Tra le spettacolari vedute paesaggistiche della Land Art, Robert Smithson si distingue con la sua Spiral Jetty, frutto di un’arte ecologica, che vuole lanciare un messaggio di riciclo e salvaguardia dell’ambiente naturale.

Spiral Jetty, veduta n. 1

La Land Art è una forma d’arte perfettamente integrata con la natura e soggetta alle sue trasformazioni. Le opere sono figlie di Madre Terra e la loro esistenza è determinata dall’azione degli agenti atmosferici, che possono mutarle o distruggerle. Ma è proprio la loro natura effimera a renderle affascinanti. Non si tratta più di un singolo oggetto la cui esistenza è stabilita una volta per tutte dal tocco impresso dall’artista, ma di un collage di elementi naturali che nella loro unione danno un nuovo volto all’ambiente che li ospita. L’artista non crea, ma lavora su qualcosa di già esistente, in modo da definire un nuovo spazio relazionale per l’osservatore. Questo non è più confinato tra le pareti di un museo, indirizzato verso un percorso prestabilito, ma deve raggiungere l’opera, andarle incontro e immergersi nella natura selvaggia e incontaminata. È una sfida e sono molti gli artisti, soprattutto americani e anglosassoni, che dagli anni Settanta si cimentano nell’incontro-scontro con l’ambiente naturale. Dietro l’ammirazione per sculture monumentali e spettacolari vedute paesaggistiche si nasconde però anche un messaggio ecologico. Una critica al consumismo e alla mercificazione dell’arte, per valorizzare invece il tema del riciclo e dello sfruttamento non dannoso di risorse già esistenti.

Spiral Jetty, veduta n. 2

Uno dei primi a cogliere questa accattivante novità è sicuramente Robert Smithson. Originario del New Jersey, si presenta come un artista polivalente: scrittore, regista e scultore all’aria aperta, Smithson è il portavoce e il pioniere della Land Art. Tale forma artistica nasce come una delle molteplici sfaccettature dell’arte ecologica, così denominata poiché l’artista si cimenta in un confronto attivo con lo spazio circostante. Ed è questo che fa Smithson con la sua opera del 1970, Spiral Jetty (Molo a Spirale), realizzata a Rozle Point, vicino al Grande Lago Salato dello Utah. Dal lago si protende una linea che si ricollega alla spirale per un totale di 1450 m di lunghezza, ancorati a una circonferenza spiralica con diametro di 450 m. L’artista utilizzò 6000 tonnellate di rocce basaltiche, cristalli di sale, acqua e alghe. Materiale che la natura aveva convogliato in quella zona desolata. Smithson decise di scegliere un paesaggio eremitico, ma il senso di desolazione con cui si presentava Rozle Point era giustificato dal precedente progetto di costruzione di un impianto industriale, poi abbandonato. L’opera di Smithson si rivolge così a un paesaggio largamente compromesso dall’uomo, il Great Lake Salt, dapprima sfruttato dai cercatori d’oro per le sue miniere petrolifere e poi adibito a sito per impianti petroliferi.

Schizzi preparatori per Spiral Jetty

Perché la scelta della spirale? Da sempre simbolo archetipico di vita e di trasformazione, Smithson la sceglie per il suo richiamo immediato alla perfezione del mondo naturale. Non può non saltare alla memoria la geometria aurea del Nautilus o l’andamento centripeto dei gorghi acquatici. Tale scelta si accompagna perfettamente alla conformazione geografica del lago, sulla quale si modella la figura spiralica. L’andamento concentrico delle linee rimanda a un’antica leggenda secondo cui la salinità del Grande Lago deriverebbe dal suo centro vorticoso, direttamente collegato con il mare. La peculiarità geometrica rende anche possibile un interessante gioco cromatico, che vede l’acqua vertere verso un colore rossiccio in prossimità delle linee di contorno dei cerchi e variare le sue tonalità in tutti gli spazi di separazione tra una linea e l’altra. Tale effetto potrebbe derivare dalla presenza di microrganismi, attivati dalla variazione di quantità di sali marini.  Ciò che si crea è un interessante effetto ottico, che gioca sull’ipnosi, sulla capacità ammaliatrice del moto ondoso e richiama la rilassante atmosfera marittima. Un luogo di solitudine e riflessione, dove ci si può allontanare dalla frenesia urbana.

Spiral Jetty, veduta n. 3

Quello che rende davvero particolare quest’opera è la sua unicità, dettata dalla possibilità di poterla osservare pienamente solo dall’alto. Un punto di vista privilegiato, lontano dalla folla museale che si cerca di sovrastare per rubare un attimo contemplativo all’opera appesa al muro. Un altro elemento distintivo è la sua fragile esistenza. Quando Smithson diede vita alla sua creazione, il livello del lago era particolarmente basso e questo gli permise di lasciare che si esponesse in tutta la sua magnificenza, prima di immergersi sotto la superficie acquatica per 21 anni, dal 1972 al 1993. Nel 1995 era dunque visibile e percorribile, ma la sua superficie era cambiata in quanto sulle rocce si erano depositati sali marini, cambiandone il colore. Il 2002 ha portato con sé una nuova immersione, che è scomparsa negli ultimi anni, rendendo nuovamente la composizione visitabile. Nel 2017 la creazione è stata riconosciuta come opera d’arte ufficiale dello Stato dello Utah, titolo che le permette un maggiore riconoscimento, ma soprattutto una più curata tutela.

Il messaggio che vuole veicolare Smith è quello di un’opera che si auto-rappresenti, che non debba ricorrere ai circoli viziosi del mercato dell’arte, ma che nasca e si trasformi continuamente nel luogo in cui è nata. L’artista imprime il suo tocco iniziale, ma il resto è lasciato all’aleatorietà del destino ed è questo che rende l’opera inafferrabile, mutevole, lontana dal tocco distruttivo dell’uomo, per salvaguardare l’ambiente e la sua natura varia e multiforme.