20 gennaio 2019

“Che ora nessuno più legge perché non esiste l’oggetto per cui era scritto”

“Che ora nessuno più legge perché non esiste l’oggetto per cui era scritto”

Non voglio annoiarvi, ve lo giuro.

Nel 1804 il filosofo Pietro Verri, nelle sue Osservazioni sulla tortura, scrisse:

Non aspetto gloria alcuna da quest’opera. Ella verte sopra di un fatto ignoto al resto dell’Italia; non vi sarà eloquenza o studio di scrivere: cerco unicamente di schiarire un argomento che è importante. Se la ragione farà conoscere che è cosa ingiusta, pericolosissima e crudele l’adoperar le torture, il premio che otterrò mi sarà ben più caro che la gloria di aver fatto un libro, avrò difesa la parte più debole e infelice degli uomini miei fratelli; se non mostrerò chiaramente la barbarie della tortura, quale la sento io, il mio libro sarà da collocarsi fra i moltissimi superflui. In ogni evento, sebbene anche ottenga il mio fine, e che illuminatasi la opinione pubblica venga stabilito un metodo più ragionevole e meno feroce per rintracciare i delitti, allora accaderà del mio libro come dei ponti di legno che si atterrano, innalzata che sia la fabbrica, e come avvenne al sig. marchese Maffei, che distruggendo la scienza cavalleresca e annientandone gli scrittori, annientò pure il suo libro, che ora nessuno più legge perché non esiste l’oggetto per cui era scritto.

Parafrasando l’italiano ottocentesco, seppur fluente, di Verri, in poche parole il filosofo auspicava una fine ignobile al suo trattato poiché significherebbe che in futuro non ce ne sarebbe più stato bisogno. La verità è che la tortura, dopo più di duecento anni da questo perfetto e impeccabile trattato (che consigliamo di scaricare gratuitamente in PDF dal web), è ancora in auge in alcuni tra i paesi che si considerano “moderni“. La lotta tra il bene e il male non avrà mai fine ed è importante continuare a trattare argomenti spinosi quando questi diventano attuali.

Ora facciamo un altro bel salto avanti.

Alle porte del 2019 uno degli argomenti di cui è necessario, ahinoi, parlare è il sessismo. Ahi-noi perché si fa molta fatica ad affrontare questo argomento in cui è facile cadere nel qualunquismo e mancanza empatica, oppure si rischia di ripetere sempre gli stessi sani concetti che, a quanto pare, non riescono ad attecchire nelle menti della maggioranza di noi. Spero, come il buon Verri, che questo articolo un giorno venga distrutto per la sua inutilità, ma nel frattempo l’argomentazione che più si addice a questo tentativo di trovare un’alternativa, è quella di provare a entrare nella forma mentis che vorremmo. Proviamo a utilizzare l’empatia, adottare il punto di vista di chi subisce ogni giorno sessismo, iniziamo ad ascoltare le voci che possono sensibilizzarci. In redazione ascoltiamo musica tutti i giorni, è il nostro pane quotidiano e di questo sappiamo occuparci, ascoltare le voci femminili, gay, transgender ma non solo, voci cantautorali (spesso chi scrive canzoni alle interpreti è un uomo, quindi il gioco non vale) pensiamo che sia un buon allenamento per entrare in empatia con chi l’argomento lo vive e non ne parla solamente come sto facendo io (maschio bianco etero) in questo momento.

Provate ad ascoltare le parole di Maria Antonietta, il nuovo disco de La Rappresentante di Lista, i testi di Annabit o di Erica Mou.

Poi abbiamo il Pantheon delle regine della canzone italiana: Carmen Consoli, Cristina Donà, Paola Turci, Nada e Teresa de Sio.

Adele Nigro scrive e canta in inglese negli Any Other, mentre M¥SS KETA utilizza un approccio critico più provocatorio.

Se non vi piace il genere si può virare su una vastissima scena Hip-hop e Trap femminile di cui fanno parte Leslie, Comagatte, Nibirv, EVA REA. Consigliamo di dare un ascolto anche se non piace il genere, per davvero.

Tiziano Ferro e la Nannini già li conoscete, date un’occhiata a Immanuel Casto e la gender Mc Nill.

Ora cliccate su Cancella Articolo sessista.

FONTI

Pietro Verri, Osservazioni sulla tortura, Bur, 1804

LaStampa

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