«La morte non esiste più, non parla più, non vende più, mio folle amore». Con questo ritornello nel 2013 i Baustelle presentavano in anteprima Fantasma, il loro sesto disco il cui successo ha determinato una sorta di “seconda svolta” nella già brillante carriera della band toscana. Andando indietro di neanche una decina di anni è possibile trovare una fonte di ispirazione che con ogni probabilità ha influenzato Bianconi e soci: Le intermittenze della morte, romanzo breve di José Saramago edito da Feltrinelli nel 2005, ovvero pochi anni prima della scomparsa dell’autore portoghese vincitore del premio Nobel 1998.

Mr Jose SaramagoIl romanzo ha un titolo intrigante e allo stesso tempo eloquente; ci permette fin dalla prima pagina di intuire la trama, o per lo meno il nucleo costituente del libro: la Morte proclama uno sciopero a tempo indeterminato. Cosa significa? Semplice. Nessuno morirà durante lo sciopero della Cupa Mietitrice. La deliberata scelta di non prestare più servizio al suo compito millenario comporta non pochi problemi nel normale “corso della vita” di tutti gli esseri animati.

Questo singolare sciopero (il primo nella sua lunga storia) prende però luogo soltanto in una nazione non meglio specificata, mentre nel resto del mondo la Morte continua a svolgere il suo infausto quanto necessario lavoro. Quella che in un primo momento non può che sembrare una splendida notizia per la nazione designata ben presto rivelerà tutti i suoi effetti collaterali. Come si suol dire, e noi in Italia ben lo sappiamo, fatta la (straordinaria) legge, trovato l’inganno. Per evitare il fallimento le agenzie di servizi funebri (ma non solo) si rivolgono alla mafia chiedendo alla malavita di sostituire temporaneamente la Morte. La Maphia, che anche nella finzione di Saramago non si fa pregare due volte per riempire illegittimamente gli spazi vuoti lasciati, incomincia a contrabbandare tutte le persone le cui anime senza sciopero sarebbero trapassate trasportandole al di fuori dei confini nazionali. Le intermittenze della morte. di José SaramagoSebbene molte persone all’interno della nazione siano eticamente contrariate, ben presto ci si rende conto che la vita senza una fine è pressoché ingestibile. Persino la religione necessita della morte, in quanto imprescindibile e complementare al concetto di risurrezione; questa preoccupazione tra l’altro sembra spaventare i piani alti della Chiesa non tanto dal punto di vista dogmatico quanto concreto. No morte, meno paure e quindi meno fedeli.

Dopo una lunga “panoramica sociale della nazione senza morte”, nell’epilogo Saramago decide di focalizzare l’attenzione sulla grande protagonista del romanzo: la personificazione della morte e il suo interessamento verso un violoncellista che le insegnerà il valore della vita. E così quando lo sciopero viene interrotto ognuno scopre il valore di ciò che prima non conosceva, chi il valore della vita e chi della morte.

 


FONTI
J. Saramago, Le intermittenze della morte, traduzione di R. Desti, Feltrinelli, 2012, Milano