Ti guardo rosicchiare
quell’osso
oramai martoriato
a cui non rinunci
che non molli mai
finché non l’hai sfinito
e ripenso a quanto tempo
l’hai lasciato lì,
abbandonato,
prima di riprendertelo.
Così è la scrittura
come la vivo io:
arriva Lei, l’idea
limpida
e attraente
in cui mi tuffo
come in un mare cristallino.
Ma
quasi subito
esco da quell’acqua per il troppo freddo
e non rientro più
nella distesa gelata
finché la morsa del sole
non mi vince.
Allora
mi tuffo di nuovo,
nuoto fino al primo scoglio
ma poi sono stanca, ho il fiatone.
Mi riposo lì, quanto basta.
Su quello scoglio rimango
ferma
circondata dal mare
e dai miei pensieri:
torno indietro o arrivo al prossimo?
Indecisa, aspetto
il momento giusto per proseguire.
Ed è lì, quando
finalmente mi ributto
che tu ti accanisci
sul quel maledetto osso
e io nuoto
nuoto
e nuoto
per arrivare
sull’altra sponda:
scrivo.

 


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