Vivere liberi, senza la preoccupazione di avere un lavoro, un figlio, una casa, una rispettabile posizione nella comunità. Un sogno, soprattutto per una generazione, quella dei millennials, per cui costruirsi un futuro accettabile sembra un’impresa eroica priva di ogni avventuroso entusiasmo.

Nonostante questo evadere da un mondo opprimente e vivere senza regole è possibile, almeno se ci si trova nel disegno utopico di Andrea Arnold, regista di American Honey. Il film, premiato dalla giuria al Festival di Cannes nel 2016, racconta la fuga di Star, adolescente intrappolata in un’esistenza senza speranza, travolta da Jack, a capo di una banda di giovani scapestrati, apparentemente liberi nulla facenti.

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In realtà Jack non è altro che il “contabile” di un business gestito dalla dispotica Krystal, sua incostante amante: i folli ragazzi viaggiano a bordo di un furgone che profuma di fumo e corre a ritmo di musica, per vendere abbonamenti porta a porta. Così Star e Jack s’innamorano: e il loro amore non ha niente di convenzionale, è acerbo e rassegnato come le gioventù americana descritta dalla Arnold, la generazione dopo l’AIDS, il punk e la collera. Confusi, esagitati, psicologicamente instabili e sessualmente indeterminati, i personaggi fotografati in American Honey non sognano più. A farlo per loro è la musica, quella che ogni millennials ascolta spesso senza farci troppo caso, ma che in questo road movie selvaggio diventa l’urlo soffocato nel cuore dei ragazzi. E sulle note di Rihanna e altri motivetti pop contemporanei, i ragazzi guardano i paesaggi del Midwest, cercando l’hopeless place di turno.

L’utopico mondo di Star e dei suoi si rivela, in fin dei conti, per quello che è: un effimera bugia che non conduce a nessuna svolta, un viaggio certo folle, ma sempre uguale a se stesso, simbolo di una routine che intrappola tutti, nessuno escluso. Nonostante ciò Andrea Arnold trasporta sullo schermo una faccia diversa, ignorata, della gioventù quella che si mimetizza tra la folla, vive ai margini rifiutando di adattarsi alle convenzioni dettate da chi cerca di plasmarci ad immagine e somiglianza di piccoli servi del costume.

La luce di American Honey investe chiunque, generando entusiasmo, delusione, ma per fortuna anche la speranza di avere un’alternativa.

FONTI

Mymovies