il periodo dell’anno o semplicemente l’ora del giorno in cui ritrae un soggetto, questo cambia radicalmente, e lo spirito impressionista di Monet ne era estremamente affascinato. La prima serie che realizza è quella dei Covoni o I mucchi di fieno, tra il 1890 e il 1891. Monet ha cinquant’anni, vive già a Giverny dal 1883, in una bellissima casa colonica. È qui che invecchia e passa i suoi ultimi anni, dipingendo tele sempre più grandi e prendendosi cura del suo bellissimo giardino.

I Covoni sono venticinque, realizzati tra la fine dell’estate e i primi mesi dell’anno successivo.

Claude Monet, Covoni, 1891, Shelburne Museum, Shelburne
Claude Monet, Covoni

Rappresentano la fecondità della campagna francese e l’armonia tra il lavoro dell’uomo e la natura. È un omaggio del pittore alla propria terra, nonché pretesto per studiare la luce, i suoi effetti sul prato e sul fieno. Monet è interessato alla luce calda del tramonto estivo, così come a quella più fredda dell’inverno.

Successivamente realizza la serie dei Pioppi, nel 1891.

Claude Monet, Pioppi
Claude Monet, Pioppi sulle rive del fiume Epte in autunno, 1891, collezione privata

Le opere sono quindici e l’obiettivo è sempre il medesimo: studiare i diversi effetti di luce sullo stesso soggetto. Monet sfrutta la modalità della serie per farsi l’occhio su un soggetto preciso, per notare volta per volta cosa cambia rispetto al dipinto precedente, come sono mutati i colori dalla sera alla mattina piuttosto che dall’inverno all’estate.

Tra il 1892-93 si dedica alla serie della Cattedrale di Rouen.

Claude Monet, Cattedrale di Rouen

Questa volta Monet mantiene sempre lo stesso punto di vista e la stessa inquadratura. Aveva infatti allestito il suo atelier provvisorio in un appartamento di fronte alla cattedrale, affittato proprio con lo scopo di studiare l’edificio. La facciata con il portone ovest riempie la tela, a volte con il rosso sfavillante del tramonto, altre volte dipinta con colori freddi e profondi. Monet racconta il tempo attraverso la pittura e lo rende visibile, concreto. Se con i Covoni aveva ritratto lo scorrere di tre stagioni, con la Cattedrale è l’arco della singola giornata a dare l’unità di misura. La serie della Cattedrale è anche un grande omaggio alla storica architettura gotica francese.

È la serie più numerosa prima delle Ninfee: conta di cinquanta opere. Facendo un ulteriore passo avanti, con le Ninfee il lasso di tempo sembra ininterrotto e privo di cesure. Fino al 1894, fino alla serie della cattedrale di Rouen, Monet sceglie soggetti che rappresentino i valori e la storia della sua Francia. Poi la Francia viene sconvolta dall’affare Dreyfus, e Monet, schieratosi immediatamente con l’ufficiale ingiustamente accusato di spionaggio, perde fiducia nella propria nazione. Nuovi temi si affacciano così nella sua pittura. La sua nuova arte tratta della guerra, anche se non la rappresenta mai esplicitamente.

La Prima guerra mondiale è alle porte e Monet interpreta le Ninfee proprio come la rappresentazione degli effetti della guerra, e parla di loro come dell’unico mezzo che ha per non pensare al pericolo imminente. Inoltre, dipinge le Ninfee anche per superare il dolore dei suoi lutti famigliari, iniziati con la morte di Camille nel 1879, continuati con la scomparsa della seconda moglie nel 1911 e del figlio Jean nel 1914.

Claude Monet, La morte di Camille, 1879, Museée d’Orsay, Parigi

Monet è anziano, straziato da queste perdite, e potrebbe verosimilmente stare sfruttando la pittura come una sorta di consolazione. Nonostante questo, non è mai soddisfatto del suo lavoro. È anzi estenuante e lo ossessiona. La pittura, non solo delle Ninfee, ma di tutti i soggetti di questi anni, lo lascia insoddisfatto, frustrato.

«Non dormo più per colpa loro: di notte sono ossessionato per ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo al mattino rotto di fatica. L’alba mi ridà coraggio, ma la mia ansia torna non appena metto piede nello studio. Dipingere è così difficile e torturante

Nonostante questo, continua a perseverare e nasce la serie delle Ninfee. All’inizio utilizza il formato standard quadrato per rappresentarle. Con il passare del tempo sperimenta con inquadrature più ardite, arrivando infine a escludere dalla tela tutto ciò che non è acqua o fiori. La visione si fa sempre più ravvicinata, lo spettatore viene inghiottito dallo stagno.

Claude Monet, Ninfee

Come per le serie precedenti, Monet cambia punto di osservazione, momento della giornata, stagione, orario, per ottenere effetti sempre nuovi. La serie delle Ninfee conta di circa duecentocinquanta tele. Anche per questo sono probabilmente una delle immagini più riconoscibili oggi: si trovano in tantissimi musei. Via via che Monet approfondisce questo soggetto, si rende conto che non gli bastano più solamente le tele di formato quadrato, ha bisogno di più superficie, più spazio per lavorare. Passa al formato rettangolare orizzontale, più vasto e più funzionale al suo scopo. Le tele si fanno più grandi, monumentali.

Claude Monet tra le sue tele a Giverny

Si rende conto che ha bisogno di un atelier nuovo per poter intervenire su queste tele lunghe metri e metri, dunque si fa costruire un nuovo studio, meno alla moda ed elegante del precedente, ma più grande, con un grande lucernario sul soffitto così da poter sempre disporre della luce naturale, e inizia a dipingere sia al chiuso, sia en plein air.

Claude Monet nel suo studio a Giverny

Ne nascono otto composizioni enormi, composte da ventidue tele in totale. Monet le dona allo Stato francese nel 1918 e saranno esposte nello spazio del Musée de l’Orangerie. Le sale ovali ospitano quattro tele ognuna, disposte quasi sull’intera superficie delle pareti bianche, così da inglobare lo spettatore in uno spazio totale, un vero environment moderno. La prima sala presenta le ninfee, la seconda si concentra sullo stagno e sui riflessi dei salici. Insieme, le due sale ovali rappresentano il simbolo dell’infinito. Inoltre, il lucernario aperto sul soffitto ricrea la situazione in cui Monet ha lavorato nel crearle.

Musée de l’Orangerie, Parigi

Per i primi tempi, non si registrarono molti visitatori. Monet era stato ormai superato dalle avanguardie e si pensava agli impressionisti come a qualcosa di sorpassato. Le Ninfee vengono riscoperte successivamente, quando si discuterà di arte che mette in relazione l’ambiente con lo spettatore.