20 gennaio 2019

Le metamorfosi di Picasso a Palazzo Reale

Le metamorfosi di Picasso a Palazzo Reale

Metamorfosi: è questa la parola scelta per accompagnare il nome di Pablo Picasso nella mostra inaugurata lo scorso 18 ottobre a Milano.

Picasso Metamorfosi segna la stagione autunnale di Palazzo Reale, che in passato aveva già ospitato l’artista spagnolo. In quest’occasione, la mostra ripercorre e indaga alcune tappe della sua prolifica attività, ponendo particolare attenzione al rapporto con il mito e l’antichità. Con Picasso Metamorfosi, Palazzo Reale prende parte al progetto multidisciplinare Picasso Mediterranée – promosso dal Musée Picasso di Parigi – nato con l’intento di evidenziare i legami dell’artista con le culture che hanno formato i popoli del Mediterraneo. Grazie a prestigiosi prestiti da parte dei più importanti musei – nazionali e internazionali – l’opera di Picasso dialoga con l’arte antica, permettendo così al visitatore di osservare le fonti di ispirazione per l’artista e congiungere i punti comuni.

«Il pittore prende le cose. Le distrugge. Al tempo stesso dà loro una nuova vita. Dopo, per gli altri. Ma occorre passare attraverso ciò che le persone vedono: la realtà. Strappare. Demolire le strutture.»

Scriveva così André Malraux, scrittore e politico francese, ed è stato proprio questo l’approccio di Picasso al mondo dell’arte. Pur cambiando incessantemente modo e stile, in continua metamorfosi, non ha mai intaccato la propria essenza. Ha osservato il mondo antico, lo ha reinterpretato e l’ha fatto suo; visitando Picasso Metamorfosi è impossibile non percepirlo. Il percorso espositivo si apre con una sezione dedicata al bacio, tematica a lungo frequentata da Picasso. Un bacio formato da labbra che si sfiorano appena o che – al contrario – sono talmente vicine da fondersi in un tutt’uno. Attraverso questo soggetto, l’artista racconta molteplici sfaccettature dell’amore: la passione, la pulsione sessuale, il puro desiderio dell’altro. In questa prima ala della mostra, le opere di Picasso si confrontano con la pittura di Ingres e la scultura di Rodin, ma anche con altri frammenti antichi, ovvero quegli artisti che scopre con il suo arrivo a Parigi e la frequentazione del Louvre.

Pablo Picasso – Il bacio (1925), olio su tela

La seconda sezione raccoglie invece le opere che ruotano attorno al mito di Arianna e il Minotauro. Figlio del Toro di Creta e di Pasifae, regina di Creta, il Minotauro è un essere mostruoso e feroce, con corpo di uomo e la testa di un toro. Ma, allo stesso tempo, il Minotauro è lo stesso Picasso, che guarda e contempla la sua modella, la sua amata. Anche questo tema è reinterpretato con costanza dall’artista nel corso della sua esistenza. Di anno in anno, il rapporto con il segno, così come quello con il mito, cambia. Qui se ne possono ammirare tutte le sfaccettature.

Pablo Picasso – Minotauro, bevitore e donne (1933)

Nella sala successiva si dà spazio, invece, alla sola figura di Arianna, che è stata ridisegnata da Picasso con insistenza, sempre dormiente per poter essere osservata con ancora più attenzione e brama. I corpi nudi si leggono sovente con molta facilità, altre volte vanno quasi immaginati, talmente scomposti. Tra innocenza e provocazione, la figura della dormiente incarna l’erotismo di Arianna: sono gli anni in cui Marie Therese Walter posa per Picasso (1927-1935 circa).

A un’altra figura mitologica è dedicata l’ala successiva: il Fauno. Metà uomo e metà capra, il fauno per Picasso incarna il gioco, la ribellione, la gioia, la libertà. A partire dal 1936, l’artista spagnolo moltiplica le sue rappresentazioni all’interno dei propri quadri e dei propri schizzi. Ancora una volta, il visitatore può notare come si passi dall’annullamento dei tratti somatici alla piena raffigurazione della creatura mitologica. Nelle sezioni che seguono grande spazio è lasciato agli oggetti che ispirarono Picasso durante i suoi innumerevoli viaggi. Non è, infatti, la sola frequentazione del Louvre a creargli una buona base iconografica: il viaggio a Roma, quello a Napoli e – soprattutto – quello a Pompei sono fondamentali per l’artista. Dopo il periodo cubista, ritorna così a opere di fattura più classica, pur mantenendo in sottofondo il fil rouge del mito.

Pablo Picasso – Nudo sdraiato (1932), olio su tela

È il 1946 quando Picasso incontra la ceramista Suzanne Ramié e scopre l’atelier Madoura a Vallauris. Prende vita così la serie di piatti, piastrelle e sculture zoomorfe presenti nella penultima sala. Innumerevoli i rimandi tra le realizzazioni di Pablo Picasso e le produzioni etrusche, turche, cicladiche, greche. La mostra si conclude con una metamorfosi letteraria, quella di Ovidio. Nel 1931, infatti, l’editore svizzero Albert Skira gli commissiona le illustrazioni per la Metamorfosi. Picasso realizza 30 incisioni. Il tratto preciso e sottile contrasta con le scene brutali, creando un effetto sorprendente e grottesco.

Pablo Picasso – da Le metamorfosi di Ovidio (1930), acquaforte

«Così ho compiuto quest’opera che né l’ira di Giove né il fuoco, né il ferro, né il tempo vorace cancelleranno mai più.»

Ovidio


FONTI

Palazzo Reale, Milano

Visita alla mostra da parte dell’autrice

 

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