Le eruzioni vulcaniche sono fenomeni con cui la natura mette in mostra tutta la sua forza ed imponenza, nonché tra gli avvenimenti naturalistici più spettacolari ed affascinanti. Sul nostro pianeta esistono varie tipologie di vulcano, sia per la forma ed il luogo dove si trovano, che per il tipo di eruzione. Secondo l’apparato vulcanico, sono stati distinti quattro tipi di vulcani:

  • I vulcani a scudo. Si sviluppano più in larghezza che in lunghezza. Sono caratterizzati da eruzioni con lava poco viscosa che, essendo quindi più fluida, tende a scorrere agevolmente sul terreno fino ad arrivare a molti chilometri di distanza. I vulcani a scudo sono i più grandi del pianeta, come ad esempio il Massiccio Tamu, vulcano sottomarino a circa milleseicento chilometri dal Giappone. Si sarebbe formato centoquarantacinque milioni di anni fa, di cui gli ultimi centotrenta, sono stati senza attività. È stato scoperto il 5 settembre 2013 e presenta un’estensione di trecentodiecimila chilometri quadrati (poco più grande dell’intera superficie italiana). Il vulcano attivo più grande del mondo è però il Mauna Loa, con un volume di circa settantacinquemila chilometri al cubo. La cima sopra il livello del mare è di quattromilacentosessantanove metri, ma la sua struttura fino al fondale oceanico è profonda circa altri cinque chilometri, questo rende la sua montagna persino più alta dell’Everest.
  • I vulcani a cono. Si sviluppano in altezza e si hanno quando le lave all’interno sono particolarmente acide. In questo caso il magma è molto viscoso e tende a solidificarsi con velocità una volta fuoriuscito. Eruzioni del genere sono molto violente perché spesso il magma ostruisce il camino del vulcano, fino a formare un “tappo” che, raggiunta la giusta pressione, può arrivare ad esplodere fino a distruggere l’intero vulcano.
  • I vulcani sottomarini invece, come suggerisce lo stesso nome, sono vulcani che si trovano esclusivamente al dì sotto degli oceani. Si presentano come spaccature della crosta oceanica da cui fuoriescono magma e gas. Questo tipo di vulcano può avere forme sia a scudo che a cono e rappresenta la maggior parte dei vulcani diffusi sulla Terra. Hanno dato origine agli arcipelaghi di origine vulcanica e sono molto importanti per la storia geologica del nostro pianeta.
  • I vulcani lineari non presentano un vero e proprio monte vulcanico, ma seguono le spaccature della crosta terrestre che sono così profonde da permettere la risalita del magma che, in questo caso, è molto fluido, fuoriesce da fessure lunghe e strette per poi espandersi in superficie.

Le eruzioni, invece, possono essere più o meno esplosive e ne sono state individuate sei tipologie: una delle più “tranquille” è quella hawaiana, tipica dei vulcani a scudo. Anche il tipo islandese, appartenente ai vulcani lineari è piuttosto calmo. Abbiamo poi il tipo stromboliano, caratterizzato dall’emissione ad intervalli regolari di fontane di lava che raggiungono centinaia di metri d’altezza. Quelle più esplosive sono invece le eruzioni di tipo vulcaniano, nel corso delle quali vengono letteralmente “sputate fuori” bombe di lava accompagnate da nuvole di gas e ceneri. Possono essere così potenti da fratturare il cratere o aprire bocche laterali lungo la struttura dello stesso vulcano. Simile a quest’ultima è l’eruzione vesuviana, dove l’unica differenza sta nella violenza dell’esplosione. Lo è così tanto da svuotare l’intera camera magmatica. Le eruzioni di tipo pliniano (o peleano) sono invece totalmente distruttive per il corpo del vulcano. Sono eruzioni di magma molto viscoso che solitamente si concludono con il collasso parziale o totale della struttura, sovente accompagnata dalla fuoriuscita del tappo di lava. La differenza tra pliniano e peleano sta nel fatto che, nel primo le esplosioni avvengono dal cratere principale. Nel secondo, invece, il vulcano erutta lateralmente smembrando così le pareti vulcaniche.

Questi fenomeni, però, non sono propri solo del nostro pianeta. Infatti, nel nostro Sistema Solare, ogni pianeta ha strutture simili alle nostre, ma ben più grandi. Il vulcano più grande del Sistema Solare si trova su Marte ed è chiamato “Monte Olimpo”, alto circa ventisette chilometri, con un’estensione di oltre cinquecento chilometri. Uno dei pianeti con più formazione vulcanica è Venere, mentre le eruzioni più recenti sono state individuate su alcuni satelliti naturali (ovvero le “lune”) di alcuni pianeti: Io (satellite di Giove), Encelado (satellite di Saturno) e Tritone (satellite di Nettuno).  Le eruzioni di Tritone sono molto singolari perché il satellite raggiunge temperature come i meno duecentotrenta gradi centigradi e, in queste condizioni ambientali, le eruzioni sono caratterizzate da vulcani ghiacciati. Infatti, nelle falde dei vulcani si trovano principalmente azoto liquido e metano. Sostanze che, si presume, riscaldate dal poco calore che arriva dal Sole, vanno ad alimentare i geyser superficiali, creando così le eruzioni.

Questo non avviene però solo su Tritone. Infatti, il nostro Sistema Solare è composto da pianeti molto diversi l’uno dall’altro e non tutti sono composti da elementi solidi e rocciosi come la terra. Pianeti come Giove, Saturno, Urano e Nettuno sono gassosi e di conseguenza i loro vulcani, sono molto diversi dai nostri. Prendono il nome di criovulcani e prevedono eruzioni principalmente di metano, ammoniaca ed altri elementi gassosi. Ogni pianeta ha una composizione di sostanze “personalizzata” che genera incredibili spettacoli di colore. Noi siamo abituati alle nostre esplosioni tendenti al rosso/arancio, ma ogni pianeta ha le proprie tonalità. Di tutto ciò si è a conoscenza tramite ricerche, studi, osservazioni e scoperte abbastanza recenti: infatti, prima del 1979, astronomi e geologi erano convinti che le eruzioni fossero fenomeni tipici del nostro pianeta. Fu la sonda Voyager 1 a far venire il sospetto che forse non era così. La sonda, infatti, nella primavera del 1979 fotografò la superficie di Io, una delle lune di Giove. L’ingegnere che in quel momento aveva il compito di supervisionare le immagini trasmesse, notò una particolare “nube” che si innalzava dalla superficie. Da quel momento, molti scienziati decisero di concentrare le loro ricerche sull’attività vulcanica non solo su Io, ma anche su tutti gli altri corpi celesti a noi visibili. Così si scoprì che Io ha più di centocinquanta vulcani attivi con eruzioni principalmente di zolfo e anidride solforosa, ma anche sodio, potassio e cloro. Questi elementi combinati, danno origine ad in colore azzurro/violetto. Possono scatenarsi eruzioni talmente potenti fino a creare pennacchi alti cinquecento chilometri nello spazio. Inoltre, le sonde che spesso scandagliano il pianeta, hanno fatto vedere agli scienziati come tutte queste continue eruzioni stanno cambiando la superficie del satellite e non solo: le eruzioni che buttano fuori zolfo, diossidi gassosi e materiale piroclastico, arricchiscono anche la magnetosfera di Giove.

La presenza di tali fenomeni in pianeti diversi dal nostro dimostra come tra tutte le diversità e particolarità che ogni corpo celeste presenta, il funzionamento alla base è sempre lo stesso. Su ogni pianeta avvengono terremoti, tempeste, tornadi ed eruzioni e, per quanto ovvio sia al giorno d’oggi, questa è stata una grande scoperta.