Quando si parla di vecchiaia e anzianità spesso si tende a storcere il naso, associando questi termini ad un periodo considerato generalmente come negativo e non esente da problemi e acciacchi vari.

Nonostante questi luoghi comuni, il recente congresso della Società italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), tenutosi a Roma tra fine novembre e inizio dicembre, ufficializza la soglia italiana di “anzianità” a partire dai 75 anni.

Secondo le ultime indagini la popolazione italiana può adesso considerarsi più giovane: spiega infatti Niccolò Marchionni, professore ordinario dell’Università di Firenze e direttore del dipartimento cardiovascolare dell’Ospedale Careggi: “Un sessantacinquenne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un quaranta, quarantacinquenne di 30 anni fa. E un settantacinquenne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980.

“Oggi alziamo l’asticella dell’età a una soglia adattata alle attuali aspettative di vita nei Paesi con sviluppo avanzato. I dati demografici ci dicono che in Italia l’aspettativa di vita è aumentata di circa 20 anni rispetto alla prima decade del 1900″ – continua Marchionni – “non solo, larga parte della popolazione tra i 60 e i 75 anni è in ottima forma e priva di malattie per l’effetto ritardato dello sviluppo di malattie e dell’età di morte”.

Situazioni profondamente diverse rispetto al passato dunque, come conclude lo stesso professore: “Del resto la realtà è sotto gli occhi di tutti: una persona che ha 65 anni ai giorni nostri non si riesce proprio più a percepirla come anziana”.

L’aspetto più interessante del convegno è inoltre il fatto che si sia optato per una definizione dinamica di “anzianità”, che tenga cioè conto delle mutate condizioni socio-demografiche che hanno interessato la nostra storia nazionale.

Questa prospettiva può aprire a diversi scenari, che possono anche portare a casi paradossali: il caso del sessantanovenne olandese Emile Ratelband è l’emblema di un parametro che dovrà necessariamente essere guardato da un’altra prospettiva. L’arzillo signore è balzato agli onori della cronaca per aver intentato una causa in tribunale per modificare la sua data di nascita, per il semplice motivo – a suo dire – che si sentiva energico come un quarantanovenne.

Sebbene questa vicenda possa sembrare bizzarra e di poco senso – Ratelband ha perso pure la causa – ragionando a fondo della questione si può in realtà trarre delle interessanti conclusioni. È molto chiaro che i tempi stiano rapidamente cambiando, e si dovrà tener sempre più in considerazione, anche lavorativamente parlando, degli individui che hanno passato soglie d’età che un tempo erano il preludio della fine di un’esistenza. Sulla soglia dei sessant’anni e oltre molte persone si sentono ancora pronte a giocarsi le loro carte e vivere a volte anche in modo più emozionante di prima, grazie all’esperienza maturata nel corso degli anni.

Al giorno d’oggi infatti la scienza e la ricerca hanno permesso di combattere sempre più efficacemente tutte le problematiche legate all’invecchiamento. Molte malattie hanno visto il loro tasso di mortalità abbassarsi significativamente, grazie anche ad un costante progresso tecnologico. Secondo gli ultimi dati Eurostat l’aspettativa di vita media italiana è di circa 80 anni per gli uomini e circa 85 per le donne.

Siamo dunque tenuti ad essere particolarmente ottimisti per il futuro. Se da una parte siamo bombardati da ogni sorta di catastrofismo odierno verso un futuro minacciato da sovrappopolazione e Global Warming, dall’altra possiamo aspettarci di vivere sempre più a lungo, e magari avere anche più tempo per risolvere tali odierne afflizioni.

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