Nella storia della letteratura, sono innumerevoli le scene ambientate nel periodo natalizio con i protagonisti della narrazione alle prese con neve, alberi di Natale, regali e atteggiamenti più o meno positivi nei confronti di questa festa così speciale.

Certamente non si può parlare di atmosfere natalizie senza citare Charles Dickens, autore del celeberrimo Canto di Natale; l’autore, alcuni anni dopo la pubblicazione di quella che è probabilmente una delle sue opere più note – e che ebbe al tempo un successo di pubblico strepitoso – scrisse un racconto dedicato al simbolo del periodo natalizio intitolato Un Albero di Natale.

Nel breve racconto, uscito nel 1850 per la rivista Household Words, Dickens descrive l’atmosfera gioiosa di «un’allegra brigata di bambini riuniti attorno a quel bel giocattolo tedesco». Non c’è da stupirsi che l’autore sottolinei le origini germaniche dell’albero di Natale; l’usanza di decorarlo infatti era arrivata in Inghilterra attorno al 1840 quando il principe Alberto di Sassonia, consorte della regina Vittoria, volle introdurre questa tradizione nel mondo anglosassone.

«L’albero era piantato al centro di un gran tavolo rotondo e torreggiava alto sopra le loro teste. Era illuminato da una gran quantità di candeline; e ovunque vi splendevano e ammiccavano oggetti sfavillanti. C’erano bambole dalle guance rosa, nascoste tra il fogliame verde, c’erano orologi veri (…) appesi a innumerevoli rametti; c’erano tavolini francesi tirati a lucido, sedie, letti, armadi, pendole e svariati altri passi di mobilio domestico (…), appollaiati fra i rami, come in attesa di arredare una casetta fatata; c’erano omini dal faccione largo (…), c’erano violini e tamburi; tamburelli; libri cassette degli attrezzi, scatole di colori, scatole di caramelli, scatole magiche, scatole d’ogni sorta; c’erano ninnoli per le ragazze più cresciutelle (…); c’erano cestini e puntaspilli di tutte le fogge; fucili, spade e stendardi; c’erano maghe in mezzo a magici anelli di cartoncino, a predire la sorte; c’erano trottole e trottoline, agorai, nettapenne…»

Sotto l’albero di Natale, o meglio sopra, tra i rami, prende l’avvio anche un altro racconto dedicato al Natale, Storia di uno Schiaccianoci di Alexandre Dumas, che ispirò il balletto Lo Schiaccianoci del coreografo Marius Petipa e del compositore Pëtr Il’ič Čajkovskij.

Anche nella casa dei protagonisti Fritz e Maria, l’albero di Natale ha il posto d’onore ed è proprio da uno dei rami dell’albero che pende il vero protagonista del racconto, lo Schiaccianoci:

«Sorgeva splendido e carico in mezzo alla tavola coperta di bianco, e dai suoi rami pendevano palle piene di riflessi e colorate e fiorellini di zucchero filato, che avevano corolle di dolcissimi confetti e frutta di mandorle; tra i rami, le mille candele lasciavano filtrare una luce suggestiva, che rompeva la penombra in modo imprevisto come fanno i giochi delle luminarie per le grandi solennità. (…) Compunto e silenzioso da un ramo dell’Albero di Natale, un ometto serio e stravagante. Pareva che avesse atteso quel momento con docilità e sicurezza: e Maria, infatti, lo assorbiva tutto con gli occhi, rapita da questa sua scoperta».

Sempre alla fine del 1800, è ambientato il romanzo Piccole Donne di Louisa May Alcott, che si apre proprio nel giorno di Natale, con l’ormai nota esclamazione di Jo «Natale non sarà Natale senza regali!».

Il Natale delle sorelle March è piuttosto diverso da quello dei loro contemporanei d’oltreoceano. Le ragazze infatti vivono sole con la madre mentre il padre è lontano; proprio quest’ultima ha proposto loro di fare economia «poichè sarà un lungo inverno e non le sembra giusto che si spendano soldi in frivolezze mentre i nostri uomini soffrono al fronte».

Le ragazze tuttavia troveranno il modo di passare un Natale allegro, senza dimenticarsi – come accade spesso nei romanzi della Alcott – di chi è meno fortunato:

«Jo fu la prima a svegliarsi nell’alba grigia del giorno di Natale. Niente calze appese al camino, e per un attimo si sentì smarrita come tanti Natali prima, la volta in cui la sua calzina era caduta per terra perché troppo piena di ogni ben di Dio».

Troveranno un libro per ognuna sotto il loro cuscino e decideranno di regalare la loro colazione di Natale a una famiglia sfortunata del quartiere:

«Fu una colazione molto allegra anche se loro non ne assaggiarono nemmeno una briciola; quando se ne andarono, lasciando dietro di sé una scia di benessere, non credo ci fosse in tutta la città qualcuno di più felice di quelle quattro ragazze affamate che avevano rinunciato alla loro colazione natalizia per un po’ di pane e latte».

Per quanto riguarda la letteratura contemporanea, una citazione d’obbligo va alla saga di Harry Potter di J. K. Rowling. Nei suoi libri infatti, l’autrice descrive le meravigliose decorazioni natalizie del castello di Hogwarts con dovizia di particolari:

«La Sala Grande era uno splendore. Non solo era addobbata con una dozzina di alberi di Natale coperti di ghiaccio e con grossi festoni di agrifoglio e di Vischio che andavano da una parte all’altra del soffitto, ma dall’alto fioccava anche neve magica, calda e asciutta. Silente diresse il canto corale di alcune delle sue carole preferite, mentre Hagrid, man mano che tracannava grog, batteva il tempo sempre più freneticamente».

L’atmosfera natalizia è davvero magica al castello (è il caso di dirlo) e anche i pranzi di Natale non sono da meno:

«Un pranzo di Natale come quello, Harry non l’aveva mai visto in vita sua. Un centinaio di grassi tacchini arrosto, montagne di patate arrosto e bollite, vassoi di oleose salsicce alla cipolla, zuppiere di piselli al burro, salsiere d’argento con salse dense e saporite alla carne e al mirtillo, e montagne di petardi magici disposte a intervalli lungo la tavola. Quei fantastici petardi non avevano niente a che fare con quelli insignificanti, da Babbani, che compravano i Dursley, e che tutt’al più contenevano giocattolini di plastica e insulsi cappellini di carta. Quando Harry, con l’aiuto di Ron, fece scoppiare un petardo magico, quello non si limitò a fare bum!, ma sparò come un cannone avvolgendoli in una nuvola di fumo blu, mentre da dentro schizzavano fuori un tricorno da Contrammiragli, e una miriade di topolini bianchi vivi. Intanto, alla Tavola delle autorità, Silente aveva barattato il suo cappello a punta da mago con una cuffia a fiori e stava ridendo a crepapelle di una storiella che il professor Vitious gli aveva appena letto».

Anche se, forse, la migliore scena di Natale (per veri Potterhead) dell’intera saga di Harry Potter rimarrà sempre la volta in cui di Sirius, andando a trovare il suo Ippogrifo, cantava a squarciagola «Tu scendi dalle stelle, o Fierobe-e-ecco”»…


FONTI
C. Dickens, Un Albero di Natale
A. Dumas, Storia di uno Schiaccianoci, Interlinea, 2016
L. M. Alcott, Piccole Donne, Newton Compton Editore, 2016
J.K. Rowling, Harry Potter e la Pietra Filosofale, Salani, 2013
J.K. Rowling, Harry Potter e l’Ordine della fenice, Salani, 2013