Buon compleanno

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ha da poco compiuto 70 anni. Era infatti il 10 dicembre 1948 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava il testo che tutt’oggi conosciamo come la carta più rappresentativa dei diritti e delle libertà che spettano ad ogni uomo.

Essa è una dichiarazione d’amore per l’umanità, che la invita ad essere solidale e democratica, ferma ma giusta, che pensa in grande ma si prende cura anche dei piccoli. Per la prima volta tutti gli uomini sono stati definiti uguali: uomo e donna, di qualsiasi colore della pelle, religione, sesso e gruppo sociale.

Una Carta sorprendentemente moderna ed inclusiva per l’epoca, al pari della nostra Costituzione (entrata in vigore nello stesso anno) come solo chi è sopravvissuto alla guerra e al suo orrore poteva scrivere, pensata per far sì che le brutalità dei due conflitti mondiali non si dovessero più ripetere. I sopravvissuti hanno lasciato in eredità parole scritte nero su bianco per non ricadere negli stessi errori del passato, una sorta di regalo ai nipoti, i quali avrebbero visto i risultati nel tempo. Solo chi ha visto in faccia le barbarie commesse per conto di un odio supremo può invocare, con così grande forza, la predisposizione di norme e azioni per impedire che prevalga di nuovo la tirannia e l’oppressione.

Nel preambolo emerge, tra le tante parole, l’espressione la “pace nel mondo”, tanto auspicata da tutte le miss Italia negli anni. Si chiede venia.

Nel 1948 non si pensava alla globalizzazione tramite internet ma forse, con l’auspicio di realizzare una stretta collaborazione tra le nazioni, gli autori della Carta non pensavano che il più alto sforzo collaborativo tra gli stati si sarebbe realizzato attraverso l’e-commerce.

Che fine hanno fatto i diritti umani? Al confine tra realtà e utopia

Domanda insidiosa se non si vuole cadere nel banale sogno di volere un mondo perfetto o nelle ridondanti lamentele di aspettative deluse.

Nessuno ha mai pensato davvero di raggiungere una pace nel mondo, una sintonia dell’ordine delle cose, non solo non è concretamente possibile ma secondo alcuni proprio al di fuori della natura dell’uomo, sempre pronto a competere e prevalere sull’altro. Si dovrebbe quindi, sostengono, dimenticarsi di questa irrealizzabile utopia e lasciamo quindi il lieto fine alle fiabe Disney.

In questi 70 anni, tuttavia, gli occhi della storia hanno visto tante importanti rivoluzioni ma anche problematici ritorni al passato come un instancabile gioco del tira e molla.

I diritti umani di serie B

In un periodo in cui abbiamo affidato le nostre vite alla globalizzazione, non riusciamo a gestire un fenomeno consequenziale ad essa: la migrazione.

Essa sta destabilizzando l’assetto dell’ordine mondiale, almeno questo è quello che ci viene detto. I migranti sono diventati un facile capro espiatorio, senza diritto alla difesa a cui addossare problemi e fallimenti di cui sono vittime le socialdemocrazie occidentali. Nessuno parla per loro e chi lo fa è stigmatizzato come traditore della patria.

La discriminazione ormai va oltre il colore della pelle, pur essendone ancora il primo fattore.

Oggi i nuovi negri sono i migranti. Coloro che si spostano dal proprio luogo d’origine per migliorare la propria condizione di vita, non solo per fuggire dalle guerre ma anche da fame, corruzione, violenza. Tutte situazioni da cui, verosimilmente, noi tutti fuggiremmo.

Chi non vede il migrante come nemico ricorda infatti che è diritto di tutti cercare condizioni di vita migliori: l’hanno fatto anche molti dei nostri bisnonni andando in massa nelle Americhe.

Proprio in questi giorni, in questo momento, una carovana di persone sta marciando da settimane dall’Honduras verso gli Stati Uniti, per lo più famiglie, donne e bambini affamati e stremati che hanno dovuto lasciare tutto ciò che avevano per salvarsi la vita. Il Presidente degli USA, Donald Trump, li accoglie con soldati armati fino ai denti e pronti a sparare oltre un filo spinato.

Quanto possono essere pericolose persone che scappano dalla fame, dalla corruzione, dalla criminalità, dalla povertà? Le nuove guerre sono quelle nei confronti dei poveri, ed è facile immaginare chi è destinato a perdere.

Da quando si ha paura dei deboli? Bisognerebbe, sostengono in molti, avere paura di coloro che hanno il potere, di coloro che in America posseggono una pistola, non della gente disarmata. Nel mondo si costruiscono armi e bombe atomiche che potrebbe distruggerci da un momento all’altro ma il nostro principale problema sembra essere una carovana di affamati.

The others: Noi e gli altri

Grazie alla paura dell’invasione di massa si legittima la costruzione di muri protetti da fili spinati.

I confini degli stati sono diventati lager, prigioni, cimiteri a cielo aperto, spinti dall’illusione di dover proteggere la propria popolazione interna dagli “altri”. Eccoli i diritti umani, i nostri però, mentrre quelli dei migranti, i cosiddetti “altri”, si trasformano così in diritti di serie B. I loro diritti umani li riconosciamo solo una volta che siamo sicuri che essi siano inermi, controllabili e impotenti.

Secondo alcuni, forze politiche comprese, per mettere in bilico l’Unione dei paesi europei, oltre alla crisi economica, ha dato manforte un’invasione di migranti provenienti per lo più dal centro Africa. Essi sono talmente pericolosi che prima di arrivare ai confini europei di Grecia, Italia e Spagna, ci pensano sistematicamente i libici a renderli inermi: torturandoli, derubandoli e violentandoli.

In Italia non li vogliamo, si sintetizzano le dichiarazioni di gente comune e politici, in fondo siamo già in 60 milioni lungo una penisola fragile. La conseguenza concreta è però lasciarli in mare, senza cibo ed acqua per giorni, facendo intanto a braccio di ferro con l’Europa per dimostrarle quanto possiamo essere forti. Intanto però su quelle barche ci sono esseri umani, fatti di carne ed ossa: donne, bambini, uomini che hanno visto più violenza di quanto potremmo vederne in un film di Tarantino.

La più grave violazione dei diritti dell’uomo degli ultimi anni si sta compiendo nel mar Mediterraneo, ove i barconi diventano bare e al confine tra Messico e USA, ove i bambini vengono divisi dai genitori senza la minima compassione.

Una volta che questi migranti sbarcano, perché sì qualcuno sbarca ancora lungo le coste italiane, gli neghiamo la maggior parte di quei diritti inalienabili e li spogliamo della poca dignità che è loro rimasta. Non li integriamo sul serio perché ciò costa più fatica che emarginarli e poi accusarli di essere diversi e quindi pericolosi. Chi prova ad integrarli viene accusato di non amare abbastanza il proprio “popolo”, perché in fondo prima devono venire gli italiani, così ci viene detto. L’unica integrazione che conviene è quella per mano del Caporalato, che permette ai migranti di restare in Italia, seppur irregolarmente, raccogliendo frutta e verdura nel sud Italia in condizioni al limite della sopravvivenza. Ed ecco che i diritti umani spariscono definitivamente e ricompare una malattia che non si riesce a debellare (vaccini o meno): lo schiavismo. La ricetta è semplice: basta avere un essere umano vulnerabile da un lato, e sciacalli impenitenti dall’altro.

Le donne ed i bambini finiscono invece nella rete più antica del mondo: la prostituzione e lo sfruttamento sessuale.

Tutto questo ci dispiace ma non ci preoccupa, fin a quando noi non rischiamo di diventare gli “altri”.

L’ultimo schiaffo

Un breve richiamo infine alla nostra realtà attuale italiana: lo scorso novembre è stata nominata Stefania Pucciarelli quale Presidente della Commissione per i diritti umani del Senato.

Ora, politicamente parlando ognuno è libero di pensarla come vuole, ma ci sono degli aspetti oggettivi che vanno puntualizzati. Quando un paese sviluppato come l’Italia nomina come rappresentante, portavoce e difensore dei diritti umani in Parlamento una persona che ha inneggiato indiscriminatamente contro la popolazione Rom e i migranti; che ed è favorevole a usare le ruspe come più comoda e veloce soluzione al problema del degrado, è evidente che, senza accorgercene, abbiamo superato un limite ed è quello del buon senso. Così operando, sembra si voglia dare una nuova e distorta visione dei diritti umani stravolgendone la natura, in linea con le pulsioni attuali. Un clamoroso sgambetto a chi, ogni singolo giorno dedica il suo tempo a proteggere e a diffondere dignità, uguaglianza ed interazione sociale. Ci sono valori – suggerisce invece proprio la Dichiarazione – che non si possono barattare con la politica, né tanto meno calpestare con le ruspe. E’ un gioco d’azzardo pericoloso perché si rischia di prendere una via dalla quale difficilmente si potrà poi tornare indietro se non a caro prezzo.

I diritti umani al giorno d’oggi si ritrovano nell’accoglienza e nella solidarietà, o anche in gesti piccoli come non cambiare lato del marciapiede, quando vediamo da lontano un migrante che chiede l’elemosina, per evitare che il suo sguardo incontri la nostra coscienza, dal cui giudizio però non possiamo sfuggire.