19 gennaio 2019

La popolarità di un pensiero

La popolarità di un pensiero

Quante volte capita di scrollare la home di un social a cui si è iscritti, soffermarsi su un post e rimanere basiti per alcuni commenti? Commenti a volte che dilagano, più volte condivisi da una pluralità di persone finché il contenuto di quel commento non diviene popolare, basti pensare alle più recenti convinzioni secondo cui impedendo ai migranti di sbarcare sulle coste europee si risolva il problema migrazione (non pensando di accrescere un altro fenomeno, quello delle persone morte in mare), o che gli sbarchi siano calati solo durante l’estate 2018 e non dall’inizio dello stesso anno.

Di recente, nel nostro paese, si è disincentivata l’informazione tramite le consuetudinarie fonti (giornali cartacei e online), preferendo invece la voce di persone di fiducia o anche siti scritti da personaggi più o meno noti a cui si è riposta fiducia per i più svariati motivi, veicolando messaggi e opinioni personali come notizie. Senza contare le immagini con scritte sensazionalistiche di facile condivisione sui social che aiutano la rapida diffusione di false informazioni. Tutto questo insieme di non notizie ha portato alla conseguente diffusione di dati e statistiche erronei, che le persone condividono nella bramosia di ostentare conoscenza su un determinato argomento.

A volte le persone si fanno forti delle apparenze, dichiarandosi come esperti di grandi numeri e mettendo cifre a caso cercando di apparire più convincenti possibili per la lettura di chi, in buona fede, non avendo conoscenze nello specifico non entra nel merito della questione, o semplicemente riporta cifre lette da un altro commento. O al contrario: una persona si intende di uno specifico argomento ma, dall’altra parte, ci sono persone che lo accusano di scrivere numeri o notizie inventate. Ma allora come si riconoscono i finti numeri? Di chi ci si può fidare? Di nessuno, soprattutto se convinto che un partito alle elezioni abbia vinto con il 60% dei voti. Certe cifre sono di per sé ridicole anche ad una prima lettura.

https://elezioni.repubblica.it/

Complottismo a parte, possiamo cercare approfondimenti o articoli inserendo nella barra di un motore di ricerca parole chiave, per quanto riguarda le ultime elezioni, ad esempio: <<elezioni 2018>>. Fra i vari risultati, prima di sceglierne uno, sarebbe meglio guardare a quale sito web riconduce il link, se il sito è nuovo o è già noto, in seguito controllare le fonti a cui si fa riferimento nel testo, chi lo ha scritto e nel caso anche cercare informazioni generali sul tipo di sito. Può sembrare una procedura annosa, ma con un po’ di abitudine le ricerche diventeranno più veloci e si sarà in grado anche di riconoscere subito un dato fallace.

In conclusione, piuttosto che affidarsi alla popolarità di un commento ampiamente condiviso, meglio risalire alla fonte dell’informazione. Per statistiche certe sui casi più eclatanti del trascorso 2018 possiamo trovare diversi riferimenti e dati sui siti del Ministero dell’Interno e sul sito dell’UNHCR (alto commissariato per i rifugiati delle nazioni unite) per quanto riguarda i rifugiati; il sito Istat se invece si cercano informazioni sull’occupazione, disoccupazione e nascite in Italia. L’informazione non è un’opinione.

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