Hanno fatto discutere i rapporti burrascosi con il mondo dei giornalisti dei vicepremier – e azionisti di maggioranza del Governo giallo-verde – Luigi Di Maio e Matteo Salvini: diverse loro improvvide iniziative hanno contribuito a creare un clima teso con il mondo dell’informazione. Il Movimento 5 Stelle, del resto, ha una lunga tradizione in tal senso: non sono mai mancati fin dai tempi di Casaleggio e Grillo attacchi a quella che è sempre stata definita da loro “la vecchia informazione”. Ultimamente Luigi Di Maio ha rinverdito questa tradizione con un post su Il Blog delle Stelle in cui ha compilato un elenco dei cronisti e degli opinionisti sgraditi al Movimento, contro i quali “È tempo di reagire!”. Ma anche le strategie social di Matteo Salvini hanno fatto scalpore: la campagna Lui con ci sarà, promossa oltretutto da colui che è il ministro dell’Interno, è parsa un’incitazione all’odio contro personalità additate gratuitamente come nemiche e ostili. 

Eppure né le community social né i grandi giornalisti che si sono scandalizzati si possono ritenere, a ben vedere, immuni da una simile (triste) pratica, quella di stilare periodicamente liste di nemici del popolo da esporre al pubblico ludibrio e contro cui chiamare a raccolta il proprio pubblico. Non c’è bisogno di dilungarsi molto sulla situazione dei social media, dove feroci battaglie ad personam vengono combattute giornalmente: basta guardare le falangi che certe community e fanpage sono pronte a schierare all’occorrenza contro gli oppositori delle magnifiche sorti e progressive, con elenchi di reprobi da rieducare con la violenza dei commenti o svergognare nei piazzali Loreto del Web. Ma neppure i giornalisti sono così puri e innocenti, come la categoria ama auto-rappresentarsi. 

Si parte da quelli che possono sembrare semplici articoli descrittivi, ma, letti a fondo, si rivelano mappature di nemici da additare per la semplice colpa di essere presenti in tali liste. Si prendano titoli come La mappa del potere di Matteo Renzi: guarda tutte le poltrone finite ai toscani; Il sistema Renzi: amici, famiglia, potere; Putin, amici e nemici dell’ultimo Zar; Tutti gli “amici” italiani di Vladimir Putin; Amici e nemici di Obama. Quella che sembra una innocua mappatura, si rivela invece più che altro una schedatura che, a seconda dei casi, è positiva o negativa. Il “sistema Renzi” ha implicita una coloritura negativa, anche in mancanza di qualsivoglia addebito preciso: chi vi è elencato rappresenta un esempio da stigmatizzare. Così come essere amici del grande nemico dell’Occidente, Vladimir Putin, o, al contrario, non godere delle simpatie dell’ex presidente USA Barack Obama, idolo mediatico indiscusso, rappresenta un grave demerito da scontare con l’inserimento in simili liste. 

Uno sport tutto italiano, questa volta esplicitamente accusatorio, a cui ci si dedica in modo particolare dopo la morte di grandi personalità o in occasione di importanti anniversari, è quello di indicare figure che avrebbero attaccato, ostacolato o più o meno legittimamente criticato coloro che – ovviamente solo dopo la morte, com’è tradizione nel mondo intellettuale italiano – sono diventati dei santini laici intoccabili, oltretutto stabilendo negli articoli discutibili e arbitrari rapporti di causa-effetto tra avvenimenti luttuosi e più o meno legittime critiche. Ecco allora spiegarsi articoli come:

Giovanni Falcone, chi lo chiamava “cretino” e chi non lo votò al CSM: ecco i nemici del giudice ucciso nella strage di Capaci.
Dalle offese di Carnevale agli attacchi in diretta televisiva fino all’ultima provocazione di Berlusconi. A 25 anni dalla strage di Capaci ecco i nomi di chi ha provato a rendere difficile l’esistenza del magistrato palermitano
.

Tutti i nemici di Falcone (oltre a Cosa Nostra).
Il giudice fu massacrato da colleghi, giornalisti e politici di vari schieramenti. Gli stessi che oggi lo piangono.

Capaci di tutto: tutti i nemici del giudice Falcone.
Da Orlando a
Spataro, da Violante a Colombo, da Paciotti a Mancuso. 

Ma c’è un settore che negli ultimi anni si è dedicato in modo particolare a questa triste pratica giornalistica, quello dei vaticanisti. Dal 2013, da quando cioè è stato eletto al soglio pontificio Francesco, praticamente ogni anno i maggiori mass media si dedicano ad aggiornare periodicamente la lista dei supposti nemici del Papa. La pratica dev’essere stata apprezzata, se il coordinatore di uno dei siti più attivi nell’aggiornamento di queste fantasiose, gratuite e a tratti calunniose classifiche di lealtà al Papa, è stato promosso a direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. 

Di fronte allo squallido spettacolo delle moderne liste di proscrizione si può proprio dire anche per i giornalisti: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.