20 gennaio 2019

Il turismo rovina l’ambiente

Il turismo rovina l’ambiente

“Lo sviluppo del turismo sostenibile risponde ai bisogni dei turisti e delle regioni che li accolgono, tutelando e migliorando le opportunità per il futuro” afferma l’Organizzazione Mondiale del Turismo. Ma è veramente così?  Le risorse vengono rispettate? L’integrità culturale, gli ecosistemi e le biodiversità sono veramente al sicuro? Aria, acqua e terra vengono colpite.

Tre sono le prerogative sacrosante a cui – in teoria – ogni turista dovrebbe attenersi: utilizzo adeguato delle risorse naturali, rispetto della comunità ospitante e ponderata suddivisione dei benefici derivanti dal turismo. Tutelare l’ambiente e al tempo stesso soddisfare il turista sono i due scopi del turismo sostenibile. Vediamo le conseguenze del delicato equilibro nel riscontro ecologico.

Turismo e rispetto dell’ambiente: dualismo che non è mai così semplice come si professa. Il viaggio deve essere controllato, sostenibile e rispettoso. Ma è ben chiaro che spesso e volentieri non è così, con noncuranza e insolenza vengono trattate le località che accolgono turisti. Il gran numero di viaggiatori ospiti crea non poche difficoltà nella gestione, nella crescita economica e nello sviluppo del territorio. Quello responsabile è un tipo di turismo diverso: è programmato, sostenibile, non provoca danni all’ambiente naturale, usufruisce delle attrazioni turistiche senza abusarne, ha stima dei costumi locali. Ma è anche una sfida e una grande potenzialità, soprattutto per i paesi più poveri e senza uno stabile equilibrio.

Tra le conseguenze annoveriamo anche l’inquinamento atmosferico, l’eccessivo sfruttamento delle risorse idriche e la produzione di rifiuti. L’impatto del turista medio non è da sottovalutare, ma anzi controllare. Un dato sconvolgente è riportato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente: nel 2000 il 7% di inquinamento del Mar Mediterraneo è causato proprio dal turismo insieme al 5% delle emissioni e gas presenti nell’atmosfera. Percentuali apparentemente basse, ma in realtà determinati e dall’influenza tutt’altro che insignificante. Lo spostamento di un così ampio numero di persone comporta inevitabilmente conseguenze gravi nei paesi ospitanti. L’impronta lasciata dal turista non è solo ambientale, ma anche sociale e culturale e tutto ciò che esso porta con sé.

È proprio il turismo ambientale a interessarsi maggiormente a questo tema. Settore in forte ascesa, coinvolge molte e varie aree del mondo. Paesaggi, luoghi e tradizioni locali offrono al viaggiatore interessanti e caratteristiche mete. Dal trekking al bird watching, dagli agriturismi alle vacanze nei parchi naturali, dalle città d’arte alle isole, la scelta è ampia e multiforme. Numerose sono anche le scienze coinvolte nel settore turistico: sociologia, economi, antropologia, etologia sono le più dirette. La modifica del paesaggio incide massimante su flora e fauna locale comportandone le conseguenze più evidenti. Sharm El Sheik è l’esempio lampante, da desertica spiaggia a villaggio balneare, da isolate dune sabbiose a rumorosa e vivace residenza turistica.

Non possiamo però verificare oggi tutte le conseguenze. Per quanto i dati parlino da sé, fornire un giudizio negativo o positivo sarebbe una scelta affrettata. Purtroppo – o per fortuna – gli effetti non si verificano nell’immediato. Anzi forse è proprio per tale motivo che l’inconsapevolezza del turista aumenta. D’altronde il turismo si inserisce in un disegno più ampio che risponde al nome di globalizzazione. Il campo si allarga e le legittime perplessità aumentano. Inconsapevolezza e coscienza mancante caratterizzano il turista moderno. Ogni azione porta una conseguenza, anche minimamente percepibile. Il turismo responsabile si basa sulle scelte di viaggio del visitatore stesso. Divertirsi, vivere un’esperienza memorabile, visitare luoghi incredibili e al contempo rispettare l’ambiente è possibile. Dal mezzo di trasporto alla ristorazione con prodotti locali e a Km zero, non sono molti gli accorgimenti da tenere a mente. Esiste un implicito codice di viaggio del turista affinché si riescano a conciliare divertimento e ossequio della natura: essere in contatto con un gruppo locale, preparare il viaggio in modo attento e rispettoso, interessarsi agli usi e costumi indigeni, spendere i soldi nel paese ospitante e infine preferire limitate ma dettagliate mete al “mordi e fuggi”.

Ci sono campagne che si impegnano nella lotta al turismo inconsapevole e irriguardoso. Senza andare troppo lontano pensiamo all’elegante e suggestiva Venezia. La capitale del Veneto è stata ed è tutt’ora al centro di numerose polemiche. Città unica al mondo e patrimonio dell’UNESCO per molti anni è stata abusata dai turisti. #EnjoyRespectVenezia è lo slogan al centro della sensibilizzazione. Fare la raccolta differenziata, camminare a destra, non sostare sui ponti, visitare le botteghe artigiane, consumare i prodotti tipici, prenotare visite con guide specializzate, non imbrattare con scritte né lucchetti. Consigli e divieti da rispettare, pena una multa da 25 a 500 euro a rispetto delle norme igienico-sanitarie e per mantenere un aspetto decoroso della città.

Buon senso e un pizzico di civiltà in più forse basterebbero a non dover prendere misure drastiche. Il turista non solo dovrebbe essere informato su ciò che sta andando a visitare o su dove si sta recando per divertirsi, ma anche conoscere le tradizioni locali ed essere consapevoli di trovarsi in un luogo diverso dal solito ma comunque da rispettare, potrebbe portare a risultati non indifferenti.

 

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