Giunti al termine di un anno ricco di belle sorprese e cocenti delusioni, è doveroso stilare un resoconto finale dei film che hanno rappresentato quest’annata cinematografica. La lista in questione comprende titoli e relativi commenti di dieci lungometraggi usciti nelle sale italiane dal primo di gennaio al trentuno di dicembre del 2018. L’unico strappo alla regola è rappresentato dal film La Sombra de la Ley, opera spagnola distribuita dalla piattaforma Netflix in Spagna e ancora inedita nel nostro paese.

Nonostante ciò, la lista vuole omaggiare i film più rappresentativi e meglio realizzati, le opere che, più di altre, hanno saputo regalare fortissime e indimenticabili emozioni.

10. La casa delle bambole – Ghostland, di Pascal Laugier. Quarta opera del maestro del cinema francese che torna alla ribalta con un film terrificante. Due sorelle adolescenti e la loro madre prendono possesso di un’antica casa appartenuta ad una lontana parente. Una volta giunte a destinazione vengono ferocemente aggredite da una coppia di psicopatici. La narrazione prosegue raccontando la vita delle tre donne molti anni dopo, scosse ancora dal terribile episodio. Beth, la protagonista, rivive quasi per magia gli avvenimenti di quella notte fino a che le due linee temporali di passato e presente si fondono in un’unica narrazione dalla quale la ragazza non potrà più uscire. Laugier firma un’opera disturbante che regala sequenze al cardiopalma rievocando a tratti alcuni momenti del suo capolavoro Martyrs.

9. Sulla mia pelle, di Alessio Cremonini. Film che non ha bisogno di presentazioni. La storia dell’ultima settimana di vita di un trentenne romano arrestato per possesso di stupefacenti e picchiato a morte dalle forze dell’ordine. Cremonini evita a tutti i costi la rappresentazione agiografica di Cucchi concentrandosi invece su una messa in scena veritiera e fortemente realistica. Sulla mia pelle è un film straziante e doloroso, il dramma di un silenzio che ha scosso l’Italia intera e che, ancora oggi, non ha trovato la sua doverosa giustizia.

8. Il filo nascosto, di Paul Thomas Anderson. Opera maestosa che eguaglia la perfezione visiva e simmetrica del cinema di Stanley Kubrick. Maggiormente conosciuto per essere l’ultima interpretazione del grande Daniel Day-Lewis, Il filo nascosto è la storia di un ricco stilista londinese che, nonostante il carattere schivo e la fama di eterno latin lover, si innamora della giovane e carismatica Alma. Una storia d’amore perverso e morboso raccontata da un Anderson al meglio della sua forma. Potente e ineguagliabile, un film che sfiora la perfezione ed eleva il regista californiano a genio vivente del cinema contemporaneo.

7. Dogman, di Matteo Garrone. Ancora l’Italia e ancora una storia di cronaca nera, questa volta ampiamente romanzata per esigenze cinematografiche. Liberamente ispirato alle vicende del Canaro della Magliana, toelettatore di cani residente nell’estrema periferia romana, Dogman è un film meraviglioso che mescola la crudezza del neorealismo alla magia surreale del cinema di Matteo Garrone, il miglior regista italiano in circolazione. Una storia di vendetta ma soprattutto di profonda solitudine e amara tristezza.

6. Annientamento, di Alex Garland. Famoso per la sua collaborazione con Danny Boyle, Alex Garland è un talentuoso sceneggiatore che esordì al cinema con il bellissimo Ex Machina nel 2015. Un gruppo di scienziati scopre una zona protetta denominata Area X in cui si sta originando un ecosistema crudele in grado di mutare geneticamente tutto quello che tocca. Quattro studiose si avventurano nell’Area X scoprendo cose che avrebbero preferito non sapere. Annientamento è fantascienza-horror, un film maturo ed estremamente profondo che racchiude concezioni filosofiche sul senso della vita e l’impossibilità da parte dell’uomo di comprendere il divino. Degno erede di Alien e Blade Runner di Ridley Scott.

5. La sombra de la ley, di Dani de la Torre. Piccola eccezione di questa lista rappresentata da un film spagnolo degno di nota. Ambientato nella Barcellona degli anni ’20, La sombra de la ley è un epico racconto gangster incentrato su un gruppo di poliziotti corrotti che indagano su un cospicuo gruppo di operai in rivolta contro i loro datori di lavoro. L’indagine porterà alla luce numerosi segreti riguardanti un’epoca dura ma affascinante che il regista Dani de la Torre ha magnificamente rievocato in un film sensazionale.

4. Soldado, di Stefano Sollima. Bellissimo sequel del monumentale Sicario diretto da Denis Villeneuve nel 2015. Non è da considerarsi un vero e proprio seguito in quanto la storia di Soldado si situa in un universo a sé stante senza seguire o precedere cronologicamente gli avvenimenti del primo film. Continua la lotta ai cartelli messicani attraverso metodi poco ortodossi e non convenzionali. I protagonisti Josh Brolin e Benicio del Toro fanno a gara per chi recita meglio e Stefano Sollima dimostra di essere un regista pazzesco. Orgoglio italiano.

3. Blackkklansman, di Spike Lee. Al terzo posto svetta l’ultima magistrale opera di Spike Lee, regista afroamericano che ha edificato la sua intera filmografia sulla lotta al razzismo. Blackkklansman è liberamente ispirato alla figura di Ron Stallworth, detective di colore che, grazie all’aiuto del collega Flip Zimmerman, riuscì ad incriminare numerosi membri del Ku Klux Klan negli anni ’70. Spike Lee firma un’opera intelligente che aiuta a riflettere sui danni della discriminazione sociale e sull’ignoranza della non conoscenza. Finale da pelle d’oca.

2. Tonya, di Craig Gillespie. La maggior parte dei biopic prodotti da Hollywood sono filmetti mediocri che hanno il terribile difetto di voler/dover elevare a figura divina il personaggio preso in oggetto. Tonya si discosta da tutto ciò e propone un racconto veritiero e schizzato della controversa pattinatrice Tonya Harding. Gillespie firma un capolavoro ignorando gli stilemi da lacrima-movie tipici dei biopic americani per concentrarsi sulla descrizione di una società marcia e spietata e di un gruppo di personaggi folli che diventano vittime di se stessi. Un film sensazionale in cui emerge la bellissima e bravissima Margot Robbie.

1. Tre manifesti a Ebbing, Missouri, di Martin McDonagh. Ebbene si, il più bel film dell’anno è il pluri discusso Tre Manifesti a Ebbing, Missouri. Le indagini relative alla morte di una ragazza – stuprata e successivamente arsa viva – da parte della madre e del corpo di polizia della città di Ebbing sono utilizzate da McDonagh come una sorta di MacGuffin hitchcockiano per parlare di una società bugiarda e retrograda come quella statunitense. Un capolavoro di scrittura e recitazione, un film così potente e bello da divenire un cult ancor prima della sua uscita nelle sale del nostro paese. Tre manifesti è un film meraviglioso ed emozionante, un’opera che riempie il vuoto che risiede in ognuno di noi e intrattiene in maniera intelligente per due ore raccontando una storia di tutti i giorni nella quale lo spettatore si trova magicamente coinvolto in prima persona.

FONTI

IMDB