19 gennaio 2019

Milano e il cinema: un legame in continuo divenire, in mostra a Palazzo Morando

Milano e il cinema: un legame in continuo divenire, in mostra a Palazzo Morando

Quella tra Milano e il cinema è una storia che dura ormai da diversi anni. Per questo, MilanoinMostracol patrocinio della Regione Lombardia – ha pensato a un’esposizione che raccontasse il rapporto tra il capoluogo lombardo e la settima arte. Fino al 10 febbraio 2019, a Palazzo Morando, è in mostra Milano e il Cinema.

Alla fine dell’Ottocento, nel capoluogo lombardo arriva una nuova tecnologia che aveva meravigliato e affascinato i francesi: il cinematografo. A seguito di questo magico incontro, il legame tra Milano e il cinema sembra nascere sotto le migliori stelle: Luca Comerio costruisce dei grandi teatri di posa a Turro, che diventano presto il fiore all’occhiello della città agli occhi del resto del mondo; inoltre l’industria cinematografica si sviluppa, crescendo a ritmi incoraggianti. In questo contesto, il proliferare di sale da proiezione (nel 1908 erano già settanta) non fa che sottolineare l’ottima accoglienza che Milano ha riservato alla nuova forma d’arte. Con gli anni Trenta, le grandi realtà cinematografiche milanesi devono scontrarsi con il regime, che decide di spostare tutte le produzioni nei nascenti studi di Cinecittà. Milano, tuttavia, mantiene il suo animo stacanovista e non si arrende. Nel corso del decennio, infatti, prendono vita una serie di pellicole che cercano di cogliere nei cambiamenti repentini della città l’essenza stessa della modernità: Miracolo a Milano, Rocco e i suoi fratelli, La Notte e Il posto sono solo alcuni dei titoli che immortalarono le atmosfere cittadine e catturano l’incanto e le contraddizioni di una metropoli in continua evoluzione.

Con gli anni Sessanta, fedele al suo spirito di città operosa, Milano diviene il luogo centrale per l’ideazione e la realizzazione di due nuovi filoni cinematografici: quello pubblicitario (che ha la sua massima espressione in Carosello) e quello industriale, con l’obiettivo di valorizzare le realtà imprenditoriali attraverso lo sfruttamento del linguaggio filmico. Tra le aziende protagoniste ricordiamo Pirelli, Breda e Edison, solo per citarne alcune. Gli anni Settanta vedono affermarsi la stagione dei poliziotteschi – che trovano nel capoluogo lombardo il set ideale – ma soprattutto il proliferare della commedia in salsa meneghina, con protagonisti che ormai sono entrati di diritto nell’immaginario di tutti, come Pozzetto o Abatantuono.

Quello di Milano e il Cinema è percorso cronologico ed eterogeneo: nove sale, centocinquantacinque fotografie, una trentina di manifesti, e dodici schermi con sequenze video danno vita a un amarcord di set celeberrimi ma, anche, un percorso ragionato su Milano città del cinema come industria.

«La splendida protagonista di Gli uomini che mascalzoni… di Mario Camerini negli anni Trenta, Cronaca di un amore di Michelangelo Antonioni e di Miracolo a Milano di Vittorio De Sica negli anni Cinquanta è anche la città, esuberante e caotica, in continua trasformazione, dannatamente ricca e meta di emigrati dal Sud, così come raccontano Eduardo De Filippo con Napoletani a Milano e Mario Landi con Siamo tutti milanesi: una Milano apparentemente fredda, ma in realtà pronta ad accogliere i forestieri.  Anche quelli più prevenuti, come i fratelli Caponi (Totò e Peppino De Filippo) nel film del 1956 di cui si ricordano tutte le battute, Totò, Peppino e… la malafemmina.»

– Claudio A. M. Salsi, Direttore Area Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici

Palazzo Morando è il luogo in cui si racconta la storia di Milano. Milano e il Cinema, infatti, fa parte di un percorso più ampio, iniziato con Milano tra le due guerre. Alla scoperta della città dei Navigli attraverso le fotografie di Arnaldo Chierichetti (2013) e proseguito con Milano, città d’acqua (2015) e Milano, storia di una rinascita. 1943-1953 dai bombardamenti alla ricostruzione (2016) e Milano e la mala (2017). Questa serie di iniziative narrano il capoluogo lombardo a partire dalla sua specificità e dalle sue vicende sociali, capaci di trasformare in modo radicale il volto della città.

 

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