Sono passati 10 anni dall’uscita nei cinema di Wall-E, il toccante capolavoro Pixar con protagonista l’omonimo robottino. Uno dei temi principali del film è la denuncia ecologista contro gli eccessi del consumismo e l’incuria per l’ambiente che ci circonda: argomento tutt’oggi di pressante attualità alla luce dei ripetuti allarmi riguardanti i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale, resi ancora più preoccupanti da alcune recenti decisioni politiche molto discusse. 

Anno 2805. La Terra è ridotta a un’immensa discarica abbandonata costellata da grattacieli di rifiuti e ammassi di rottami. Da ormai 700 anni gli uomini hanno lasciato il pianeta per cercare salvezza sulla flotta di navi spaziali varata dalla Buy n Large Corporation (BnL), la grande azienda commerciale che secoli prima ha preso in mano le redini del governo mondiale e sviluppato un programma di pulizia su scala globale rivelatosi fallimentare. Dell’esercito di automi progettati per lo scopo, infatti, solo uno si è mostrato davvero funzionante: il piccolo robot WallE, poco più di una scatola di latta sperduta in un oceano di ferraglia che, secolo dopo secolo, si ostina a portare avanti la sua impossibile missione.  

Tra le poche forme di vita – per quanto artificiale – rimaste sul pianeta, Wall-E raccoglie, raduna e compatta i rifiuti; alcuni li salva per custodirli con affetto, vestigia dimenticate di una civiltà scomparsa. Tra questi, la vecchia videocassetta di un film romantico che ogni sera guarda affascinato, coi grandi occhi dolci riscaldati da un sentimento certo più umano di quelli che animavano chi ha ridotto la Terra a un tale stato. Non sorprende, allora, vederlo innamorarsi di Eve, futuristico robot mandato in ricognizione alla ricerca di vita vegetale. Insieme dovranno portare al capitano della Axiom, la nave ammiraglia della flotta spaziale, la piantina che Wall-E ha rinvenuto tra i rifiuti: simbolo di una nuova speranza germogliata tra le rovine della stupidità umana. 

Gli elementi ambientalisti e anticapitalisti, in Wall-E, costituiscono le fondamenta stesse su cui è imbastita l’intera narrazione. In un futuro non lontano e angosciosamente plausibile, l’uomo ha sfruttato, sprecato e distrutto fino a ridurre la Terra a un guscio vuoto privo di vita. Estinti gli animali, scomparsa la vegetazione, stravolto il clima, altro non rimane se non il frutto marcescente della nostra follia consumistica. Sono dovuti passare ben sette secoli prima che la profonda ferita inflitta al pianeta cominciasse a rimarginarsi, una lenta guarigione simboleggiata dal virgulto scoperto da Wall-E tra l’immondizia. Impossibile non cogliere nella storia le preoccupanti analogie alla nostra situazione attuale e all’impatto negativo che, in quanto specie, produciamo sul pianeta: danni, dicono gli esperti, destinati a divenire irreparabili in mancanza di un deciso cambio di rotta.  

Eppure, alcuni tra gli attori più influenti sul palcoscenico politico globale sembrano non rendersene conto; o forse invece comprendono ma non gli interessa, perché antepongono alla salvezza del pianeta e al benessere delle generazioni future il proprio personale tornaconto. È dell’anno scorso, ad esempio, la decisione di Donald Trump, personalmente invischiato in una ragnatela di interessi economici nell’industria dei combustibili fossili, di ritirare gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi sul clima, siglato da 195 nazioni con l’impegno di ridurre drasticamente le emissioni dannose: una decisione destinata ad avere pesanti ripercussioni sull’ambiente. 

In Wall-E la questione ecologista è legata a stretto giro a quella capitalista. La brama consumistica esemplificata dalla BnL, immensa organizzazione commerciale che riecheggia nel mondo di finzione le gigantesche corporation reali, ha portato il pianeta al tracollo. Gli individui rifugiatisi sulle navi spaziali spendono i loro giorni sprofondati in poltrone automatizzate, bombardati da un intrattenimento invasivo e rimpinzati di cibo, talmente obesi da non potersi nemmeno alzare: metafora calzante dell’incurante negligenza e della compiacente pigrizia consumistica che hanno condotto alla rovina la Terra. E a proposito di eccessi del capitalismo e dei danni da essi provocati all’ambiente: è di questi giorni un’altra preoccupante notizia proveniente da Katowice, Polonia, dove si è tenuta una fondamentale conferenza internazionale sul clima, la Cop24. Nonostante l’accordo quasi unanime sulle necessarie misure da prendere contro il riscaldamento globale, quattro Paesi si sono rifiutati di riconoscere un importante studio scientifico presentato per l’occasione: Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita e Kuwait. Lista che coincide – e non sembra un caso – con quella dei maggiori produttori di idrocarburi al mondo.  

In un’epoca di rinnovata corsa allo spazio (si pensi alle innovazioni di SpaceX e al progetto di uno sbarco umano su Marte) Wall-E ci esorta tuttavia a non dimenticarci della nostra casa: la Terra. Perché il progresso dell’umanità si misura in primo luogo nella cura riservata al pianeta che ci ospita. Così che, in un futuro non lontano, non si debba assistere al rovinoso spettacolo di un mondo in rovina, abbandonato da chiunque tranne che da un robottino melanconico e solitario sotto cieli grevi di tempesta, perso nella trasognata contemplazione delle immensità dell’universo.