I problemi ambientali e climatici sono dagli anni Novanta una questione con cui l’uomo è quotidianamente chiamato a confrontarsi. Una Terra più pulita sarebbe possibile solo se coloro che la abitano fossero consapevoli dei loro consumi e del loro impatto ambientale. L’impronta ecologica dell’uomo è profonda e incisiva da quando l’umanità è comparsa sulla Terra, e rispettare colei che ci ospita è il compito che le generazioni contemporanee devono assumersi affinché la vita sul pianeta sia una certezza non per gli uomini del futuro, ma per i giovani di oggi.

La sensibilizzazione ai problemi di sostenibilità ambientale ha conquistato anche il mondo dell’arte che, grazie a varie forme di espressività, riesce a comunicare un messaggio non solo diretto al mondo artistico, ma aperto a coinvolgere anche la popolazione interessata alle questioni legate al mondo green ecology. L’obiettivo di indurre lo spettatore a comprendere è centrale in artisti come Bansky o Blu, i quali si impegnano anche in temi scomodi che però non spaventano la street art. L’arte, infatti, ha sempre detenuto il ruolo storico di criticare la società: il Settecento e l’Ottocento hanno recuperato l’arte antica, immersa nel mondo idilliaco della campagna, proprio per denunciare la nuova condizione dell’uomo, costretto a vivere lontano dalla simbiosi con la natura per dedicarsi ad attività “corrotte”. Nel secolo scorso il movimento della pop art ha incontrato la criticità sul consumismo e sul volto di un nuovo mondo sovra sviluppato, consumista e intrappolato nell’ideologia ormai forzata del comunismo e del capitalismo ereditato dalla guerra fredda.

La protesta di Bansky

Oggi la protesta nell’arte è ancora presente, sia quando sottolinea la difesa del genere femminile in onore alla parità dei sessi, sia quando critica orientamenti di massa o economici che aggravano problematiche mondiali come la povertà, il sottosviluppo e l’inquinamento. Le proteste ”artistiche” di personaggi come Bansky hanno rivitalizzato la potenza dell’arte come comunicazione, soprattutto dell’arte di strada, non rinchiusa in un museo ma davanti agli occhi di tutti, anche di chi preferirebbe non vedere. Lo stesso Bansky ha dato un contributo fondamentale diffondendo un messaggio di protesta davanti al fallimento della conferenza sul clima di Copenaghen nel 2009, con opere come I don’t belive in global warming e I remember when all this was trees.

Le facciate dei palazzi urbani sono le tele preferite degli street artist. Alla semplicità e all’incisività del messaggio corrispondono la compresenza di pochi soggetti, colori e frasi brevi. I grandi murales appaiono la mattina ai cittadini che normalmente percorrono le strade di periferia o del centro e, alzando lo sguardo, osservano incerti figure che fino alla mattina precedente non esistevano. I nomi oggi più noti sono, tra gli altri, quelli di Blu, Nemos e Natalia Rak.

Animali in via d’estinzione e compagnie petrolifere sono raffigurati nelle monumentali opere di Blu, artista italiano che ha portato il suo messaggio per tutta Europa. La spirale dell’evoluzione non responsabile dell’uomo è stata realizzata nell’intento di ricordare che ogni anno varie specie di animali scompaiono e lo stesso destino attende l’uomo che sembra non averlo ancora imparato dalla storia. Un’altra opera famosa è quella della torta che sotto il prato di alberi nasconde l’enorme quantità d’immondizia che viene costantemente prodotta dall’uomo senza che questo sia capace di smaltirla o riciclarla completamente. Infine, ricordiamo il murales che tratta dell’inevitabile scomparsa del verde urbano a causa della continua industrializzazione che si amplia e avanza sulle terre ”vergini” in tutto il mondo. La non tutela degli spazi naturali è una perdita per l’ambiente ma soprattutto per l’uomo che non rispetta la terra su cui vive e l’equilibrio idrologico e atmosferico che permette la vita.

La leggenda dei giganti, Natalia Rak

Natalia Rak è un’artista polacca che si interroga sulla perdita del legame con la natura, ormai ignorata dalle generazioni medio-giovani. Farfalle, uccelli colorati e tigri bianche sono affiancate da sguardi di uomini persi o da donne fiere che esprimono tutta la forza di questi animali che appartengono alla terra quanto noi. La leggenda dei giganti è forse il murales più famoso e significativo dell’artista: non esistono più i giganti della natura che permettano un perfetto ciclo naturale e un equilibro impossibile da comprendere perché sottoposto a forze superiori. Oggi è l’uomo che si deve occupare del suo ambiente.