Pablo Picasso, desiderò per tutta la vita vivere e lavorare in antiche dimore, circondato da stucchi, specchiere e decori baroccheggianti.

Lo stesso artista che fu tra i primi a dare l’incipit dei cambiamenti artistici avvenuti lungo l’arco del XX secolo e che, con le sue Demoiselles d’Avignon, aveva aperto la strada al Cubismo; che pur partendo da una formazione artistica rigidamente accademica e conseguita con successo, aveva abbandonato la pittura tradizionale per tornare alle forme pure, talvolta quasi infantili della pittura e della scultura arcaica. E ancora, lo stesso uomo che per primo iniziò a impiegare materiali di scarto per realizzare le sue opere, mandando in frantumi l’ideale classico di una scultura creata con un materiale nobile e proiettata verso l’eternità.

Sebbene possa apparire in contrasto con il suo spirito rivoluzionario, il pittore moderno per eccellenza voleva vivere immerso nell’antico.

Pablo Picasso ritratto nel suo atelier

A testimoniarlo ci sono centinaia di fotografie che lo ritraggono nel suo privato, circondato da una miriade d’oggetti, da un modesto disordine e da svariate capre, vere e in bronzo, che animavano il giardino.

Nel 1974 lo Stato francese riceve una dation en paiement dagli eredi di Picasso, il quale era morto l’anno precedente; si tratta ovvero di una forma di pagamento, introdotta in Francia negli anni Sessanta, per la quale è consentito pagare le tasse di successione invece che in denaro con opere d’arte. È così che lo Stato francese diventa proprietario di un vasto numero d’opere dell’artista spagnolo, a cui si aggiunse in seguito la donazione fatta dalla famiglia della collezione personale di Picasso, che aveva assemblato opere di amici e maestri, tra cui Braque, Matisse, Mirò, Cézanne e Degas, giusto per citarne alcuni. Tutte queste opere, che divennero ben presto l’insieme più ricco e vario dell’opera di Picasso, necessitavano dunque di un luogo dove essere adeguatamente esposte. Fu proprio considerando la predilezione di Picasso per le antiche dimore, che facevano da sfondo ai suoi lavori, che lo Stato francese decise di far restaurare il seicentesco Hôtel Salé nel quartiere del Marais, a Parigi, per adibirlo a museo interamente dedicato all’artista.

Scorcio del primo piano dell’Hôtel Salé con lampadari di Giacometti e opere di Picasso

Dopo i lavori di restauro, che videro tra l’altro la partecipazione di Diego Giacometti in veste di decoratore e designer, il museo fu infine aperto nel 1985. La collezione venne ulteriormente ampliata nel 1990, in seguito alla morte di Jacqueline Roque, moglie di Picasso, per mezzo di un’altra dation en paiement e infine a seguito della donazione nel 1992 degli archivi personali dell’artista. Per adattarsi alle nuove esigenze espositive e all’aumentato numero d’opere da ospitare, il museo subì un’ulteriore opera di restauro nel 2011 e venne re-inaugurato, nel 2014, dall’allora presidente François Hollande.

Il piano terra del museo ospita mostre temporanee legate al mondo picassiano; fino a metà gennaio sarà per esempio visitabile la mostra Picasso. Chefs-d’oeuvre! che si interroga sulla definizione dell’opera d’arte e sul suo riconoscimento da parte del pubblico. Ovvero, fulcro dell’esposizione sono quelle opere di Picasso che oggi consideriamo masterpieces e che furono invece inizialmente accolte con freddezza, se non addirittura rigettate, come capitò al sopra citato Les demoiselles d’Avignon che scandalizzò gli stessi colleghi dell’artista.

Il Museo Picasso è indubbiamente una tappa fondamentale per chi si reca nella capitale francese, non solo per la collezione che non ha eguali, ma anche per visitare l’hôtel particulier, notoriamente uno dei più belli del quartiere del Marais, che fa da cornice alle opere che in questa dimora hanno ritrovato il loro ambiente naturale. Visitare il Musée Picasso significa addentrarsi per qualche attimo nel suo mondo, dove creature mitologiche, capre e animali fantastici convivono in un tutt’uno. Un accostamento o, meglio, un riuscitissimo dialogo tra antico e moderno, eclettico tanto quanto suggestivo.

Lo scalone seicentesco del Museo Picasso

Certo al museo manca quel moderato disordine caratteristico dell’atelier dell’artista spagnolo, non si trovano capre vere tra quelle in bronzo e materiali di scarto; nonostante ciò si percepisce la bellezza di cui Picasso si era circondato, l’equilibrio tra forme, colori ed epoche differenti. L’armonia è ciò che regna in questo museo dove l’elegante scalone d’ingresso seicentesco fa da spettacolare ambiente scenico a una testa decomposta di statua picassiana, dove il candore dei marmi è ancor più esaltato dall’accostamento delle tele dell’artista spagnolo ricolme d’una esplosione di colori cangianti. Peccato solamente che questo dialogo tra antico e moderno così ben percepibile all’ingresso, come doveva essere nella dimora dell’artista, si perda nelle stanze successive, dove un’esigenza d’esposizione più tradizionale e anonima ha avuto infine la meglio.

Il museo, al numero 5 di Rue de Thorigny, è visitabile dal martedì al venerdì dalle 10.30 alle 18.00 e il weekend dalle 9.30 alle 18.00. Il biglietto d’ingresso è di 12,50 euro, con possibilità di tariffa ridotta, se non di entrata gratuita, per giovani e studenti.

Due sculture di capra, animale prediletto da Picasso, esposte al museo

FONTI

Visita dell’autrice al museo

Musée Picasso

CREDITS

Immagine 1

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