20 gennaio 2019

I migliori dischi millennials del 2018

I migliori dischi millennials del 2018

Articolo di Mattia Muscatello e Antonella D’Agnano

La classifica dei dieci brani tratti dai dieci album migliori del 2018. Un millennial pride di voci nate dall’81 al ’96, stilata da chi di millennials se ne intende.

10 – Ce lo chiede l’Europa di Dutch Nazari
Classe ‘89, è proprio così che inizia la sua biografia ufficiale. Dutch è padovano, artista collocato in quel reparto che raccoglie tutti i transgender (musicali, si intende) che surfano tra l’hip-hop e il cantautorato. Lo dimostra in Ce lo chiede l’Europa, un disco con sonorità che ricordano gli Offlaga Disco Pax e atmosfere alla Marassi degli ultimi Ex Otago, forse anche per l’estetica del disco. Dutch è un guerriero della comunicazione, nei contenuti e per la freschezza con cui li tratta, si aggiudica il decimo posto della classifica Millennials.

Brano consigliato: Guarda mamma senza money

9 – Blue Karaoke di Mecna
Cambio etichetta ma non cambio testa” canta il rapper pugliese Mecna (classe ‘87) nella prima traccia di Blue Karaoke, primo album (dei suoi quattro) pubblicato per una major. Ed è vero, sicuramente l’artista non ha deluso i suoi ascoltatori più affezionati: c’è la scrittura di sempre, intima, autobiografica, caratterizzata un po’ da quello stream of consciousness che fanno sentire le sue parole così vicine a chi lo ascolta. L’unica differenza è nel sound, che vede l’entrata più decisa dell’elettronica. Il risultato è sicuramente positivo.

Brano consigliato: 31/09

8 – Go Go Diva di La Rappresentante di Lista
Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, entrambi classe ‘88.
Go Go Diva arriva il 14 dicembre come un regalo di Natale. Ciò che colpisce maggiormente è la raffinatezza e la potenza con cui viene trattato il tema del femminino sacro, che purtroppo e per fortuna quest’anno è stato spesso discusso, esaminato, utilizzato e sfilacciato da bocche più o meno competenti. Chi più di una donna può analizzare il rapporto con il proprio corpo? La Rappresentante di Lista si assume (già dal nome) questa responsabilità, portando a termine il compito con una votazione favorevole che conferma la fiducia in parlamento.

Brano consigliato: Questo corpo

7 – Nuova Napoli di Nu Guinea
Massimo Di Lena e Lucio Aquilina, due musicisti partenopei trapiantati da quattro anni a Berlino. Cosa hanno combinato? La lontananza ha provocato una maledetta nostalgia e hanno ritrovato il calore delle proprie origini. Un disco che è una raccolta di racconti poliziotteschi e malinconici ambientati sulle strade di una Napoli funkeggiante degli anni ‘70. Dentro ci sono Eduardo De Filippo, Calibro 35, Lodovico Gasparini, Pino Daniele, tradizione e modernità. Un disco che è nu cuopp e’ mar da gustare come street food, street music patrimonio dell’umanità.

Brano consigliato: Parev’ Ajere

6 – Cosmotronic di Cosmo
Come lui, con il suo elettropop cantautorale, in Italia probabilmente nessuno. Classe ‘82, Marco Jacopo Bianchi, alias Cosmo, in precedenza frontman del gruppo indie rock Drink to me, non ha decisamente scelto di accontentarsi con questo suo terzo album in studio da solista. Riesce a unire, attraverso la sua musica, sia gli amanti del genere dell’elettronica sia i meno esperti, oltre a riservare particolare attenzione per la parte prettamente testuale (che non è marginale come ci si aspetterebbe), come si può osservare dalle tracce che sono diventate vere e proprie hit.

Brano consigliato: Tutto bene

5 – Evergreen di Calcutta
E anche con la sua ultima fatica, il re indiscusso della musica indie italiana ha dimostrato di essere perennemente una spanna sopra a tutti i suoi colleghi. Non è solo grazie, come molti insinuano, all’aspetto “trasandato” o al bizzarro nickname di Instagram (“calcutta_foto_di”): la differenza tra lui e gli altri è che Calcutta (classe ‘89) sa farsi portavoce di un’intera generazione. Sa parlare di banalità in modo divertente, sa accostarle a immagini al limite del surrealismo (talvolta anche abbastanza oscure ma che al pubblico piacciono ugualmente) e sa creare tormentoni, oltre ad avere davvero qualcosa da dire. Che non è mai scontato, soprattutto prendendo in considerazione il panorama indie pop.

Brano consigliato: Saliva

4 – Notti brave di Carl Brave
Per come è impostato era quasi inevitabile che il primo lavoro da solista di Carl Brave (classe ‘89) non avesse un incredibile successo: cantautorato rap, featuring con artisti importantissimi del panorama musicale odierno (Fabri Fibra, Coez, Francesca Michielin, Frah Quintale, Gemitaiz e molti altri) e storie già conosciute da qualsiasi millennial che si rispetti. A tutto ciò si aggiunga lo sfondo romano e notturno che è anticipato fin dall’artwork e dal titolo stesso dell’album: il risultato finale è un insieme incredibile di tracce che non si può non canticchiare per mesi e mesi.

Brano consigliato: Pub Crawl

3 – Vivere o morire di Motta
Classe ‘86, il secondo album è sempre il più difficile, ma qui è venuto particolarmente bene. Chi l’ha detto che un’anima rocker non possa parlare dei grandi temi? Felicità, famiglia, rapporto col tempo e con i genitori, l’amore. Oddio l’amore, non nominarlo nemmeno che skippo subito canzone. No. Qui non succede mai. Si comincia con una intro strumentale cupa e pazzesca che dura più di un minuto, e ti traghetta dall’altra parte dell’Acheronte per non lasciarti mai fino alla fine del disco. Ti atterrisce, ti intenerisce, ti fa incazzare e nel finale ti lascia in lacrime, in silenzio.

Brano consigliato:  Mi parli di te

2 – Deluderti di Maria Antonietta
Il 2018 è stato l’anno del ritorno (dopo quattro anni di assenza) di Letizia Cesarini, alias Maria Antonietta: classe ’87, un timbro inconfondibile. Questo terzo album in studio è indubbiamente il migliore della cantautrice: permeato di malinconia al punto giusto, zeppo di tracce dalle tematiche precise e uno sguardo nettamente disincantato. E’ un po’ come se Maria Antonietta volesse offrire un punto di vista differente (e consapevole di essere tale). Del resto, il fil rouge di tutto l’album è riscontrabile proprio nel titolo (nonché nell’omonima prima traccia): la delusione degli altri come conseguenza di una propria autoaffermazione e, quindi, un invito a tutti gli ascoltatori a non tentare di assomigliare a una semplice “linea di contorno”.

Brano consigliato: Abitudini

1 – Playlist di Salmo
Video promozionale senza allusioni e giri di parole caricato direttamente su Pornhub, copertina del disco con ritratto pastello su carta stropicciata che sembra disegnato dal nipotino alle elementari durante l’ora di disegno, titoli dei brani in capslock sparati in faccia come un urlo. Questi sono i presupposti di Playlist, quintogenito disco di Salmo registrato ai Red Bull Sudios di Los Angeles, che appena uscito guadagna dieci milioni di streaming in una giornata, che raddoppiano dopo sole ventiquattro ore.

3, 2, 1, Boom

90MIN di applausi.

Un disco che esplode come un tappo di Ichnusa ghiacciata aperta con un accendino la notte di capodanno, in una periferia o provincia italiana.

Cosa fate ancora qui? Andate ad ascoltarlo.

Brano consigliato: HO PAURA DI USCIRE

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