Girare il mondo in bicicletta? Si può fare! Annie Cohen Kopchovsky, nota come Annie Londonderry, ci è riuscita. Di origine lettone ed emigrata negli Stati Uniti con la propria famiglia all’età di cinque anni, è stata la prima giovane donna a girare il mondo su due ruote. La morte dei genitori, la convivenza con i fratelli nella Spring Street della caotica Boston, il matrimonio con il venditore ambulante Simon e i tre figli concepiti a partire dal compimento della maggiore età segnarono la sua adolescenza e la sua vita.

Donna libera e globetrotter, ha sempre nutrito aspirazioni rivoluzionarie per il tempo in cui vive. Nata nel 1870 e morta nel 1947, Anne sfida l’ambiente in cui nasce e cresce. In un mondo ancora troppo maschilista, accetta la sfida e segna la storia, fornisce un importante contributo per l’affermazione dei diritti femminili e ne diventa un modello.

Nel febbraio del 1894 uno studente di Harvard sotto lo pseudonimo di Paul Jones tenta per la prima volta in assoluto l’impresa di pedalare per il mondo, scommettendo $ 5.000. L’impresa fallisce ma le scommesse non finiscono. La difficoltà della sfida aumenta: due americani – si pensa al dottore Albert Reeder e al colonnello Albert Pope – alzano la posta in gioco e puntano $ 20.000 sull’incapacità di una donna di viaggiare per il mondo in bicicletta in poco più di un più di un anno.

Con atteggiamento irrisorio e arrogante gli uomini a Boston scherzano e ridono sull’impresa. Nessuna donna sarebbe mai in grado di compierla ed uscirne vittoriosa. Ma ecco che in un clima diffidente e scoraggiante si fa avanti Annie. Ebrea in un paese con tendenze antisemite diffuse, di corporatura certamente non massiccia, madre e moglie, senza alcun tipo di esperienza sulle due ruote – ma soprattutto donna – la Londonderry accetta inaspettatamente la sfida. La sua fedele compagna è una bicicletta da ben 42 chili.

27 Giugno 1894 è la data della sua partenza, 11:00 l’orario. Una pistola, un cambio di vestiti e qualche libro di viaggio la accompagnano per tutta la durata della fatica.  Parte dalla sua città, Boston e attraversa New York, l’Ohio, l’Illinois. Ma non solo: tocca anche la Francia – Parigi, Lione, Marsiglia – e Alessandria d’Egitto. Dall’Israele, allo Yemen, dallo Sri Lanka al Singapore, dal Vietnam alla Cina, la giovane ciclista ribalta ogni aspettativa.

La viaggiatrice procede non senza difficoltà. Il bel tempo le permette di pedalare anche per dieci miglia al giorno. Ma con l’arrivo dell’inverno l’impresa si fa più ardua. Partita con un corpetto e una gonna, decide poi di cambiare abbigliamento indossando un completo da uomo. Particolare che rivoluzionò non poco il vestiario femminile.

Con maggior libertà di movimento, una bicicletta a marcia unica e senza alcun freno, Annie continua il proprio progetto. Niente la ferma, nemmeno i problemi burocratici né la confisca del mezzo di trasporto alla dogana francese. Incidenti, percorsi ostici e clima inadatto non spaventano l’impavida donna.

Stockton, Santa Barbara, Los Angeles, Phoenix, El Paso, Albuquerque, Santa Fe, Las Vegas sono solo poche delle tappe raggiunte da Annie. Tocca anche il Nebraska, la valle del Missouri, l’Illinois per ritornare nel Massachusetts.

Contro ogni pronostico, il 24 Settembre 1895 la ventiquattrenne torna a casa. Bene o male ha attirato l’attenzione dei media e ha ottenuto sponsorizzazioni e sostegni che all’inizio della sfida sembravano mancare. Tutti cambiano idea non solo sulla Londonderry e sulle sue potenzialità, ma anche sulle donne in generale.

I commenti negativi e offensivi si trasformano in increduli elogi e immediate scuse. Perché a tutto questo faticoso viaggio fomentato da una scherzoso gioco si aggiunge un’ulteriore postilla: guadagnare anche $ 5.000 in quei 15 mesi in bicicletta. E la giramondo ancora una volta non delude.

“Il viaggio più straordinario mai intrapreso da una donna” scrivono i giornali locali e non. A lei poco importa dei $ 20.000 della scommessa vinta o di quelli guadagnati durante la lunga pedalata. Grande forza fisica e mentale, binomio perfettamente funzionante di audacia e sfrontatezza, lotta non solo per se stessa, ma anche per le donne che vivono ancora in una condizione di disparità, a partire dalla critiche mosse contro il suo abbigliamento.

“New woman”: è così che si autodefinisce al termine della sua avventura. Nel 2007 il pronipote Peter Zheutlin pubblicaAround the world” in onore dell’anniversario della morte di Annie Londonderry. Nel 2011 l’artista Evalyn Parry presenta una performance – la cui tematica principale è la bicicletta – e che include una canzone su questa coraggiosa donna: “La ballata di Annie Londonderry”.  Infine Gillian Klempner Willman della Spokeswoman Productions produce un documentario di 26 minuti intitolato The New Woman – Annie “Londonderry” Kopchovsky che debutta nel Febbraio 2013.

Valorosa, decisa e, a detta di molti uomini, eccessiva e spericolata, la ciclista che mai aveva guidato una bicicletta sfida il maltempo, la distanza, la fatica e la lontananza dalla famiglia. Riesce a ribaltare il risultato, a guadagnare fiducia pur togliendosi la gonna e vestendo dei virili pantaloni. Si confronta con se stessa e combatte per le donne. L’indipendenza è ciò che cerca in un tempo ancora arretrato e retrogrado in cui le femmine vengono derise se decidono di salire in sella e iniziare a pedalare.

Ma Annie vince contro i pregiudizi, le difficoltà e le derisioni dei ricchi uomini americani che la giudicano seduti sulle loro poltrone. Trionfa nel nome della propria femminilità e della lotta per l’autonomia e l’autogestione. Ed ecco allora che un’altra piccola ma grande donna si inserisce con prepotenza e orgoglio nella storia, lasciandone il segno.

 

FONTI

“Il giro del mondo in bicicletta : la straordinaria avventura di una donna alla conquista della libertà”, Peter Zheutlin, Elliot, 2011