«Molti dicono che sono pazzo, però la follia è una benedizione per l’arte.»

Van gogh – Sulla soglia dell’eternità (2018)

Il 3 gennaio 2019 è uscito nelle sale italiane il film Van Gogh: sulla soglia dell’eternità (titolo originale: At Eternity’s Gate), film atteso fin da quando ha vinto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Willem Dafoe, alla 75esima edizione del Festival del Cinema di Venezia.

Van gogh: Sulla soglia dell’eternità (2018)

Oltre alla candidatura ai Golden Globes per il miglior attore in un film drammatico a Willem Dafoe, Sulla soglia dell’eternità sta registrando ogni giorno una grandissima affluenza nelle sale italiane, espressione del sempre enorme interesse che il pubblico prova per il pittore olandese: a quattro giorni dal suo rilascio, in Italia ha incassato 1.241.021 euro e registrato 179.753 spettatori. Il film è scritto e diretto da Julian Schnabel (1951), pittore lui stesso, e presente in importanti collezioni museali come il MoMA di New York o il Centre Pompidou di Parigi. Artista e regista, Schnabel si era già cimentato nella realizzazione di un film incentrato su un grande pittore nel 1996 con Basquiat, scritto e diretto da lui.

Julian Schnabel e Willem Dafoe

Unendo la sua profonda conoscenza tecnica dell’arte, Schnabel ha realizzato un nuovo capolavoro. Il film è curato in ogni dettaglio (a eccezione di quando Van Gogh si taglia l’intero orecchio nell’incidente di Arles, mentre in realtà era solo una parte del lobo) e in ogni inquadratura, i colori spesso rispecchiano quelli usati dall’artista nelle tele. Essendo Schnabel un artista, sicuramente questa conoscenza gli è stata di grande aiuto: c’è una grande attenzione nelle scene dove Van Gogh è al lavoro, sia che si stia occupando di una tela, sia di uno schizzo a inchiostro. Il film inizia poco prima del periodo di Arles (1888-1889) e termina con la morte dell’artista a Auverse-sur-Oise, avvenuta nel 1890, ed è stato girato nei luoghi reali dove ha vissuto il pittore.

Vincent Van Gogh non ha bisogno di presentazioni. La sua storia è entrata nel mito e chiunque riesce a riportare alla mente almeno una decina degli oltre 800 quadri; tutti hanno almeno sentito parlare dei difficili rapporti che aveva con gli altri e in particolare con i colleghi, come con Paul Gauguin, caso esemplare. Il film di Schnabel punta proprio su questo: di lungometraggi su Van Gogh ne sono stati già realizzati vari, il pubblico ormai conosce almeno a grandi linee la sua vita, quindi il regista non si ci si sofferma.

Schnabel lavora invece sull’emotività di Van Gogh, sulle sue sensazioni. Sulla soglia dell’eternità è un film estremamente introspettivo ed emozionante, che tramite lunghe riprese realizzate con la camera a mano, presenta al pubblico un Van Gogh molto realistico. La pellicola è costellata da silenzi. Molto spesso c’è soltanto Dafoe, grandissimo interprete, che dipinge nella quiete. Ancora più belle e sincere sono le scene dove il suo Van Gogh si gode la natura.

Willem Dafoe in una scena del film

Il pittore adorava la natura, le sue forme e i suoi colori accesi. Basta leggere le sue lettere per rendersene conto. Amava gli animali, i fiori e le piante, in quanto incredibili creazioni infinitamente migliori di qualsiasi cosa l’uomo potrà mai creare. Dafoe corre per i campi al tramonto, da solo, si lascia cadere del terriccio sul viso, sorridendo euforico, e poi percorre miglia e miglia sotto il caldo sole del sud della Francia, fino a giungere nel punto giusto per dipingere. Tutte queste riprese sono realizzate in silenzio, solamente con della musica leggera in sottofondo e fanno davvero percepire quanto l’artista si sentisse in contatto con la natura, e quanto ne fosse affascinato, quanto la ammirasse profondamente. I dialoghi comunque ci sono, e sono scritti bene, adatti. Si percepisce la sua forte ammirazione per Gauguin interpretato da Oscar Isaac, quando lo incontra per la prima volta, da come gli si rivolge in tono ammirato, e poi invece la sua testardaggine, mesi dopo quel primo incontro, quando i due discutono animatamente di pittura: avevano infatti due visioni opposte.

Oscar Isaac e Willem Dafoe in una scena del film

Così come si percepisce il suo affetto bruciante per Theo, espresso anche in una scena commovente, dove i due sono abbracciati nel letto d’ospedale di Vincent, dopo il suo ricovero. Julian Schnabel ha creato un capolavoro, rendendo un nuovo, grande omaggio a un artista che ne ha già ricevuti tanti, ma mai abbastanza.