Un gioiello immerso nel nulla: ecco come descriverei in poche parole Cordova, città della Spagna meridionale circondata da una terra brulla solo in parte coltivata.

Il sole, specialmente in estate, è impietoso su questa terra, sui suoi campi e le sue colline, e la calura rende difficile abitare il luogo, ma diversa è la faccenda per i turisti, che numerosi non esitano ad affrontare il lungo viaggio per arrivarci e vederne gli splendori.

Cordova è infatti una città ricca di storia, che vede i suoi albori in epoca preistorica, fino ad arrivare ai cartaginesi e ad Annibale. L’insediamento viene presto inglobato nell’impero romano, che lascia le sue tracce nell’imponente ponte che congiunge le due parti della città, scorrendo sul fiume Guadalquivir, le cui rive sono dipinte dal verde degli alberi e dei canneti ed è decorato da piccole isole di vegetazione che emergono dall’acqua.

Ma proseguiamo, perché dopo il ponte e l’arco di trionfo che ne è all’inizio, si apre la grande moschea (Mezquita) di Cordova. Bisogna però percorrere il lato occidentale per arrivare all’ingresso, passando al di sotto dell’imponente e bellissimo minareto. Dentro, dopo un grande cortile con alberi e fontane, si entra nella moschea vera e propria, dove ci accoglie una foresta di colonne sormontate da un doppio arco di pietra decorato in rosso e bianco in una luce soffusa eppure suggestiva.

Proseguendo lungo le vie della città, per l’antico quartiere ebraico (Juderìa), che sorprende per il suo dedalo di strette viuzze, giungiamo poi all’Alcázar dei Re Cristiani.

“Alcázar” è la parola araba per “fortezza”, e ci viene subito strano pensarla accostata ai “re cristiani”. L’attuale struttura fu ricostruita sull’antico edificio arabo raso al suolo: siamo all’epoca della Reconquista spagnola, e i monarchi dei regni cristiani iberici, dopo aver conquistato Cordova, pongono in questa città la loro sede operativa per attaccare la vicina e ancora resistente Granada. Inseguito, dal 1482, divenne la sede dell’Inquisizione e gran parte della struttura venne trasformata in prigione. È in questo luogo inoltre, che Cristoforo Colombo chiese i fondi per la sua ardita spedizione verso le Indie.

Il monumento è imponente con la sua pietra chiara e i suoi bastioni, che possono essere raggiunti facilmente servendosi di alcune rampe di scale e che regalano una vista dell’intera città dall’alto. L’interno è in gran parte ricostruito e dipinto di bianco, ma in alcune sale si possono vedere dei mosaici romani ritrovati in seguito ai lavori nella piazza della Corredera. Ma è l’esterno la vera bellezza dell’Alcazar, con un giardino all’italiana intervallato da una serie di piscine che rinfrescano anche solo a guardarle, mentre i pesci nuotano nell’acqua desiderosi di strappare ai turisti qualche pasto extra. Imponente sebbene incompleto, è un lungo viale di cipressi in cui, ai lati di una vasca d’acqua cristallina, le statue dei re della Reconquista si susseguono, alternandosi agli alberi dando vita ad un’immagine di sapore quasi tolkieniano.

Una volta finito il giro di monumenti, ponti e moschee, perché non rilassarsi un po’? Le strade di Cordova sono pieni di mercatini e negozi dove comprare souvenir e darsi allo shopping sfrenato. Se qualcuno ha nostalgia dell’Italia e dei negozi più tradizionali non tema: Pandora, Primark e molte altre vecchie conoscenze sono lì a portata di mano!